Una mattina a Peshawar

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132 bambini uccisi, a scuola. Roberto Saviano ci consegna la sua lettura della strage di Peshawar.

Peshawar

A Peshawar è mattina, sono le 10.30, la classe è piena di bambini. C’è un esame di chimica e sono tutti raccolti in un laboratorio scolastico. Entrano sei uomini, sono gonfi, indossano giubbotti pieni d’esplosivo, iniziano a sparare sui bambini. Un proiettile colpisce anche un bambino di due anni, portato a scuola dal fratello, qualcuno dice. Altri dicono essere figlio di una insegnante.

La Nbc diffonde una notizia atroce: i Taliban avrebbero cosparso di benzina un insegnante e costretto i bambini a guardarlo mentre muore bruciato: «Gli hanno gettato della benzina su tutto il corpo e gli hanno dato fuoco», racconta un testimone. Cinque Taliban sono stati uccisi dai commando dell’esercito, un sesto si è fatto invece saltare in aria. La carneficina ad ora conta 135 morti di cui circa cento studenti. Il gruppo che ha rivendicato l’uccisione dei bambini si chiama Tehrik-e Taliban-e Pakistan (Ttp - Movimento dei Talebani del Pakistan). Tra tutte le informazioni su di loro non sentirete la più importante, ossia che i Taliban sono i maggiori narcotrafficanti di eroina del mondo, che la parte più cospicua delle loro risorse, della loro liquidità, non viene dai soldi degli sceicchi ma dal traffico di eroina, e il gruppo che oggi ha ucciso gli studenti è il maggior gruppo trafficante in Pakistan.

Il 90 percento dell’eroina mondiale, secondo i dati DEA, è in mano ai Taliban che la vendono alle organizzazioni criminali italiane, russe, libanesi. I diretti concorrenti dei Taliban sono i cartelli messicani che hanno impiantato coltivazioni a Sinaloa.
Ecco che tutto torna, nessun segmento della ferocia umana è separato. Non esistono rivendicazioni per prigionieri di guerra, ma solo affari e denaro. Affari e denaro.

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