Con la lingua madre hai “una marcia in più”!

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Una festa con le famiglie per condividere storie e tradizioni di culture diverse e per conoscere e valorizzare tutte le lingue d’origine. Di Antonella Sada

Bambini infanzia multicultura

In occasione della Giornata internazionale della lingua madre, che si celebra il 21 febbraio, da anni la nostra scuola dell’infanzia organizza una festa. Si invitano le famiglie a condividere storie e tradizioni della propria cultura, raccontate nei dialetti e nelle lingue d’origine, per creare un momento di incontro in cui conoscere e valorizzare gli “idiomi del cuore”. Il bilancio di questa esperienza è decisamente positivo e ci invoglia a condividere qui alcuni accorgimenti e riflessioni, per guidare chi si appresta per la prima volta a festeggiare questa preziosa ricorrenza.

Mettiamo la prima: sensibilizziamo i genitori

Come per chi si approccia alla guida inserire la prima marcia è complicato, ma indispensabile per partire, altrettanto può esserlo organizzare questa festa per la prima volta. Imprescindibile per la buona riuscita dell’iniziativa è far comprendere ai genitori il significato di questa celebrazione: per sensibilizzare l’utenza intorno al tema della conservazione della lingua materna, la nostra scuola distribuisce a inizio anno una lettera, tradotta nei vari idiomi parlati. Il testo contiene le ragioni per le quali crescere plurilingue è un vantaggio per il bambino e non ostacola certo il raggiungimento di una completa padronanza della lingua italiana. Per superare invece la possibile resistenza delle famiglie a lasciarsi coinvolgere, si può far leva sulla capacità di persuasione dei bambini stessi. I piccoli sono entusiasti nel ricevere il proprio genitore tra le mura della classe e, se invogliati dai docenti, sapranno trovare le strategie giuste per convincere mamma e papà a intervenire.

Teniamo la seconda: in classe, spazio a tutte le lingue parlate

Una volta in moto, teniamo presenti due aspetti che possono darci un’ulteriore spinta. Dedicare un tempo in cui a scuola si lasci spazio agli idiomi parlati in famiglia, ha forti ripercussioni sia sui genitori che sui bambini. I primi sperimentano concretamente la possibilità di esprimere la propria cultura, di cui il linguaggio è una manifestazione, in un clima di accoglienza e rispetto che favorisce l’integrazione. Per i bambini sarà occasione per stimolare la curiosità e l’apertura verso altre lingue e legittimarne l’uso, non solo in casa, ma anche nell’ambiente scolastico, con benefiche ripercussioni sulla costruzione dell’identità.

Una lettura in cingalese della mamma di Sethunu

Se la terza non entra: alcuni accorgimenti pratici

Non tutti i genitori però accettano subito di partecipare. Spesso i più timidi aspetteranno il secondo anno di frequenza del figlio per cimentarsi in questa esperienza; per invogliare gli altri invece basteranno questi semplici accorgimenti pratici:
Consigliare un tema per l’intervento: per i genitori più indecisi.
Formare delle coppie di genitori della stessa etnia; come insegna il detto, “L’unione fa la forza”.
Proporre un’attività pratica da fare insieme: per chi è più esperto con le mani che con le parole.
Negli anni abbiamo constatato che spesso non basta una giornata per dare spazio a tutti i contributi e sarà bello e necessario prolungare la festa per più giorni.

    

Maryam e la sua mamma ci insegnano come fare il pane arabo

Il rischio della retromarcia: non scoraggiamoci

È possibile che a volte si creino delle situazioni nelle quali la partecipazione della famiglia sembra non aver prodotto gli esiti sperati. È il caso di Moataz la cui mamma ci confida: “Quando sono venuta a scuola a raccontare la fiaba in arabo, mio figlio non ha alzato lo sguardo per tutto il tempo, si nascondeva il viso tra le mani e a casa mi ha detto che lui si vergogna che io parli in arabo”. Questo apparente rifiuto del bambino non deve però scoraggiare: il genitore con il suo intervento dimostra il desiderio di voler custodire la memoria delle proprie origini e il suo esempio sarà nel tempo la più valida lezione di vita per il figlio.

Guardiamo avanti

In base alla nostra esperienza possiamo testimoniare che non si tratta solo di un evento coinvolgente e gratificante, ma di un’opportunità i cui effetti si apprezzano anche a lungo termine: un aumento dello spirito di iniziativa dei genitori e una più attiva partecipazione alla vita della scuola che permetteranno di procedere… con una marcia in più!

 

  

 

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