Classi “etniche”. Scuole ad alta incidenza di alunni figli di immigrati

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Classi “etniche”. Scuole ad alta incidenza di alunni figli di immigrati

In Italia le scuole che hanno una presenza prevalente di alunni stranieri sono ancora in numero contenuto. La segregazione scolastica è tuttavia un rischio da prevenire e contrastare con tutti i mezzi. Fin dalla scuola dell’infanzia. Di Ivana Bolognesi, ricercatore di Pedagogia generale e speciale presso l'università di Bologna. 

oan Miró Barcellona 1893 - Palma di Maiorca 1983  MIRÓ LITÓGRAFO I, 1972

Joan Miró, MIRÓ LITÓGRAFO I, 1972. Fonte immagine: Farsetti Arte.

Una scuola con tanti stranieri può essere una buona scuola?

Molti genitori stranieri si sentono inferiori perché a volte sono gli italiani che li fanno sentire inferiori. Discorsi tipo: allora quanti negri ci sono quest’anno? Così, brutalmente. Ci sono stati degli anni durante i quali mi hanno detto proprio così. E’ molto cruda la realtà. Poi si fanno delle differenze: se sentono che vengono dalla Cina è un discorso, sono più tranquilli; se sentono che vengono dal Marocco, dalla Tunisia è un altro. Se tu vieni da un paese, diciamo Francia, benissimo [...]. C’è lo straniero di serie A, quello di serie B, quello di serie C.

Un papà di un bimbo nuovo che si è iscritto quest’anno, il primo giorno di scuola ha detto: “Sono contento di aver spostato mio figlio perché nell’altra scuola non mi piaceva perché c’erano troppi stranieri”. Ho risposto: “Non vorrei deluderla, ma più della metà della nostra sezione sono stranieri”. Lui non ha risposto, non si era informato.

Le due testimonianze sopra riportate appartengono a insegnanti, conosciute durante una ricerca sul campo sui temi della pedagogia interculturale, rivolta a un gruppo di scuole dell’infanzia contraddistinte da una presenza elevata (più del 40%) di bambini, figli di genitori immigrati (Bolognesi, 2013).
Tra le tante questioni emerse, quella della “concentrazione” è apparsa, fin da subito, come particolarmente problematica, carica di interrogativi e di preoccupazioni espresse dalle insegnanti e dagli stessi genitori, italiani e immigrati. Attraverso le loro parole si andava a definire la rappresentazione di una scuola vissuta sempre più come “scuola ghetto”, cioè una scuola segregante per coloro che la frequentano, e di scarsa qualità che limita l’accesso alle opportunità formative presenti invece nelle altre scuole.
Il fenomeno delle scuole ad alta concentrazione di alunni di origine straniera risulta essere particolarmente complesso poiché concorrono alla sua formazione una pluralità di fattori. Essi interessano non solo la scuola e il territorio circostante, ma investono anche le rappresentazioni che le famiglie e le insegnanti si costruiscono riguardo a questa tipologia di scuole. La domanda ricorrente, talvolta implicita, che emerge dalle parole delle insegnanti e dei genitori è proprio questa: una scuola composta per la maggior parte da stranieri può essere una buona scuola? Può offrire opportunità educative, saperi, valori comuni e condivisi per la formazione delle future generazioni?

Perché le scuole “ad alta concentrazione”

Per comprendere i motivi che concorrono alla formazione di queste tipologie di scuole è necessario innanzitutto partire da alcuni dati forniti dagli ultimi rapporti del MIUR (Notiziario 2014/15) e dell’ISMU (Quaderni, 2015). Nell’anno scolastico 2013-14 le scuole con più del 30% sono 2.851 su un totale di 56.994 scuole, che corrisponde al 5% del totale, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti. Le scuole che oltrepassano il 50% di presenza di alunni di origine straniera sono 510, considerato comunque ancora un numero esiguo; tra queste la scuola dell’infanzia è il grado scolastico caratterizzato da un aumento maggiore di bambini figli di genitori immigrati: infanzia 322, primaria 120, secondaria di I grado 22, secondaria di II grado 43.
Rispetto a questi dati è necessario fare alcune precisazioni. Innanzitutto è bene ribadire che la maggior parte dei bambini di origine straniera presenti nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sono nati in Italia. Pertanto questi alunni risultano essere avvantaggiati nel loro percorso formativo poiché entrano in contatto con il sistema linguistico e culturale italiano fin da molto piccoli e soprattutto non costituiscono un problema per la scuola, non rallentano nessun apprendimento e nessun programma poiché conoscono la lingua italiana.
Invece nelle scuole secondarie, specialmente quelle di secondo grado, la maggioranza dei ragazzi sono di recente immigrazione e sono arrivati in seguito ai ricongiungimenti familiari, a causa di ciò possono mostrare maggiore difficoltà negli apprendimenti e nei processi di integrazione con i coetanei, dovuti per la maggior parte alla scarsa conoscenza dell’italiano.

Questa alta concentrazione è dovuta ad alcuni fattori di contesto, cioè esterni alla scuola, che hanno conseguenze dirette sulla formazione delle classi. Per i primi tre ordini di scuola (infanzia, primaria e secondaria di primo grado) le ragioni che creano la concentrazione nelle classi sono principalmente legate all’occupazione dei genitori; alla residenzialità; alle situazioni economico-sociali del territorio.
I fattori occupazionali dei genitori si verificano in tutti quei territori in cui la presenza dei flussi migratori è collegata alle attività produttive di un certo territorio caratterizzato da particolari attività che richiamano specifici gruppi di immigrati (un esempio per tutti può essere l’attività tessile dei cinesi di Prato, in Toscana, o le attività agricole degli indiani in alcune aree delle pianura padana).
I fattori abitativi sono collegati alla scelta di abitazioni da parte delle famiglie immigrate in particolari zone di città o di piccoli paesi in cui vi sono case con affitti molto bassi perché vecchie e fatiscenti, o case di edilizia popolare. I fattori territoriali sono stati descritti in alcune ricerche etnografiche (Pastore, Ponzo, 2012) e fanno riferimento alle condizioni di degrado urbano e ad una diminuzione dei servizi sociali, ricreativi e sportivi che possono caratterizzare alcune zone delle grandi città.
La forte concentrazione di studenti di origine straniera nelle scuole secondarie di secondo grado (scuole professionali e istituti tecnici) deriva da processi di selezione non casuali, dovuti, da un lato alle scelte formative dei ragazzi che preferiscono seguire un percorso scolastico professionalizzante spesso voluto dalle stesse famiglie, e, dall’altro alle criticità dell’orientamento scolastico svolto dagli insegnanti della scuola secondaria di primo grado. ( 2008; Bonizzoni, Romito, Cavallo, 2014)

Dentro la scuola, il rischio delle classi “etniche”

La concentrazione di bambini di origine straniera in una classe, definita come “classe etnica”, si crea anche per effetto di altri fattori. Uno di questi fattori è connesso ai ricongiungimenti familiari: uno dei due genitori si riunisce al coniuge in Italia portando con sé i figli. Questo evento comporta che, ad anno scolastico iniziato, la scuola si trovi ad accogliere nuove iscrizioni, non previste, quando le classi del plesso sono già formate. Nel caso in cui questi nuovi arrivi siano molti, viene costituita una classe ex-novo, composta solo da alunni nuovi arrivati. In genere, l’evento delle iscrizioni in ritardo è una delle cause che producono questo tipo di concentrazione.
E’ interessante osservare come, talvolta, siano le stesse scelte delle famiglie a contribuire alla formazione della classe “etnica”. In un piccolo comune del reggiano, per esempio, è abitudine delle famiglie immigrate iscrivere il proprio figlio alla scuola dell’infanzia all’età di 4 anni, anziché a 3 anni. Questo comportamento ha “obbligato” l’amministrazione comunale a formare una nuova sezione di soli bambini di origine straniera poiché in tutte le altre non vi erano più posti disponibili.
In entrambi i casi sopra descritti, le amministrazioni locali e gli istituti statali, per rispondere alle richieste delle famiglie immigrate, si sono trovati “costretti” a formare sezioni o “classi etniche” per permettere ai bambini di frequentare la scuola, ma potremmo anche dire che non sono state cercate risposte diverse alla “nuova” esigenza che l’utenza poneva, come ad esempio, scegliere progressivamente di formare delle sezioni nella scuola dell’infanzia eterogenee per età anziché omogenee.

Questo tipo di decisioni, che aumentano l’effetto della concentrazione, contribuiscono alla costruzione di una rappresentazione di scuola come “scuola di stranieri” o “classe ghetto” ed hanno l’effetto di allontanare le famiglie italiane che decidono di iscrivere i loro figli in scuole con una presenza inferiore o nulla di alunni stranieri. I genitori italiani, talvolta, motivano questa scelta esprimendo il dubbio che nelle scuole con molti stranieri non sia presente una buona qualità di insegnamento, che non venga svolto il programma, e che non si raggiungano quelle competenze cognitive e linguistiche necessarie a una buona formazione.
Quindi la costituzione delle “classi etniche” dovuta ad applicazioni di atti amministrativi (applicare il diritto all’istruzione e creare una nuova classe), a scelte familiari dei genitori immigrati (iscrivere i bambini fuori dai tempi previsti) e all’allontanamento dei figli dei genitori italiani (preferire scuole con scarsa presenza di immigrati) hanno come conseguenza il rischio di una “segregazione” di fatto dei figli degli immigrati
La presenza “concentrata” può avere come effetto una gerarchizzazione delle scuole, in cui quelle a maggioranza italiana risultano migliori e più ambite, per la qualità educativa e didattica offerta, mentre quelle a maggioranza straniera si trasformano in scuole ghetto, poco qualificate sempre più lontane nell’offerta formativa rispetto a quelle degli autoctoni. In una ricerca sociologica svolta in alcune “scuole ghetto” di città francesi (Parigi e Bordeaux) è stato rilevato come la segregazione etnica aumenti le disuguaglianze sociali, renda difficile gli apprendimenti degli alunni e abbassi la qualità dell’insegnamento e i criteri di valutazione (Felouzis, Liot, Perroton, 2005).

Quali azioni perseguire?

Vista la complessità del problema, la scuola deve essere supportata da politiche sociali e scolastiche in grado di programmare i flussi migratori in accordo con le istituzioni del territorio per evitare le alte concentrazioni di alunni immigrati solo in alcune scuole, come suggeriscono la CM n.2 del 2010 e “Le linee guida per l’accoglienza degli alunni stranieri” del 2006 e del 2014.
Inoltre vanno considerati ed affrontati il fattore abitativo e territoriale che contribuiscono in maniera rilevante alla formazione delle classi etniche. Su questi fattori è necessario un intervento tempestivo e ragionato dell’ente locale sulle proprie politiche abitative e sociali al fine di promuovere la “mixitè” socio-culturale nelle diverse zone della città. Non è più proponibile un modello di città, in cui sono presenti quartieri ghetto, composti da ceti socio-culturali svantaggiati, luoghi in cui la segregazione scolare contribuisce alla riproduzione di marginalità sociale e di discriminazione delle persone, dove le nuove generazioni, figli di immigrati, stentano a trovare una collocazione sociale e simbolica nel paese in cui sono nati.
In Italia esistono comuni, come quello di Asti, che pur essendo tra le prime città con un’elevata percentuale di alunni stranieri, ha un numero molto basso di scuole con un’alta incidenza di immigrati. E’ questo uno degli effetti delle indicazioni legislative sopra evidenziate che insieme ad accordi territoriali, hanno permesso una distribuzione equa degli iscritti di cittadinanza non italiana tra i diversi istituti scolastici riducendo così le concentrazioni in un numero limitato di scuole (Colombo, 2014).

La costituzione di classi “separate” di stranieri, qualsiasi sia la motivazione che ne sta alla base, rappresenta una scelta che può avere delle gravi ripercussioni sulle nuove generazioni di cittadini poiché non solo riproduce la separazione sociale, ma contribuisce anche al rafforzamento negli italiani dell’etnocentrismo, della paura e del senso di invasione.
È necessario che gli insegnanti diventino sempre più consapevoli dei meccanismi e degli effetti sociali della possibile “segregazione scolare”. Tale conoscenza deve costituire la base su cui fondare la riflessione pedagogica e l’agire educativo.
Il rischio della segregazione etnica deve essere osservato e compreso con attenzione poiché pone a tutta la nostra società questioni fondamentali come la giustizia sociale, l’uguaglianza e la libert. Per questo motivo va evitato non solo a partire dalla scuola, ma in primis a partire dalla politica locale e nazionale e deve continuare ad essere oggetto di indagine della ricerca pedagogica.

Testi citati

  • MIUR, Servizio Statistico, Notiziario. Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano 2013/14.
  • ISMU, Rapporto nazione. Alunni con cittadinanza non italiana tra difficoltà e insuccessi. Rapporto a.s. 2013/14, Quaderni Ismu, 1/2015.
  • Bonizzoni P., Romito M., Cavallo C., L’orientamento nella scuola secondaria di primo grado, in "Educazione interculturale", n. 2, 2014.
  • Bolognesi I, Insieme per crescere. Scuola dell’infanzia e dialogo interculturale, Franco Angeli, Milano, 2013.
  • Colombo M., La concentrazione degli alunni con cittadinanza non italiana in specifiche scuole e nei differenti ordini e gradi scolastici, "Quaderni ISMU", 1, 2014
  • Gobbo F. (a cura di), L’educazione al tempo dell’intercultura, Carocci, Roma, 2008.
  • Felouzis G., Liot F., Perroton J., L’apartheid scolaire, Edition du Seuil, Paris, 2005.
  • Pastore F., Ponzo I. (a cura di), Concordia Discors. Convivenza e conflitto nei quartieri di immigrazione, Carocci, Roma, 2012.

Leggi i punti di vista di  Duccio Demetrio, Anna Granata, Massimiliano Fiorucci, Roberta Grassi, Fabio Caon, Silvia Sordella, Davide ZolettoLuisa Zinant.

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