La didattica con i task

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Un approccio che aiuta il docente a sostenere al meglio il percorso di apprendimento in L1 o in L2. Di Stefania Ferrari

Bambini gruppo

Quando l’obiettivo è favorire l’apprendimento linguistico attraverso l’insegnamento, diventa essenziale tener conto delle modalità con cui si realizza il processo di acquisizione in contesti naturali. I bambini piccoli e gli apprendenti spontanei infatti sviluppano competenze linguistiche perché sono esposti alla lingua, hanno occasioni per utilizzarla interagendo con gli altri e sono motivati a soddisfare i loro bisogni extra-linguistici. L’insegnamento è dunque efficace quando il docente è in grado di ricreare queste condizioni in classe, abbandonando il tradizionale ruolo di “insegnante” per assumere quello di “guida all’apprendimento”.

 

Dall’approccio comunicativo tradizionale… 

Secondo un modo di procedere ampiamente diffuso nella didattica comunicativa, l’insegnante di norma seleziona le strutture linguistiche che intende sottoporre agli apprendenti e poi le insegna adottando la sequenza: Presentazione, Pratica, Produzione. Nella prima fase di Presentazione l’insegnante introduce una struttura presentando frasi, testi o dialoghi costruiti così da contenere diversi esempi della forma da apprendere. Nella fase di Pratica, gli studenti ripetono frasi o dialoghi oppure svolgono esercizi quali cloze, drills, abbinamento di frasi o domande, finché non producono la forma in modo accurato. Alla fine, nella fase di Produzione, gli studenti riutilizzano la struttura riproducendo testi sul modello di quelli presentati a inizio percorso.

 

… alla didattica per task

Quello che propone la didattica per task è un approccio che in parte ribalta la sequenza appena vista. Utilizzando come stimolo iniziale il task, ossia un compito comunicativo che prevede il raggiungimento di un obiettivo extra-linguistico, l’insegnante offre agli apprendenti occasioni per un uso comunicativamente autentico della lingua, senza obbligare gli allievi a impiegare determinate strutture grammaticali, ma portandoli ad attivare tutte le risorse linguistiche a loro disposizione. Inoltre, poiché buona parte del lavoro per task si svolge nei gruppi, le possibilità di usare la lingua sono molto maggiori rispetto a quando la comunicazione avviene prevalentemente tra i numerosi studenti e l’unico insegnante. Nel corso delle attività gli apprendenti sono portati ad attivare il loro repertorio linguistico alla ricerca delle strutture più funzionali allo svolgimento del compito comunicativo. È quindi più facile per loro notare una forma linguistica di cui avrebbero bisogno per veicolare un certo significato. Concluso lo svolgimento del compito, in un momento specificamente dedicato alla riflessione sulla lingua, l’insegnante guida gli apprendenti in attività di focalizzazione sulla forma, facendo osservare le strutture utili a una realizzazione più efficace del compito comunicativo. Gli apprendenti riflettono sulle forme linguistiche dopo averle usate, o aver provato a usarle, pertanto con un’attenzione inevitabilmente maggiore di quella che porrebbero se dovessero semplicemente riapplicare strutture presentate dal docente, come nell’approccio tradizionale.
Un approccio per task ha dunque il vantaggio, da un lato di rendere possibile l’attivazione in classe delle condizioni necessarie perché avvenga l’apprendimento linguistico, dall’altro di stimolare una più efficace e duratura attenzione alla forma.

 

Per saperne di più

Per approfondimenti sulla didattica con i task, visita Insegnare con i task, che raccoglie alcune esperienze di insegnamento linguistico, particolarmente dell'italiano L2, realizzate in diverse scuole e offre indicazioni per la pratica didattica.
 

 

 

 

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