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Con l'aiuto dei genitori scopriamo e  costruiamo insieme giochi tradizionali: shangai con gli stuzzicandenti, yo-yo  con filo e scatoline... Di Antonella Sada

giochi lingua madre

Giocare insieme è sempre una festa: alcuni genitori hanno accettato l'invito per la Giornata della lingua madre e sono venuti a proporci i loro passatempi d’infanzia; ci si divide in gruppi, sotto gli occhi intimiditi ma anche orgogliosi dei bambini. Ascoltiamo i racconti, come quello della mamma di Seja che ci ha portato immagini dei giochi della sua infanzia nello Sri Lanka e poi cominciamo a provare! Chi salta con l’elastico, gioco molto comune nei paesi dell’est, chi si diletta in sfide con trottole di legno, diffusamente praticate nell’Africa settentrionale, o nel gioco delle pulci fatto con semplici bottoni. Le regole vengono spiegate dall’adulto in lingua madre con l’aiuto di qualche bambino abbastanza coraggioso da vincere l’imbarazzo di usare a scuola il lessico di casa. Se superare questo timore è il loro traguardo, per i bimbi italiani è l’occasione per immergersi nella sonorità di un nuovo idioma e magari individuare qualche termine da ricordare, cominciando da quelli che hanno assonanze con la propria lingua. L’invito a scuola è accolto non solo dai genitori ma anche dalle nonne, che ci propongono l’ascolto dei dialetti regionali. Quelle di Diego ci insegnano anche a costruire un gioco con tappi di metallo e così, per la gioia di Virginia e non solo, dopo una settimana insieme abbiamo collezionato tanti modi per trascorrere la nostra ricreazione in giardino.

Il gioco continua…

Il salto con l’elastico, l’acchiapparella, ma anche lo shangai, la trottola, accumunano storie di vita anche lontane nel tempo e nello spazio, tanto da chiederci quale sia l’origine di questi giochi. Cerchiamo fonti e ci documentiamo ma poi scopriamo che è molto più divertente inventare la loro storia.

Per offrire qualche esempio leggiamo alcuni brani tratti dal libro “Storie per gioco” di A. Vivarelli, simpatico anche per la sua forma allungata, che contiene storie simil-vere sull’origine di alcuni giochi tradizionali. Ci esercitiamo con l’ascolto e la produzione di nuove parole e per concludere costruiamo con materiali poveri e di recupero: stuzzicadenti colorati diventano un perfetto shangai; un filo, due coperchi di piccole scatole in plastica e un anello di cartoncino si trasformano in uno yo-yo, che forse non garantisce le prestazioni di quello preconfezionato, ma ha in sé il gusto di aver creato da soli il proprio giocattolo, unendo tradizione e creatività.

 

 

 

Per saperne di più

A.Vivarelli, Storie per gioco, Parapiglia, 2017


 

 

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