I bisogni linguistici dei bambini stranieri

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [1SGS383K] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [EG7AFJFK] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [752KXXTD] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

I bambini stranieri hanno bisogni linguistici che seguono un certo ordine di priorità e che è importante conoscere. Non è mai vantaggioso sovvertire quest’ordine, mettendo al primo posto l’adattamento scolastico e l’apprendimento disciplinare.

L'accesso alle risorse di questa sezione è riservato ai seguenti profili

Entra Non sei ancora registrato? Fallo ora!
lingue del mondo

I bambini di origine straniera inseriti nella scuola italiana si trovano a vivere una situazione complessa, che riguarda molti aspetti della sfera emotiva e cognitiva, in quanto devono fare i conti con i conflitti interiori generati dallo spostamento nello spazio fisico e culturale, trovare la chiave per comprendere le profonde differenze e adattarvisi.

Fra le differenze a cui devono far fronte, quelle linguistiche sono certamente le più evidenti e incisive, tanto da rappresentare il principale ostacolo all’integrazione, non solo scolastica.

Orientarsi fra i suoni

Il primo bisogno linguistico è quello di orientarsi in mezzo al nuovo universo di suoni, estranei e ostili, in cui i bambini si trovano immersi, di segmentare la catena fonica, isolando qualche spezzone ricorrente o intuendo il senso di un’intonazione. È questo un lavoro faticoso, che richiede tempo, un tempo che varia secondo l’età e altre caratteristiche personali, ma che tutti i bambini trascorrono in silenzio.

Si tratta appunto della fase detta “del silenzio”, che caratterizza il percorso degli alunni neoarrivati, ma che può ricomparire anche in momenti successivi, all’inizio dell’anno scolastico, ad esempio, specie nel caso di molti bambini che durante le vacanze hanno scarsi contatti con l’italofonia.

Ma cosa fare didatticamente durante la fase del silenzio? Prima di tutto rispettiamolo: non incalziamo i bambini, forzandoli a parlare a tutti i costi, trasmettendo loro le nostre ansie e mettendoli a disagio con i nostri disagi. Trasmettiamo invece tranquillità e fiducia nelle loro capacità, senza mai ignorarli.

Rivolgiamoci a loro con un’affermazione e un sorriso piuttosto che con una domanda, ripetiamo per loro le consegne in modo semplice e con un ritmo più lento, serviamoci della LIM o altri mezzi per supportare la comprensibilità dell’input attraverso le immagini. Poniamoci l’obiettivo di “regalare” qualche parola al giorno, senza aspettarci di essere subito ricambiati.

Comunicare

Il secondo bisogno è quello di impadronirsi delle più frequenti formule inerenti la comunicazione quotidiana in classe per capire e farsi capire da insegnanti e compagni.
Per ottenere questo coinvolgiamo tutta la classe, creiamo un clima tale che incrementi la motivazione e incoraggi lo scambio fra pari, utilizziamo attività collettive a carattere ludico, cerchiamo con tutti i mezzi di impedire che si crei la barriera del filtro affettivo, cioè quella specie di ostilità nei confronti dell’apprendimento della lingua, legato a fattori affettivi personali che vanno dall’ansia della prestazione alla mancanza di autostima.

Raccontare e raccontarsi

Il terzo bisogno è quello di avere gli strumenti linguistici per raccontare e raccontarsi.
Tanta lingua orale, dunque, possibilmente sostenuta dalla lettura di racconti realistici, di storie fantastiche, scritte con livelli di lingua accessibili, magari lette dall’insegnante ai più piccoli, che abituino i bambini alle forme della lingua scritta, utile ponte verso la scrittura e i testi di studio.

Lo studio, la scrittura, l’allineamento con la classe

Arrivano infine i bisogni legati più strettamente alle attività scolastiche, considerati tuttavia prioritari dalla scuola che spesso forza pericolosamente la mano, puntando tutto su un veloce quanto superficiale apprendimento di strumenti linguistici che consentano lo studio, l’uso della scrittura, l’allineamento con la classe. E ciò avviene purtroppo a scapito di un’acquisizione profonda della lingua, che ha i suoi stadi e che si basa sulla qualità delle esperienze, sull’accessibilità dei compiti e quindi sulla motivazione e fiducia in se stessi.

Per la rilevazione dei bisogni linguistici degli alunni stranieri, può essere utile compilare una griglia di cui forniamo un modello da scaricare facendo clic qui.

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola