"Cari vicini, posso connettermi?" L’accesso alla rete e gli alunni vulnerabili

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"Cari vicini, posso connettermi?" L’accesso alla rete e gli alunni vulnerabili

Tanti modi di fare lezione a distanza, un appello ai vicini per la connessione e l'impegno a non lasciare nessuno indietro. Di Laura Sidoti

bambini computer scrivere

All’inizio dell’emergenza Coronavirus noi docenti ci siamo cullati nella speranza che la chiusura delle scuole fosse questione di un paio di settimane, al massimo un mese. Ora è diventato chiaro che a scuola torneremo solo quando non ci sarà più il rischio di dar via a nuovi focolai di contagio.

Tanti modi di fare lezione a distanza

Molte scuole, soprattutto nei gradi di istruzione superiore, hanno cercato di mantenere inalterato l’orario delle lezioni e seguono lo stesso orario scolastico del mattino anche in modalità online. Per gli insegnanti della scuola primaria, le cose sono più complesse. Gli alunni raramente dispongono di un dispositivo proprio, pertanto è indispensabile appoggiarsi al cellulare dei genitori o, per i più fortunati, al computer. Ogni insegnante ha sperimentato modalità di lezione differente. Optando per lo strumento più diffuso e familiare, c’è chi ha creato micro-chat di WhatsApp dividendo la propria classe in coppie di studenti. Su questi piccoli ambienti virtuali, le mamme e i papà mandano le foto dei compiti svolti dai propri figli, e in un secondo tempo il docente contatta con videochiamata i due bambini e procede in diretta alla correzione del lavoro, ad eventuali spiegazioni e ad esercizi dal vivo (ingegnandosi a fare dimostrazioni con lavagnette, pennarelli, fogli bianchi o colorati). C’è chi invece organizza lezioni su Skype con gruppi di 10 bambini alla volta, ripetute al mattino e al pomeriggio come uno spettacolo teatrale con due turni giornalieri. A seconda della disponibilità del device del genitore gli alunni scelgono quale lezione seguire. Nonostante la creatività degli insegnanti e la buona volontà delle famiglie, le cose non sono però affatto semplici.

Un appello ai vicini per la connessione 

Se la forza dell’istruzione pubblica è quella di mettere gli alunni su un piano di parità per consentire a ciascun bambino e ragazzo uguali opportunità, mai come in questo frangente le disuguaglianze di partenza rischiano di lasciare moltissimi bambini, già vulnerabili, indietro. Stranieri ma non solo. Sta emergendo come per molte famiglie la dotazione base per navigare – cellulari di ultima generazione e accesso ad internet stabile e senza limiti—resti un’utopia. Con la chiusura delle scuole e il passaggio alla didattica a distanza il cosiddetto digital divide – il divario fra chi ha accesso effettivo a tecnologie come internet e computer – sta tagliando fuori quegli alunni che invece avrebbero ancora più necessità di essere seguiti.
Lezioni in streaming attraverso piattaforme collegate alla rete, così come le videochiamate a gruppi di alunni, hanno un grosso inconveniente: il massiccio consumo di dati di navigazione. Per aggirare il problema dell’accesso stabile e senza limiti, con il gruppo di genitori stranieri volontari stiamo pensando di suggerire alle famiglie momentaneamente in difficoltà di appendere, all’ingresso del proprio palazzo, il seguente appello:

“Buongiorno, mi chiamo Maria. Abito all’ultimo piano del palazzo e frequento la seconda elementare della scuola primaria di via …. . Da un mese la mia scuola è chiusa per colpa del Coronavirus e i miei maestri hanno organizzato tre videolezioni alla settimana, di due ore ciascuna. Purtroppo, ci sono due problemi: la connessione non è buona e queste lezioni consumano tantissimi dati di navigazione del cellulare della mamma e del papà. Se il proprietario della rete WiFi XW-ICD-123-AB fosse disposto a condividere con me la password della sua rete, prometto che la useremo con saggezza! Grazie mille! Maria”

Un aiuto per le piatttaforme per la didattica a distanza

Per non parlare della difficoltà di accesso ad alcune di queste piattaforme per la didattica a distanza, che richiede un livello minimo di alfabetizzazione digitale e una buona conoscenza dell’italiano (e dell’inglese) per la creazione di account, password e l’accesso alle aule digitali predisposte dai docenti. Quando ho proposto di offrire ai miei alunni lezioni su Skype, ho toccato con mano l’impatto dell’analfabetismo digitale. La maggior parte delle famiglie è riuscita a scaricare Skype e a collegarsi al gruppo, ma alcune ne sono rimaste fuori. Intercettarle tutte è però un imperativo. Dopo innumerevoli tentativi falliti e i limiti insormontabili dell’aiuto a distanza, con la rappresentante di classe – mamma volontaria dello sportello di mutuo aiuto della nostra scuola  e il permesso delle famiglie interessate abbiamo deciso di creare noi un account Gmail a uno dei due genitori, account che a sua volta è stato usato per generarne uno Skype. La rappresentante ha infine comunicato l’ID e password ai fratelli maggiori, spesso studenti delle medie un po’ più agili a muoversi nel mondo digitale, che hanno scaricato la app sul cellulare dei genitori e inserito le credenziali da noi generate, permettendoci di entrare finalmente in contatto con i nostri alunni.

La flessibilità nelle nostre proposte e soluzioni didattiche diventa indispensabile. Noi insegnanti abbiamo un ruolo importantissimo in quest’emergenza: fare in modo che il fermo delle lezioni non si traduca in un fermo dell’apprendimento per gli alunni più vulnerabili.

 

  

 

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