Un gioco tira l’altro

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Quando la scuola e i genitori si mettono in gioco: un'esperienza e qualche suggerimento da un progetto europeo.

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Il mondo in gioco

Costruire un clima di fiducia

La partecipazione attiva dei genitori alla vita della scuola, scriveva qualche tempo fa Gilberto Bettinelli in un suo articolo, è un obiettivo di lunga durata. Dunque, occorre gradualità, pazienza e un lavoro a più mani.

Molte esperienze realizzate a scuola, anche in collaborazione con il territorio, ci dicono che la partecipazione e l’empowerment delle famiglie migranti si stimolano anche e soprattutto attraverso strategie di riconoscimento e valorizzazione delle loro competenze (talvolta nascoste o non riconosciute), a partire da quelle che sono espressione di “spezzoni” significativi del patrimonio culturale e identitario. In tal modo, dal ruolo di semplici fruitori di un servizio, i genitori assumono un ruolo nuovo, vivendo gli spazi scolastici non tanto (o non solo) nei panni di genitori ma di soggetti portatori di specifici saperi e competenze.

Incontri di infanzie

Va in questa direzione l’iniziativa intrapresa dai bambini e dalle insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Anghiari (Arezzo) che hanno chiesto ai genitori stranieri di raccontare i loro giochi d’infanzia: Che gioco facevi quando eri piccolo? A che cosa giocano i bambini nel tuo Paese d’origine, per strada e dentro le case? Ci insegni i giochi del tuo paese?
Chiedere ai papà e alle mamme straniere di raccontare i loro giochi – e le conte e le filastrocche sonore delle gare e del ritrovarsi tra i coetanei – vuol dire coinvolgerli in modo attivo e partecipe e rendere così concreti messaggi educativi importanti e inclusivi. Significa comunicare loro che ci interessa la loro storia e la loro infanzia condotta altrove; significa che li riconosciamo come partner educativi alla pari, in grado di collaborare al progetto scuola; significa che valorizziamo ciò che hanno da trasmettere ai loro figli e a tutti i bambini.

Iniziative come queste, oltre a perseguire prioritari obiettivi di socializzazione, scambio e conoscenza tra familiari, sono opportunamente pensate come occasioni cognitivamente ricche (generando apprendimenti) per tutti, alunni e genitori.

Un libro-catalogo per raccontarsi

Da questo incontro di infanzie di qui e d’altrove, di oggi e di ieri, ha preso forma una raccolta di giochi che provengono dai quattro angoli del mondo. Oche e cigni (Russia), Sardine (Inghilterra), Bucce e sassi (Marocco), Mica (Croazia), Baraateni (India) sono alcuni degli oltre 60 giochi dal mondo raccolti nel bel libro-catalogo Il Mondo in gioco. Giochi e parole nella valigia, dal formato oblungo, plurilingue, con una introduzione di Graziella Favaro (per chiedere copia si può scrivere a icanghiari@libero.it). Giochi di movimento giocati per strada, nei cortili, nei giardini, nelle piazze e giocati in gruppo. Tanti i giochi molto simili, pur nella diversità delle provenienze e della denominazione. Tanti i giochi “raccontati” anche molto simili tra loro, pur nella diversità delle provenienze e della denominazione.

Il gioco delle palline di fango

“In Romania giocavo sempre fuori, per strada, con tutti i miei amici”, ricorda Radu nel volume; e Xiao Li aggiunge: “In Cina costruivo aquiloni con i miei compagni e poi li facevamo volare durante una gara”. “Anch’io facevo gli aquiloni – dice Almira – in Albania di chiamano balone”. Skulptura Nga Balta ha raccontato invece il gioco delle palline di fango, che ripropongo qui di seguito.

Quando eravamo piccoli giocavamo con il fango. Prendevamo il fango e formavamo delle palline che arrotondavamo a mano e con esse formavamo delle piccole oche e dei pulcini. La mia amica desiderava essere una cuoca e, da questo desiderio, creò una ciaccia. Quando terminavamo tutte e due, li mettevamo da una parte e chiamavamo le nostre sorelle più grandi e loro decidevano quale fosse il più bello. Con questi giochi noi ci sentivamo felici perché anche noi sapevamo fare sculture come gli scultori famosi.

  

  

Un progetto Europeo

E sul rapporto scuola famiglie straniere si è da poco concluso un progetto europeo finalizzato alla individuazione delle strategie e delle migliori pratiche di empowerment. L’iniziativa ha variamente coinvolto scuole primarie e secondarie, associazioni ed enti locali di alcune città del Centro Nord e alcune scuole del Regno Unito. Vi invito a consultare il documento finale dal titolo “Strategie educative per l’empowerment a favore delle famiglie”.

Lorenzo Luatti: 16 Novembre 2014 Dalle scuole

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