La "Buona Scuola" in 10 punti

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"SesamOnline" ha partecipato alle consultazioni pubbliche sul rapporto "La Buona Scuola". Ecco il documento conclusivo presentato insieme a "La Vita Scolastica" e "Scuola dell'infanzia".

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“La Vita Scolastica”, “Scuola dell’infanzia” e “SesamOnline” hanno seguito con interesse e partecipazione, insieme con i loro lettori, la presentazione del documento “La Buona Scuola”. Accogliendo l’invito del MIUR alla discussione, le riviste hanno aperto uno spazio di dibattito e hanno offerto ai propri lettori i contributi di alcuni collaboratori sui principali temi presenti nel testo.

Qui di seguito, raccogliamo i dieci punti messi a fuoco dagli esperti, che, insieme a noi, ben volentieri offrono le loro riflessioni per costruire una scuola e una società migliori.

1. Autonomia e professionalità docente

Il documento “La Buona Scuola” affida il futuro del nostro sistema educativo all’autonomia didattica e professionale dei docenti. Un buon insegnante, si legge nel testo, è colui che sa lavorare in classe motivando gli studenti attraverso didattiche innovative e partecipate; è impegnato nella vita della scuola che continua oltre le pareti dell’aula; sviluppa la propria professionalità attraverso la formazione continua e la ricerca didattica. Sono questi gli aspetti da cui scaturiscono i crediti didattici, professionali, formativi in base ai quali dovranno essere premiati i migliori. Tali crediti dovranno essere documentati, validati e riconosciuti da un nucleo di valutazione interno alla scuola, secondo procedure che al momento rimangono da definire.

Alcuni elementi critici rilevati: manca una riflessione organica sul tema degli insegnanti di “sostegno”; non sono ben delineate le risorse e i tempi necessari alla realizzazione dei cambiamenti generali auspicati del sistema scolastico; si dichiara che l’accesso al ruolo di ispettore (Dirigente Tecnico), figura riconosciuta strategica, avverrà per chiamata diretta e non per concorso; discutibile inoltre che tale ruolo venga riservato ai soli dirigenti, come sviluppo di carriera, escludendo i docenti, come avviene finora.

I contributi

2. Intercultura: buone pratiche e buone definizioni

Nel documento “La Buona Scuola” non si dà sufficiente rilievo alle trasformazioni in senso multiculturale e plurilingue della società e della scuola italiana. Il 10% degli alunni hanno origini culturali e linguistiche diverse; tuttavia, solo una parte di questi bambini tra i 3 e i 6 anni frequenta la scuola dell’infanzia; nel prosieguo del percorso scolastico, sono gli alunni di altra origine culturale e linguistica a ottenere mediamente esiti poco soddisfacenti (ben evidenti nel corso delle Prove INVALSI). Al compimento della scuola dell’obbligo, la maggioranza degli alunni “stranieri” che continuano gli studi si iscrive a scuole professionali e istituti tecnici, spesso rinunciando alla possibilità di accedere alle professioni ritenute più prestigiose. Una “buona scuola” che sia davvero tale dovrebbe essere buona per tutti e attenta a ciascuno, dovrebbe fare uguaglianza, perseguire l’equità e la giustizia sociale, dovrebbe ispirarsi ai principi delle tre dell’Inclusione, dell’Italiano seconda lingua, dell’Intercultura.

Da salutare in maniera positiva l’attenzione che il rapporto “La Buona Scuola” dedica alle “scuole aperte”, che potrebbero costituire un modello per realizzare una vera inclusione, tramite il dialogo attivo tra scuole, famiglie, associazioni e territorio, come già accade in alcune realtà virtuose (due esempi per tutti: a Roma, le scuola “Pisacane”, la scuola “Di Donato”, dove è molto attiva l’Associazione dei Genitori, i “Cortili scolastici” a Torino).

I contributi

3. Scuola digitale: modelli e risorse necessarie

Il documento “La Buona Scuola” accetta pienamente la sfida dell’alfabetizzazione digitale ispirandosi ad alcune esperienze europee (Inghilterra e Francia) e statunitensi, dove la programmazione (coding) è stata inserita come disciplina autonoma e altamente formativa (oltre che assai richiesta dai genitori). La sfida aperta, a questo punto, è la formazione dei docenti, a partire da quelli che operano nella scuola primaria. È da salutare positivamente l’enfasi posta sulla connettività, sulla effettiva diffusione della banda larga e il minor interesse per acquisti di hardware (strumenti esposti a forte rischio di obsolescenza). Si attende però maggior chiarezza sul piano finanziario in base al quale sarà possibile attuare “scuole tutte connesse” e avviare la digitalizzazione dei servizi amministrativi.

I contributi

4. Formazione dei docenti: la didattica delle discipline al centro

Il documento “La Buona Scuola” sottolinea a più riprese la centralità della didattica e della funzione strategica dei docenti. Affinché gli insegnanti possano formare alunni competenti, è necessario che essi stessi abbiano un sicuro possesso della disciplina che insegnano (ovvero che aggiornino costantemente le proprie conoscenze e affinino la capacità di trasposizione e comunicazione a livello didattico dei saperi).

Riguardo alla formazione iniziale, tuttavia, poco si dice riguardo a ciò l’università può e deve fare per dotare gli insegnanti della scuola primaria e secondaria dei saperi e delle competenze necessarie. Nella formazione universitaria, non viene ancora riconosciuto il ruolo strategico della didattica delle singole discipline; ci si limita a raccomandare a tener conto a principi pedagogici di carattere generale. Quanto alla formazione in servizio, è senz’altro positivo che venga dichiarata obbligatoria.

Tuttavia, nonostante lodevoli iniziative a livello regionale e provinciale, manca un piano organico e qualificato a livello nazionale. Appare rischioso delegare l’aggiornamento e la formazione in servizio a docenti “innovatori naturali” e a scambi di buone pratiche tra colleghi. Allo stesso modo, non è pensabile che per promuovere una didattica laboratoriale, capace di coinvolgere e motivare gli alunni, sia sufficiente allestire un’aula attrezzata dal punto di vista tecnologico e strumentale.

I contributi

5. Lettura a scuola: la grande assente

Nel documento “La Buona Scuola”, a fronte di un grande e doveroso rilievo dato all’innovazione “digitale” della scuola, si parla poco di libri, di promozione alla lettura e di biblioteche scolastiche. In questo modo si rischia di contrapporre i libri cartacei al digitale e alle nuove tecnologie, mentre tutti questi strumenti, assai diversi, possono interagire efficacemente per formare cittadini responsabili, all’altezza della sfide della società della conoscenza.

Come ricorda l’associazione “Forum del libro”, inoltre, le indagini internazionali continuano a evidenziare le cattive performance dell’Italia nella diffusione della lettura e nel possesso di piene competenze linguistiche, condizioni necessarie per esercitare in maniera piena di diritto di cittadinanza, sviluppare il pensiero critico e creativo, e non ultimo usare in maniera attiva le tecnologie digitali. L’attenzione al libro e il sostegno alle biblioteche scolastiche possono consentire a tutti i ragazzi, anche quelli in condizioni familiari disagiate, di essere cittadini a pieno titolo.

I contributi

6. Musica e attività espressive: promuoviamo la creatività

Tra i pregi del documento “La Buona Scuola” vanno annoverati l’attenzione nei confronti di discipline a volte trascurate, come la musica e le attività espressive, nonché l’enfasi sul ruolo formativo che tali ambiti rivestono nella crescita armonica della persona. Tuttavia, il rilievo dato a queste educazioni non può esser ridotto a un aumento di ore curriculari: musica, arte ed educazione motoria chiamano in gioco la creatività, che è anzitutto relazione tra persone (insegnanti e alunni, insegnanti e colleghi, bambini e ragazzi), pensiero critico e divergente. Restano da definire due aspetti: da un lato la formazione dei docenti, dall’altro, per quanto riguarda la musica, l’opportunità di assegnare insegnanti specialisti di scuola secondaria alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria.

Manca, inoltre, un’indicazione precisa sull’insegnamento della musica nella Scuola secondaria di secondo grado e una chiara presa di posizione in merito alle nuove classi di concorso per i Licei musicali.

I contributi

7. Lingue comunitarie: in primo piano la formazione dei docenti

Nel documento “La Buona scuola” è apprezzabile la grande attenzione riportata alle lingue straniere, considerate come competenze essenziali per i ragazzi e i cittadini d’Europa. Le due strade indicate per raggiungere questo obiettivo sono l’attivazione di percorsi di apprendimento della lingua straniera fin dalla scuola dell'infanzia e l’estensione della metodologia CLIL a partire dalla scuola primaria.

Manca un rigoroso protocollo di valutazione delle competenze necessarie ai docenti per attivare percorsi didattici in lingua straniera e renderli realmente efficaci. Scarso approfondimento anche sulla formazione iniziale e continua (si veda al proposito il punto 4).

8. Scuola collaborativa e competenza di cittadinanza

La professionalità dei singoli non può prescindere dalla dimensione collaborativa di tutta la comunità scolastica che partecipa attivamente alla vita del territorio in cui è inserita. Docente competente è colui che si occupa concretamente del miglioramento complessivo del sistema scuola.

La collaborazione tra docenti, più volte richiamata nel documento, dovrebbe essere intesa come cooperazione didattica, educativa e organizzativa. Da questo scambio ciascun membro della comunità scolastica potrebbe trovare risposte e spunti per i propri bisogni formativi e di crescita professionale.

9. E la Scuola dell’infanzia?

La Scuola dell’infanzia, una scuola realmente buona e ben funzionante nella maggior parte dei casi, non trova abbastanza spazio nel documento “La Buona Scuola”. Per questo corre il rischio di avere meno voce in questa grande possibilità di dialogo, mentre vi sono questioni aperte di vivo interesse per tutti, insegnanti e famiglie (come il tema dell’anticipo, dell’edilizia scolastica, della formazione, della qualità degli incontri culturali e formativi che i bambini vivono, per esempio con la musica, i libri, l’arte). La scuola dell'infanzia si affida a chi ha a cuore la cultura dell’infanzia.

10. Dove vogliamo far andare la scuola? Filo diretto con l’attualità

“La Buona scuola” ha avuto il merito di porre la questione della formazione e dell’istruzione al centro del dibattito politico e culturale del Paese. Per questo motivo, ci è sembrato opportuno seguire da vicino le discussioni e anche le polemiche innescate dalla pubblicazione del testo (3 settembre 2014). Già in precedenza, i nostri esperti hanno riflettuto sulle anticipazioni diffuse dalla stampa e dai media al proposito delle linee guida su cui voleva insistere il documento. Contemporaneamente, abbiamo letto, attraverso interviste e commenti, due progetti tangenti la proposta contenuta nella “Buona Scuola”: il nuovo Piano per l’edilizia scolastica (analizzato in dialogo con Roberto Reggi e con altri esperti di edilizia e politica scolastica) e il Piano Musica Scuola (con Luigi Berlinguer e Benedetta Toni).

Nei primi giorni di settembre, abbiamo invitato tutti i nostri lettori a partecipare alla consultazione pubblica. Dopo l'avvio delle consultazioni, abbiamo aperto un blog (per i contributi esperti) e un gruppo Facebook per il commento e la reciproca informazione da parte dei nostri amici e lettori. Per guidare i nostri amici nell’esplorazione del dibattito tra Miur e sindacati abbiamo quindi intervistato i maggiori esponenti sindacali su merito e anzianità, ruolo dei Dirigenti, organico funzionale, precariato.

Il 7 ottobre, in occasione della presentazione delle 100 proposte di Confindustria per l’Education, i nostri esperti hanno discusso col responsabile Claudio Gentili su scuole paritarie, alternanza scuola-lavoro, “anomalie” della scuola italiana rispetto al panorama europeo e internazionale (per esempio il ritardo nella digitalizzazione). Recentemente, il nostro esperto di normativa e politica scolastica ha commentato la proposta di legge di stabilità valutandone la coerenza con le proposte  contenute nel rapporto.

Nell’ultimo contributo pubblicato sui Magazine delle riviste (il 14 novembre 2014), abbiamo dato la parola a un dirigente scolastico per fare il punto sui temi del documento che sono stati più discussi nel gruppo Facebook: autonomia, scatti in base al merito, valutazione e burocrazia zero. Da questo intervento esperto sono emerse tre “domande secche” al Miur e al Governo, che rilanciamo in questa sede come spunti di riflessione e di lavoro per tutti: 1) Che senso ha proporre un cambiamento della scuola molto oneroso e, contemporaneamente, varare tagli che rendono più difficile il loro funzionamento quotidiano come l’abrogazione degli esoneri, la riduzione delle supplenze ATA e la riduzione dei fondi della legge 440?; 2) Non si potrebbero utilizzare i 150.000 precari da assumere per aumentare il tempo pieno il prossimo anno?; 3) Perché i 10 milioni per la formazione (obbligatoria!) previsti dal decreto Carrozza ancora non si vedono?

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