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Sopravvivere alla burocrazia con qualcuno al tuo fianco

Iscrivere un bambino ai centri estivi o pagare il bollettino per la refezione scolastica talvolta è un'impresa. Il progetto di una scuola e l’impegno di Bloomberg Associates per promuovere politiche pubbliche che migliorino la vivibilità della città e il benessere della popolazione residente. Di Laura Sidoti

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In Italia se c’è una cosa di cui tutti notoriamente si lamentano, questa è la burocrazia. Paradossalmente, l’introduzione delle nuove tecnologie rischia di aumentare le difficoltà e allargare il divario digitale fra cittadini, soprattutto per coloro che non conoscono ancora bene l’italiano. Comunicare nella propria lingua madre, incontrare un genitore che la parla - e che si siede al loro fianco per guidarli nel labirinto della modulistica online - rassicura questi nuovi genitori, dà loro fiducia di non essere soli.

Non occorre avere un passaporto straniero per faticare su siti di difficile navigazione, password che scadono dopo pochi mesi, ID utili per un servizio ma non per l’altro ad esso collegato. Noi italiani quasi non riusciamo più nemmeno a percepire quanto questo ci complichi la vita e comporti un inutile dispendio di tempo, che potrebbe essere impiegato altrimenti.

Una città generalmente efficiente come Milano non fa eccezione. Iscrivere un bambino ai centri estivi o pagare il bollettino per la refezione scolastica del proprio figlio è un'impresa che confonde anche gli autoctoni. I genitori stranieri della Muzio che vivono in Italia da anni oramai hanno elaborato le proprie strategie, che generosamente condividono con chi oggi affronta sfide simili a quelle da loro superate.

Al giorno d’oggi per registrarsi a qualsiasi tipo di servizio è necessario possedere una email valida. Molte mamme straniere da poco in Italia non ne possiedono una. Magari sanno dire ai volontari del nostro sportello quale sia quella del marito, ma non ne conoscono la password. A Milano per iscrivere un bambino alla scuola dell’infanzia il genitore deve essersi preventivamente iscritto al portale del comune. Se chi si rivolge ai volontari è stato così previdente da aver portato con sé l’ID per accedere a questo portale, spesso non sa che la sua password ha una durata di 90 giorni (!), terminati i quali – per poter accedere nuovamente – viene richiesto all’utente di inserire quella precedente (a patto di ricordarsela!) e poi di impostarne una nuova, di almeno 8 caratteri alfanumerici. Molte di queste modifiche richiedono poi la conferma tramite accesso alla propria casella di mail personale. E si ritorna al punto di partenza.

Per l’iscrizione alle scuole primarie e secondarie le cose si fanno diversamente, attraverso il portale del MIUR. Ma non è che le cose filino lisce. Infatti per iscrivere uno studente alla secondaria di secondo grado bisogna conoscere il codice meccanografico dell’istituto prescelto. In bocca al lupo se quest’ultimo è composto da diversi plessi.

Rassegnarsi e considerare queste difficoltà come ineludibili e immodificabili è sbagliato, perché è una questione che riguarda i diritti fondamentali degli individui. Sarà che nei paesi del nord Europa la presenza di residenti provenienti da mezzo mondo è più consolidata a causa della loro storia coloniale, sarà che storicamente le istituzioni preposte a garantire i diritti individuali dagli abusi del potere nascono lì, ma se nei paesi anglosassoni le amministrazioni locali e nazionali si sforzano di usare nei propri moduli e siti online un linguaggio semplice e chiaro, comprensibile anche a chi ha una conoscenza non avanzata della lingua, non dovrebbe essere impossibile farlo anche in Italia.

Basterebbero poche regole, chiare: un unico identificativo (e relativa password) che ci permetta di accedere a tutti i servizi collegati alla scuola frequentata da nostro figlio (refezione scolastica, pagamento del contributo annuale, iscrizioni ai centri estivi, eccetera). Dopo tutto, la rivoluzione digitale in atto già permette alle aziende di utilizzare in modo unificato dati provenienti da sorgenti informative diverse.

L'impegno di Bloomberg Associates

Da anni la Bloomberg Associates, società filantropica fondata dal tre volte sindaco di New York Michael Bloomberg, collabora con il Comune di Milano per individuare interventi e promuovere politiche pubbliche che migliorino la vivibilità della città e il benessere della popolazione residente. Si va dalla riqualificazione di periferie difficili al miglioramento degli strumenti per l’accoglienza dei cittadini stranieri.

Un paio di anni fa il Comune di Milano portò una delegazione della Bloomberg Associates a visitare il nostro esperimento di mutuo aiuto fra genitori e da allora i loro delegati continuano a seguirci con interesse. Quando si trovano in città condividiamo informazioni e notizie davanti a un caffè, ed è così che la scorsa settimana ho raccontato loro della frustrazione dei nostri volontari – e di chi semplicemente vuole iscrivere un figlio a un servizio del Comune di Milano – per questo continuo impantanamento nei meandri di gestioni dei dati separate. Chissà che qui a Milano una mano per arrivare alla semplificazione delle procedure della Pubblica Amministrazione non arrivi da oltreoceano…

Leggi anche:

Il sito web della scuola "Muzio"

La piattaforma web per condividere ed espandere ad altre scuole l’esperienza.

 

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