Pensieri e proposte nel tempo delle scuole chiuse

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Pensieri e proposte nel tempo delle scuole chiuse

Per mitigare la distanza: gli autori di “Sesamo” raccontano che cosa fanno e sperimentano con i colleghi, gli alunni, le famiglie. Di Graziella Favaro 

cuore palloncini

C’è più voglia di condivisione in questi giorni. Voglia di scambiare idee, di confrontarsi sui timori e su che cosa fare, di annodare speranze e intrecciare le esperienze e le emozioni. Nella scuola e fra gli insegnanti c’è la voglia di tendere fili che vanno dall’aula vuota per arrivare a ciascun bambino, ragazzo, genitore con un messaggio di vicinanza, appuntamento, speranza. Fili fatti di attenzione, competenza, reciproca curiosità, emozioni positive. Anche Sesamo ha condiviso pensieri e proposte per questi giorni sospesi con i suoi autori, insegnanti ed educatori impegnati essi stessi a tessere fili di prossimità con alunni, colleghi, famiglie. Ecco le loro parole, le loro proposte.

Una bella sfida - Maria Frigo 

Trasformare i vincoli in opportunità. È il mantra che si ripete spesso in questi giorni sospesi e confusi. Nella scuola, la distanza fisica imposta dalle circostanze può essere almeno mitigata con la presenza digitale? È una bella sfida se non ci si è attrezzati prima ma, appunto, se vogliamo trasformare in opportunità quello che il virus ci costringe a fare… Proviamoci dunque! Allora ben vengano gli strumenti e le applicazioni per mantenere il contatto con i colleghi e i ragazzi. Avete già imparato a usare Zoom, i gruppi di Google Hangout, Classroom, Edmondo? E, per chi è in difficoltà, ci sarà pur sempre un figlio adolescente, un nipote universitario, un collega smart che potrà venire in soccorso. Forse la via italiana alla competenza tecnologica nella scuola passerà proprio attraverso la quarantena e il coronavirus?

Per raggiungere tutti - Angela Maltoni

Non nascondo di percepire questo periodo di forzata assenza da scuola come un tempo sospeso. Anche se mi sto dedicando a letture che, per forza di cose, giacevano accantonate da un po’ e all’approfondimento di temi che, in seguito, spero possano essere proposti ai bambini. Parallelamente, ogni giorno, mi raccordo con le colleghe per decidere e predisporre modalità di contatto con i bambini della classe. Tra le iniziative intraprese, per prima cosa si è deciso di inviare una lettera a cui loro, se lo desiderano, sono liberi di rispondere. Nel prosieguo, personalmente ho scelto l’utilizzo di WhatsApp – per poterli raggiungere tutti, anche quelli che a casa non hanno il computer o i cui genitori padroneggiano poco la lingua italiana – per arrivare a loro con una serie di letture registrate direttamente da me, alcune indicazioni per “giocare” con il testo ascoltato e altre piccole attività da svolgere. Tutto questo, per quanto possibile, con l’intento di mantenerli allineati alle modalità di lavoro con cui sono abituati a lavorare. Anche se, tuttavia, ai miei occhi tutto questo evidenzia purtroppo i limiti della comunicazione unidirezionale e la conseguente mancanza di discussione e dialogo.

Cosa pensano i miei bambini? - Laura Sidoti

È una mia fissazione, ma in questi frangenti emergenziali mi incuriosisce moltissimo scoprire cosa pensino i bambini, cosa abbiano realmente capito del perché non stiamo andando a scuola. Al termine della seconda settimana di cattività domestica, ai miei alunni di seconda ho dato come compito per il fine settimana (compito che ritirerò lunedì, in occasione della distribuzione ai genitori del materiale didattico rimasto finora a scuola) quello di creare una sorta di pagina di diario: “Completa la frase: In queste due settimane non siamo andati a scuola perché…” Non tutte le famiglie dei miei bambini sono in grado di aiutarli nei compiti. Ho spiegato ai genitori di lasciare posto ai pensieri/paure/emozioni/riflessioni dei bambini, precisando che non voglio spiegazioni scientifiche (magari dettate da un adulto), ma semplicemente sentire i loro pensieri liberi. Non vedo l’ora di leggere i loro testi e vedere i disegni!

Emozioni positive - Antonio Di Pietro

In queste prima ore ho avuto occasione di confrontarmi con insegnanti di varie scuole che mi chiedevano “cosa” inviare ai bambini, ma poi ci siamo soffermati su “come”, dicendoci che quando inviamo materiali alle famiglie, facciamo in modo di trasmettere più calore possibile. Accompagniamo l’invio di letture, idee, esperimenti… con un “pensierino” scritto, un vocale, un disegno, un video messaggio che vada oltre la comunicazione formale. Possiamo essere ironici, enigmatici, poetici. In questo periodo ad alta sensibilità, più che mai, dobbiamo esprimere la passione e il coraggio di educare e insegnare. Escogitiamo modi per trasmettere la nostra professionalità, per condividere i principi del nostro agire. E per comunicare emozioni positive.

Nuovi ritmi - Stefania Ferrari

La scuola e l’università chiudono i loro edifici, il lavoro e l’educazione si spostano nella dimensione domestica e familiare: s’impara a dare un nuovo ritmo alle attività quotidiane. Per i figli, il tempo lento senza scuola si arricchisce di lavori domestici, di spazi per giocare all’aperto, di un po’ di sana noia e qualche buona lettura. Le maestre inviano attività da fare a casa per non perdere il contatto coi loro allievi, i genitori hanno l’occasione di sedersi con più calma a studiare coi figli. In fondo non è importante cosa si fa, ma come: momenti di ascolto, di osservazione, tutti noi scopriamo cose che magari non sapevamo nemmeno i nostri figli riuscissero già a fare! Per i genitori che lavorano da casa, si reinventa un po’ anche il lavoro, si fa pulizia tra le idee e i progetti in sospeso, si danno nuove priorità, s’impara persino a usare la tecnologia.

Classi virtuali, materiali cartacei e preparativi per il rientro - Antonella Sada

I docenti e il Dirigente dell’Istituto “L. Cadorna” di Milano, che comprende gli ordini di scuola dall’infanzia alla secondaria, stanno mettendo in atto tutte le azioni possibili per stare vicino agli alunni e alle famiglie, sperimentando modalità che tengano conto delle risorse e dei bisogni di un’utenza estremamente variegata. Ci si occupa innanzitutto della didattica, con classi virtuali per i più grandi e la distribuzione di materiale, anche cartaceo, per i più piccoli e per chi non dispone di accesso internet. Non si trascura la dimensione affettiva e relazionale. Ci siamo attivati per raggiungere telefonicamente le famiglie, con la collaborazione dei rappresentanti di classe, facendo sentire il nostro sostegno e la nostra disponibilità ma certo non mancano timori di non riuscire a supportare le situazioni di maggior fragilità. C’è infine chi pensa già al rientro, come i docenti della scuola dell’infanzia, che si stanno recando a turno a scuola per apportare piccole migliorie e qualche innovazione agli ambienti, specie ai laboratori, preparandosi a riaccogliere i bambini in uno spazio che permetta loro di esprimere e condividere emozioni e ricordi di questa lunga e forzata vacanza.

 

  

 

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9 Marzo 2020 Dalle scuole

Commenti

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    laurettina

    11:3, 21 Marzo 2020

    Leggo con piacere queste vostre riflessioni, poiché in questi giorni, tra i colleghi dell'Istituto Comprensivo, si è creata una corsa alla didattica on line con apertura di aule virtuali e lezioni quotidiane proposte agli alunni.
    Io insegno in una scuola primaria di Vigevano, in Lombardia, perciò da molto tempo non abbiamo più la possibilità di accedere ai locali scolastici. Con i miei alunni comunico attraverso una casella di posta creata appositamente per loro; i bimbi sono contenti di scrivermi (sono già grandicelli, siamo in quarta...); non hanno nessun obbligo, inizialmente mi rimandavano i testi e i commenti alle letture, ma con il passare dei giorni questo è diventato un pretesto per mantenere un contatto e tenermi aggiornata su come trascorrono le loro mattine e pomeriggi chiusi in casa.
    Ancor più singolare è ciò che sta succedendo con la mia classe di alunni stranieri alle scuole medie (da insegnante specializzata, ho un parziale distacco per insegnare italiano L2 ai neo-arrivati). Con questi ragazzi ho creato un gruppo whatsapp: era l'unico modo per riuscire a coinvolgerli tutti, infatti loro usano lo smartphone per sentire i parenti lontani, mentre spesso in casa non hanno un computer. Ebbene, lavoriamo sodo ogni giorno, ci sentiamo un'oretta al mattino per la mia spiegazione e l'assegnazione delle attività( che loro mi rimandano in giornata per la correzione) e un'oretta verso sera per fare i nostri commenti e giocare con le parole. In questo modo loro si sentono coinvolti e inseriti nel mondo scolastico (non seguono le lezioni sulle aule virtuali...), sono migliorati tantissimo sotto l'aspetto della lingua della comunicazione ed anche nell'italiano scritto. Ogni settimana mando un report ai loro professori, che in questo modo possono monitorare anche la situazione di chi, ahimé, potrebbe essere penalizzato moltissimo da questo tipo di didattica a distanza.