Italiano lingua di scolarizzazione: vantaggi e svantaggi dei testi semplificati

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Italiano lingua di scolarizzazione: vantaggi e svantaggi dei testi semplificati

Come facilitare la comprensione dei testi di studio? Una riflessione sulla semplificazione dei testi, sui pro e contro di questo approccio. Di Franca Bosc, Università degli studi di Milano e Master Promoitals

libro italiano per stranieri semplificato

La scuola italiana, ormai da tantissimi anni, affronta il problema dell’italiano come lingua di scolarizzazione, prima, per gli alloglotti e poi sempre di più per le classi plurilingui. Nel primo periodo si parlava di lingua per comunicare e di lingua per lo studio. In seguito, anche, il Consiglio d’Europa con la Guida (2011) [1] e la Raccomandazione dei Ministri (2014) [2] evidenzia che è indispensabile, in particolare per gli apprendenti che provengono da ambienti svantaggiati o le cui lingue di comunicazione familiare non sono la lingua principale di scolarizzazione, sviluppare le abilità cognitive fondamentali per affrontare un testo disciplinare.

La Guida sottolinea anche che le capacità di espressione e di interazione orali non siano in alcun modo trascurate, e che siano continuamente sviluppate in stretta relazione con il lavoro svolto sulla parola scritta e sui testi scritti, senza che questi ultimi divengano modelli del parlato scolastico. La Raccomandazione dà grande enfasi alla necessità di avere padronanza della lingua di scolarizzazione delle varie materie insegnate per garantire il successo degli studenti. L’uso del termine “lingua di scolarizzazione” sottolinea la specificità delle forme linguistiche più “accademiche” utilizzate per raggiungere il successo scolastico che non devono essere confuse con gli usi della lingua nelle situazioni di comunicazione più comuni.

Una lingua astratta e dei concetti

Il lavoro disciplinare nel contesto scolastico esige dagli studenti la comprensione e l’espressione di concetti che devono essere acquisiti e sviluppati per mezzo di una lingua che si distingue dal suo uso più comune per il grado di astrazione e per il suo uso specificamente finalizzato all’acquisizione di conoscenze disciplinari. L’avere consapevolezza, da parte degli apprendenti, della specificità degli aspetti linguistici delle varie materie e la loro capacità di distinguere i differenti tipi di discorso che caratterizzano le diverse materie e di identificare le articolazioni o le convergenze possibili.

In Italia si è discusso moltissimo della complessità dei manuali e delle difficoltà degli allievi alloglotti, e in parte anche degli italofoni: i manuali presentano spesso una lingua astratta, decontestualizzata, ricca di concetti e di strutture morfosintattiche complessi, incapaci di suscitare la curiosità degli allievi, poco sensibili ai termini specialistici che non sono, quasi mai, introdotti da spiegazioni e chiarimenti. Da qui la necessità di elaborare testi più semplici per favorire la comprensione che, purtroppo, si rivelano poco efficaci per fornire agli studenti un metodo di studio. Nella maggior parte dei casi si tratta di una traduzione intralinguistica e come spesso succede nella traduzione si arriva a un equivalente non perfetto del testo base.

I testi semplificati o semplici

I testi semplificati utilizzati per facilitare la comprensione dei contenuti disciplinari risulterebbero quindi una  traduzione di una traduzione e non costituiscono un modello testuale di produzione scritta. Se, da un lato, il testo semplificato, potrebbe aiutare i ragazzi stranieri a mettere a fuoco i contenuti, di certo non li aiuterebbe a imparare a padroneggiare l’“obiettivo” lingua, ad imparare a “ruotarlo” a piacimento per focalizzare di volta in volta aspetti diversi tanto della lingua quanto del contenuto filtrato. D’altro canto, vista la complessità dei manuali, il testo semplificato diventa uno strumento importante nella fase di inserimento in aula per evitare un input troppo alto e la totale non comprensione da parte degli alloglotti che hanno dato un impulso considerevole a una problematica che andava comunque presa in considerazione.

Gli svantaggi, se così li possiamo definire, hanno aiutato chi opera nella scuola a riflettere sulla facilitazione testuale, ossia una naturale strategia di lettura e comprensione che l’insegnante dovrebbe favorire come lavoro da svolgere autonomamente sul testo, presentato intatto nella struttura e nell’impostazione, ma preceduto e affiancato da percorsi di avvicinamento, che permettano allo studente alloglotto (e anche agli italofoni, in molti casi) di studiarlo, focalizzando allo stesso tempo la lingua dei contenuti disciplinari. Il testo però non rappresenta l’unico ostacolo che lo studente deve affrontare: in aula si confronta anche con il parlato del docente. E a questo aspetto, finora, si è dato poco spazio.

La Guida, a proposito del parlato, invita anche a porre attenzione alle competenze orali e ai generi discorsivi specifici dell’orale. E su questo punto il docente, che rappresenta il modello di lingua, ha un ruolo fondamentale perché attraverso il suo comportamento linguistico passano le parole del capire e dell’apprendere. Essendo al centro della comunicazione in classe, il docente dovrebbe prestare molta attenzione alla lingua che utilizza in aula per la spiegazione disciplinare: il passaggio dal testo scritto all’orale che, spesso, fa riferimento a registri linguistici diversi, non aiuta sempre lo studente.

Per approfondire

Bosc (2009), Dalla parte degli studenti, DVD USR Piemonte

Bosc F. (2012), Semplificare i testi disciplinari: lingua e contenuto vanno d’accordo?, in Altre Modernità, pp. 190-200.

Bosc F., Minuz F. ((2012), La lezione, in Italiano LinguaDue, II, 2, pp. 94-130:

Bosc F. (2017), Lo studente non italofono tra il testo disciplinare e il parlato del docente,  ILD (Italiano LinguaDue), n. 1. 2017, pp. 112-120.

GISCEL VENETO (2014), Quando parlano gli insegnanti, in Colombo A., Pallotti G. (a cura di), L’italiano per capire, Aracne, Roma, pp. 243-255.

[1] Guida per lo sviluppo e l’attuazione per una educazione plurilingue e interculturale di curricoli per plurilingue del Consiglio d’Europa (Beacco et al., 2011)

[2] Raccomandazione del comitato dei Ministri agli stati membri sull’importanza delle competenze nella(e) lingua(e) di scolarizzazione per l’equità e la qualità nell’istruzione e per il successo scolastico (2014)

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Franca Bosc: 12 Febbraio 2019 Punti di vista

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