Come valorizzare le risorse linguistiche dei bambini

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Il “fiore delle lingue”, uno strumento utile per educare alla varietà linguistica. Di Silvia Sordella

classe multiculturale leggere lettura

Che cosa significa avere un repertorio plurilingue? Si potrebbe pensare, da un lato, alla pluralità linguistica tipica della situazione migratoria, per cui una nuova lingua si aggiunge e si integra con la lingua – o le lingue – di origine; dall’altro lato, si potrebbe pensare alla conoscenza delle lingue straniere che si può acquisire mediante lo studio. Si tratta, in ogni caso, di una pluralità “straniera” che fatica a mettere in crisi l’idea di una lingua italiana concepita come unica e immutabile. Sperimentiamo invece ogni giorno che il plurilinguismo non riguarda solo le “lingue altre”, ma è parte integrante e viva della nostra stessa lingua nazionale, con le sue varietà e i suoi dialetti. Educare al plurilinguismo significa allora principalmente educare alla varietà linguistica, ponendo continuamente in dialogo la lingua italiana standard, che certamente a scuola ha un ruolo fondamentale, con tutto il ventaglio sociolinguistico che caratterizza la vita e la storia delle persone.

Il fiore delle lingue

Per valorizzare le risorse linguistiche della classe, è necessario innanzitutto coltivare la conoscenza del repertorio dei propri alunni, facendo leva sulla curiosità verso il loro mondo e orientarla, non senza una buona dose di delicatezza, verso i codici linguistici che attraversano la loro vita quotidiana.  

Tra le tante attività che possono aiutare a innescare questi processi, il “fiore delle lingue” rappresenta uno strumento utile per portare alla luce il repertorio linguistico degli alunni e cominciare a promuovere un confronto sulla varietà linguistica. Si tratta di un dispositivo didattico sperimentato nell’ambito dell’approccio dell’“éveil aux langues” per promuovere la scoperta, la riflessione e il dialogo intorno al plurilinguismo di cui ciascuno è portatore.

 

 

Nella parte centrale del fiore il bambino rappresenta graficamente se stesso e sulla punta di ciascun petalo disegna i vari interlocutori della vita quotidiana; in ogni petalo, su una freccia in uscita specifica la lingua, la varietà o il dialetto con cui si rivolge a una determinata persona, mentre su una freccia in entrata scrive l’idioma che quella persona parla con lui. Mentre i bambini disegnano, ritagliano o assemblano il proprio fiore, l’insegnante passa tra i banchi, facendosi spiegare e raccontare: ne emergono scambi preziosi che contribuiscono a creare un clima di apertura al plurilinguismo di tutti e di ciascuno. Potrebbe anche capitare – come in effetti è successo durante un laboratorio che conducevo – che qualche bambino si veda tagliato fuori dal gioco ed esordisca dicendo: «Ma io sono italiano puro… non posso fare questo lavoro». Si può cogliere al volo questa occasione per aprire gli occhi della classe a una visione più ampia della lingua: «Va bene anche scrivere la lingua che parli solo tu con il tuo cane, con il tuo fratellino piccolo, il codice segreto che usi con il tuo vicino di banco, il dialetto con cui ti parla ogni tanto la tua nonna, quello che ascolti per la strada nel tuo quartiere, la lingua che usa la maestra di inglese…».

In questo caso come in altri, dare un nome alle lingue usate è parte integrante della riflessione sul plurilinguismo.

 

Per saperne di più

 

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