Norma su uscita alunni: non è tutto come sembra

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Gli alunni sotto i 14 anni possono uscire da soli da scuola se autorizzati: ma da quale età? Anche a 3 anni? E se cade la responsabilità civile degli insegnanti, resta comunque quella penale? Di Paolo Bonanno. 

mano bambino maestra

Abbiamo parlato ampiamente nei giorni scorsi della nuova norma introdotta in sede di conversione di un recente decreto-legge in materia finanziaria (che, come spesso accade ormai, è diventato un provvedimento, come si dice, “omnibus” dentro al quale sono state approvate le disposizioni più disparate, tra le quali due che riguardano la scuola) che ora è entrata definitivamente in vigore e che riguarda la possibilità dei genitori di autorizzare gli alunni di età inferiore a 14 anni a tornare a casa da soli, esonerando il personale scolastico da eventuali responsabilità di natura secondo me esclusivamente civile in caso di danni subiti dall’alunno.
Personalmente, i lettori lo avranno visto, valuto in termini piuttosto critici questa disposizione e rinvio ai miei precedenti commenti (qui e qui) le motivazioni di questo mio orientamento. Il MIUR comunque ha diffuso con una sua nota, prot. 2379 del 13 dicembre, il testo della norma approvata, invitando gli uffici periferici a garantirne la massima diffusione tra le istituzioni scolastiche.
Poiché la legge di conversione del decreto (legge 172/2017) è entrata in vigore il 6 dicembre, è da tale data – precisa il Ministero – che le autorizzazioni previste dall’articolo 19-bis, da essa introdotto nel testo dell’originario decreto-legge 148/2017, potranno essere rilasciate e avranno efficacia per l’intero anno scolastico in corso. Viene comunque precisato che per gli anni scolastici successivi sarà necessario che i genitori o chi per loro provvedano a rinnovare l’autorizzazione in questione, che non può avere, quindi, carattere permanente.

Punti da chiarire

Il MIUR si è quindi limitato a dare notizia dell’entrata in vigore della nuova norma, senza entrare nel merito della sua portata complessiva e delle sue conseguenze concrete. Rimangono, quindi, a mio avviso le ambiguità relative alla sua applicazione e devo esprimere ancora le seguenti perplessità:

• I genitori o chiunque esercita la responsabilità genitoriale possono autorizzare le istituzioni del sistema nazionale di istruzione a consentire l'uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell'orario delle lezioni: fino a quale età, tuttavia, può essere opportuno accogliere le autorizzazioni rilasciate da tali soggetti? Anche un bambino di tre anni ha meno di quattordici anno e la norma stessa indica che l’autorizzazione può essere rilasciata in considerazione dell’età di questi ultimi, del loro grado di autonomia e dello specifico contesto, nell'ambito di un processo volto alla loro autoresponsabilizzazione: ma chi deve compiere la valutazione di questi elementi, che giustificano l’opzione, i genitori stessi o l’istituzione scolastica, all’atto in cui riceve dai genitori l’autorizzazione? Il testo si riferisce ai soli genitori, ma la scuola potrebbe opporsi alla volontà espressa da questi ultimi alla luce di una valutazione individuale circa l’età e il grado di maturazione dell’alunno?

• L'autorizzazione, stabilisce la norma, esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all'adempimento dell'obbligo di vigilanza: anche questa affermazione è ambigua. In primo luogo, dal momento che l’autorizzazione riguarda “l'uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell'orario delle lezioni” è evidente che l’esonero dalla responsabilità opera soltanto in quelle circostanze, mentre non è applicabile all’obbligo generale di vigilanza sugli alunni nel periodo di affidamento all’istituzione scolastica. Inoltre l’esonero in questione, come ho già accennato, non può essere riferito che alla responsabilità civile: gli eventuali riflessi di natura penale – che potrebbero essere legati, tra l’altro, alla risoluzione dei dubbi che ho espresso nel precedente punto – non possono essere oggetto di un esonero indiretto. La responsabilità penale è personale e deve essere valutata dal giudice in relazione all’eventuale fatto delittuoso e non può essere trasferita per legge ad altri soggetti (nel caso, i genitori) se non modificando la normativa penale.

• Ribadisco, infine, che questa disposizione di legge ha un effetto paradossale: nel prevedere un esonero di responsabilità riconosce implicitamente l’esistenza della responsabilità connessa in termini generali agli obblighi di vigilanza, e poiché l’esonero opera soltanto nei confronti dei bambini e alunni per i quali l’autorizzazione sia stata rilasciata, ne deriva che per tutti gli altri la responsabilità della scuola e del personale che in esso opera viene ora stabilita giuridicamente, esponendoli in termini ben più ampi e precisi alle conseguenze di eventuali danni che dovessero subire nel momento dell’uscita da scuola gli alunni “non autorizzati” e verso i quali non sia stata svolta un’idonea attività di vigilanza.

La questione, in sostanza, non ha ancora trovato a mio avviso una vera soluzione complessiva: ancora una volta, quindi, sarà compito dei giudici stabilire l’effettiva portata della nuova normativa.
 

Per saperne di più

Art. 19 bis

Circolare MIUR

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