Il lungo viaggio di Amhad

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [KN43DNS7] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [P8M5ZBCW] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [CHLHYE6N] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

“Non è facile per quanto multiculturali possano essere le nostre intenzioni aiutare un bambino di dieci anni a cercare una storia che lo inserisca nel mondo”, scrivono le insegnanti, citando J. Bruner, a proposito di Ahmad, un bambino neo arrivato di origine pakistana. Come farlo sentire “a proprio agio nel mondo” quando tutto sembra remare contro? 

pioggia

Il mese scorso abbiamo raccontato il percorso “lineare” di integrazione di una bambina cinese. Questo mese, diamo spazio al “ritratto” in movimento di un ragazzino pakistano, colto nella fase di disorientamento iniziale, caratterizzata da momenti di tristezza, diffidenza, reazione, ma anche da manifestazioni d’affetto e da richieste di aiuto (ma quanto può prolungarsi questa fase?).

Le storie di inserimento e integrazione dei bambini e ragazzi stranieri, evidentemente, sono molte diverse tra di loro. Talvolta conoscono fasi di stagnazione, di sosta, anche prolungate nel tempo: piccoli passi in avanti e arretramenti si alternano vicendevolmente. La storia di Ahmad è al riguardo esemplificativa.

L'arrivo e i primi tempi

Ahmad arriva in Italia dal Pakistan nel mese di giugno; a settembre inizia a frequentare la classe quarta primaria, in pari rispetto alla sua età anagrafica. Nei primi mesi mostra un atteggiamento di passività e rifiuto per la nuova realtà scolastica. Spesso evidenzia sentimenti di tristezza e chiusura.

Durante le attività Ahmad mostra interesse, ma deve essere costantemente sollecitato e sostenuto dall’insegnante. Nei mesi successivi – osservano le docenti – Ahmad alterna frequenti momenti di irritabilità associata a sentimenti di estraniamento, rabbia e ostilità a momenti di calma, serenità, associati a manifestazioni d’affetto sia nei confronti dei coetanei che dei docenti.

Spesso ha dei comportamenti imprevedibili: fuga dalla classe o dalla mensa, lancio di oggetti (forbici o materiale scolastico) verso i compagni durante le attività, situazioni di aggressività nei confronti dei compagni (dispetti, tira i calci e i capelli, sputa, picchia…).

La pazienza dei compagni, che pur all’inizio si sono mostrati molto accoglienti, è messa continuamente a dura prova e talvolta scatena reazioni anche piuttosto accese nei suoi confronti. Ciò provoca chiusura, ostilità, isolamento.

Su Ahmad piove, piove con forza, ci dice il ragazzo attraverso un disegno dove enormi goccioloni cadono da un cielo in tempesta, attraversato da nubi nere che lanciano scariche di fulmini. È un luogo inospitale, quello raffigurato da Ahmad, dove compare un albero solitario, sottoposto alla furia degli elementi. Ahmad firma il suo disegno con un chiaro messaggio: “Italia bruto”.

Ora e qui

Questo stato di sofferenza, si coglie anche in un altro disegno di Ahmad, di poco successivo al precedente, dal quale si percepisce lo stato di “sospensione” in cui egli si trova. Alla domanda dei docenti, estesa a tutta la classe, di rappresentarsi “ora e qui”, Ahmad disegna un aeroplano e appone alla base del disegno questa didascalia: “L’aereo che mi ha portato in Italia”.

Nonostante siano trascorsi alcuni mesi dall’arrivo nel nuovo paese, Ahmad si vede ancora in viaggio, tra le nuvole; forse vorrebbe scendere, ma non sa ancora come fare. È una richiesta di aiuto quello che Ahmad invia ai docenti.

Ahmad però è un ragazzino forte, ce la mette tutta, a suo modo. Fa dei progressi nello studio e nel comportamento, come notano puntualmente gli insegnanti. Certo, il suo impegno durante le attività non è sempre costante, i suoi tempi di attenzione variano a secondo del suo stato d’animo, non sempre riesce a lavorare in autonomia; tuttavia la situazione di immersione linguistica durante tutte le attività gli consente di procedere abbastanza velocemente nell’apprendimento della lingua italiana.

Ahmad è sceso dall’aereo

Col tempo molti suoi atteggiamenti sono spariti, anche se resta un bambino particolarmente vivace e desideroso d’attenzione sia da parte dei docenti sia dei coetanei. Nel loro racconto, il team docente non specifica e non si sofferma sugli interventi e le attenzione prestate (e sulle fatiche) per far sentire Ahmad “a proprio agio nel mondo”: possiamo solo intuirle nei vari passaggi del racconto (attenzioni e interventi rispetto alla classe, ai genitori, ad Ahamd, ovviamente).

Il percorso di integrazione del ragazzo è avvenuto con grandi difficoltà e – al momento in cui le docenti stendono questo “profilo” – non è ancora pienamente concluso. Ahmad adesso comprende bene l’italiano e si fa capire. Ride e sorride spesso, gioca con i compagni e si diverte, non disegna più la pioggia scrivendo “Italia brutto”. Ahmad è sceso dall’aereo.
 

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola