Storie di topi nei libri per bambini

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Nelle storie per l’infanzia di tutto il mondo troviamo lupi, leoni, elefanti, ragni... ma anche topi, che ad alcuni causano repulsione, ad altri tenerezza. Ma i bambini cosa ne pensano? Di Angela Maltoni.

topi elefanti tamil

“Quanti topi protagonisti di storie per bambini!” È stata questa, qualche tempo fa, l’affermazione di una mia alunna al termine della lettura bilingue tamil-italiano di Piccoli topi e grandi elefanti, edito da Carthusia. Da questa riflessione si è aperto un mondo… Devo ammettere che anch’io, appassionata di libri di narrativa per l’infanzia, non mi ero mai soffermata a pensare quanto questi piccoli roditori siano spesso gli attori principali di storie, racconti, fiabe e favole. In ruoli stranamente positivi, oltretutto. Perché nell’immaginario adulto – soprattutto nella cultura occidentale – il topo è identificato quasi sempre come un animale sporco che vive nelle fogne, si ciba di immondizia e suscita angoscia e disgusto perché portatore di terribili epidemie. Questo pensiero negativo si riscontra soprattutto nelle storie provenienti dai paesi nordici, dove il topo viene scacciato dalle città o sterminato: si pensi a Il pifferaio di Hamelin e ad altre fiabe dei fratelli Grimm. Per i bambini invece è sempre o quasi un animale carino, che suscita tenerezza. E nelle storie a lui dedicate, in contrapposizione alla letteratura per adulti, è simbolo di acutezza, intelligenza e grande forza interiore.

Topi, topi, e ancora topi…

La discussione in classe sull’argomento è stata coinvolgente, tanto da indurmi a veicolare le tante riflessioni sulle storie in un’attività che potesse stimolarli a trovare dei nessi tra lavori svolti in passato, esperienze culturali personali e ricerca di notizie nuove. Ho fatto compilare a ogni bambino un elenco di racconti e di libri in cui il protagonista, o anche solo la comparsa, fosse un topo. Una volta stilato, ho formato dei piccoli gruppi di lavoro, variegati per lingue e culture d’origine, in modo che la discussione scaturisse più varia possibile e tutti potessero confrontarsi su storie diverse. La prima osservazione, la più comune, è stata per la favola dei topi e degli elefanti della tradizione del Tamil Nadu – punto di partenza di tutta l’attività –, riconosciuta in qualche sua parte simile a Il topo e il leone di Esopo. Scoprire storie simili, entrambe molto antiche, nate in luoghi geograficamente lontani, anche se ha suscitato un naturale stupore nei bambini li ha tuttavia aiutati a capire come la migrazione degli uomini – oggi come nei tempi antichi – abbia agevolato il metissage di usanze, tradizioni e anche di storie.
Successivamente abbiamo riflettuto anche sul fatto che le favole, con la loro morale, forniscono spesso a chi le legge l’occasione per un piccolo ma importante momento di riflessione. Questa funzione del testo fantastico per antonomasia mi ha sempre aiutata “a far passare” in modo pacato alcuni messaggi e regole di cui è stato compreso e interiorizzato il significato.
Sempre riguardo alle favole di Esopo, i bambini hanno ricordato alcuni particolari del lavoro svolto in seconda su Il topo di campagna e il topo di città, letto nella bellissima versione illustrata da Kathrin Schärer per i tipi de Il Castoro, che tra l’altro riporta anche la versione originale latina. Rianalizzando il testo in gruppo, riguardo al desiderio di viaggiare del piccolo protagonista sono state trovate attinenze con un altro albo, letto in terza, che aveva fatto molta presa sui bambini: Il grande volo di Odilio di Laurence Cleyet-Merle per Giralangolo. Ricordo tra l’altro che con questo libro avevamo fatto un interessante lavoro sui sogni futuri di ogni bambino.
L’excursus è continuato rievocando ¿A qué sabe la luna?, di Michael Greiniec per Kalandraka, letto nella versione spagnola, dove si ritrova un simpatico topolino che grazie al prezioso aiuto di tanti animali – “perché l’unione fa la forza” – riesce a realizzare il suo sogno: assaggiare la luna. Insomma, un po’ come la credenza degli indiani del Dakota, secondo i quali la luna calante si presentava in forma stana e ridotta perché rosicchiata dai topi. La storia di Greiniec, che parla di amicizia, in qualche modo ricalca Il cielo sopra le nuvole di Katja Reider edito da Jaca Book, dove un topo, una capra, una giraffa, un orso e un porcellino salgono uno sopra all’altro per cercare di scoprire cosa c’è di magico e ignoto al di sopra delle nuvole.
In questa vero e proprio esercizio di memoria non potevano essere dimenticate le storie del loro (e mio) autore preferito: Leo Lionni. “Non dobbiamo dimenticare topo Federico!”, si sono detti. Il motivo di tanto attaccamento a questo libro – da me scelto sei anni or sono per le attività di continuità – è dovuto al fatto che li ha accompagnati, prendendoli per mano, nel passaggio dalla scuola infanzia alla primaria. Non è comunque l’unico di Lionni: tra i più graditi, per citarne alcuni, ci sono anche Nicola dove sei stato?, Alessandro e il topo meccanico e Il topo dalla coda verde. Quest’anno inoltre, con la collega di inglese, hanno letto anche in tedesco Ein gutes Jahr, edito da Beltz & Gelberg, e successivamente in lingua originale inglese.

Animali tra culture, simbolismo e superstizione

Un'altra bella esperienza di lavoro è stata la ricerca e il confronto tra storie dei paesi d’origine delle loro famiglie. Sono venuti fuori racconti che pur non avendo matrici culturali simili – è il caso di alcune fiabe della tradizione orale sudamericana, africana o albanese – mostrano una sorprendente somiglianza con testi della cultura italiana o comunque occidentale. Certo, il topo in tutto il mondo non ha la notorietà del lupo o del ragno, tuttavia se ne trovano frequenti tracce in diversi paesi.
La proposta di leggere Chi è il più forte?, della collana Storiesconfinate di Carthusia, ha fatto riflettere i bambini sul significato che i popoli asiatici danno all’animaletto grigio. Anche se purtroppo non è stata possibile la lettura bilingue in italiano e in khmer, la lingua cambogiana in cui è scritto il testo, tuttavia le informazioni presenti nel libro sono state utili per comprendere qualcosa di più di questa cultura. Di sicuro, come ha fatto osservare qualcuno, è mancata “la musicalità” della lingua originale. Successivamente abbiamo trovato in rete una storia africana, Il matrimonio del topo, dove il protagonista – nonostante le dimensioni ridotte – simboleggia ancora una volta la forza e ne mostra tanta da riuscire a rosicchiare addirittura una montagna. Una storia, questa, che ha fatto tornare alle mente Il topo e la montagna, un racconto a sfondo ecologico scritto da Antonio Gramsci ed edito da Gallucci, letto lo scorso anno scolastico.
Tra l’altro, è stato oltremodo interessante capire come la simbologia di un animale o di un oggetto muti nelle diverse culture. Archanah, la cui famiglia viene dallo Sri Lanka, e Isha, di papà Indiano, hanno raccontato ai compagni come nei loro paesi d’origine il topo sia considerato un animale sacro. Tanto che Ganesha, un’importante divinità indù, ha la testa di elefante e il corpo di topo. In aggiunta, con l’ausilio della Lim, le due bambine ci hanno anche mostrato diversi templi dove i topi, liberi di scorrazzare tra le persone, vengono anche nutriti e accuditi. Venerati, insomma, un po’ come accadeva per gli antichi Egizi; o considerati emblema di divinità dai Greci, in particolare quelli a pelo bianco, oppure ritenuti di buon auspicio dai Romani. In netta contrapposizione con la religione cristiana, secondo la quale impersonificherebbero addirittura il diavolo, o con i musulmani, che li annoverano tra i pochi animali da uccidere. In alcuni paesi africani o asiatici vengono persino mangiati come cibo povero, in altri sono considerati prelibati ed energetici. In Cina abbiamo scoperto che hanno un significato ambivalente in quanto possono simboleggiare sia la ricchezza, il fascino e l'ordine che la morte, la guerra e l'occulto. Rappresentano anche il primo segno dello Zodiaco cinese e la leggenda che sta alla sua base lo dipinge come un animale furbo e veloce.

 

Per saperne di più

Sono moltissimi i libri con protagonisti i piccoli roditori che ho utilizzato – e utilizzo – nel corso della scuola primaria. Ecco una piccola bibliografia di titoli irrinunciabili.

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