Evviva le lingue (nessuna esclusa…)

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Come riuscire a valorizzare le lingue madri di tutti i bambini anche alla luce delle nuove Indicazioni Nazionali? Alcune esperienze pratiche per lavorare insieme a loro divertendosi. Di Angela Maltoni. 

maltoni lingue farfalle con 2 c

La lingua madre: ostacolo o risorsa?

Mantenere e valorizzare la cultura e la lingua d’origine è – e dovrebbe sempre essere – uno dei punti cardine della progettazione didattica. Le lingue e i dialetti, essendo legate alle esperienze più remote, accompagnano la vita dei bambini, ne caratterizzano in modo significativo l’identità e “segnano” marcatamente il loro percorso scolastico. Possedere più lingue è al contempo una grande ricchezza e un punto di debolezza. In scuole come quella in cui lavoro, caratterizzate da un alto numero di alunni non italofoni di prima e di seconda generazione, il mantenimento e la valorizzazione della cultura d’origine e della lingua madre possono diventare un ostacolo se non permeano la didattica quotidiana. Molti anni fa, quando ancora alcuni insegnanti temevano l’interferenza tra L1 e L2, a ogni nuovo inserimento si tendeva ad “annullare” l’L1 per far posto a un’L2 sconosciuta e ostica. Nel corso degli anni ho visto bambini cadere in una profonda depressione nel momento in cui si sono visti annullare la lingua usata quotidianamente. Viceversa, ho toccato con mano la loro felicità nel vedere utilizzato all’interno del gruppo classe l’idioma del paese da cui provenivano. Premetto che non è semplice, vista la mancanza di supporti adeguati da parte delle istituzioni scolastiche e la penuria di ore dedicate alla mediazione linguistico-culturale. Ci sono però alcune strategie che si possono mettere in campo per poter dare la giusta importanza a ogni “identità bambina”.

Imparare divertendosi

Negli ultimi anni, stante la varietà delle lingue madri presenti nella mia classe, ho ovviato al problema della mancanza di specialisti coinvolgendo genitori, ex alunni e bambini “competenti” della classe. Naturalmente, ho anche cercato di “sfruttare” le professionalità interne al team docenti e delle classi parallele. Questa condivisione ha fatto sì che si potessero utilizzare le “competenze bambine” per un significativo numero di lingue.
In prima e in seconda le attività si sono svolte prevalentemente in lingua francese grazie al supporto di una specialista madrelingua che aveva scelto il progetto di plurilinguismo della mia classe e successivamente con l’aiuto di una collega. Per alcuni lavori al francese è stato affiancato l’inglese, lo spagnolo, l’arabo, il rumeno e l’albanese. L’uso di più idiomi, oltre a suscitare un grande interesse nei bambini, stimolare la libera espressione e la positiva circolazione delle lingue ha favorito la possibilità di riflettere su termini vicini o sui “falsi amici” caratteristici di alcune di esse. La riflessione che scaturisce dal confronto tra lingue diverse con una radice comune mi ha anche aiutato a “giocare” con la grammatica in presenza di eccezioni e differenze con l’italiano. I testi scelti, molto semplici ma densi di significati intrinsechi, dopo una prima lettura in lingua e la successiva decodifica sono stati proposti anche in italiano. Molto gettonate le storie di Eric Carle sul cibo come Il piccolo bruco Maisazio e Pancakes, Pancakes e sugli animali, in particolare Il piccolo ragno tesse e tace e Il Gallo giramondo. Un ottimo spunto, quest’ultimo, per parlare anche di viaggi reali o immaginari.
In terza e in quarta sono stati creati momenti “speciali” d’interclasse completamente dedicati alle lingue, con scambio di scioglilingua, filastrocche, canzoncine e storie che hanno coinvolto i bambini in maniera positiva. Allargare i “confini” del gruppo classe accogliendo i bambini della sezione parallela e condividendo le loro storie ha creato nuove amicizie e ne ha rispolverato vecchie. Gli incontri, inizialmente sporadici, sono diventati un appuntamento settimanale importantissimo e fortemente motivante.
Oltre alle lingue, il collante di questi incontri sono stati i libri, la narrazione e le attività espressive. Ogni volta si è partiti dai saluti e da un piccolo gioco “di riscaldamento” sul nome, diventato ben presto una routine giocosa e gioiosa. Il passo successivo – “regalare” ai compagni una parola significativa nella propria lingua – ha stimolato molto la curiosità di tutti nel tentativo di comprendere e imparare a ripetere lingue come il cinese, il tamil o l’arabo. Successivamente la lettura di un libro, di un racconto, di una leggenda tipica di uno dei loro paesi d’origine o di un testo a forte carattere interculturale è stato da stimolo per coinvolgere attivamente nella discussione la totalità dei bambini. Al termine del percorso, dopo aver realizzato numerosi cartelloni, disegni e una grande documentazione di immagini, in un piccolo libretto sono stati raccolti tutti gli elaborati accompagnati da “frammenti” di storie.

  

Scambi linguistici e nuove amicizie

Quest’anno, in quinta, ho coinvolto in questa attività di plurilinguismo una classe di bambini più piccoli, iniziando con una collega di seconda una nuova e bella collaborazione. Come la mia, anche questa classe è caratterizzata da un alto numero di lingue madri molto diverse, presenta modalità organizzative simili e un’impostazione didattica fortemente incentrata sul bambino. Gli incontri, per via della differenza d’età che prevede una maggiore preparazione e modulazione, non hanno la sistematicità di quelli degli anni precedenti ma sono estremamente significativi dal punto di vista delle proposte. Di comune accordo con Gina, la maestra della 2a C, si sono lasciati liberi i bambini di organizzare “dalla A alla Z” questi momenti di incontro e di scambio.
Il via è stato dato dai più grandi, che hanno pensato e strutturato una proposta semplice ma per loro significativa. La progettazione dell’attività da svolgere tutti insieme è ricaduta sulla lettura di un testo, con modalità decise in piccolo gruppo votando poi le diverse proposte per arrivare a una scelta condivisa da tutti. Grande attenzione è stata data all’accoglienza e alla conoscenza reciproca, perché si trattava di incontrarsi e lavorare con bambini coi quali, per differenza d’età e collocazione logistica (le rispettive aule sono in due diversi piani dell’edificio), non c’erano mai stati rapporti, o quasi.
I miei bambini hanno così preparato una sorpresa, recapitandogliela in classe, per invitare i compagni di seconda al primo incontro: quattro puzzle con disegnata la parola “ciao” in diverse lingue.

  

Il giorno successivo, primo momento comune, i grandi hanno letto A dormir, a despertars tratto dall’edizione in lingua spagnola delle Favole al telefono di Gianni Rodari. Hanno poi preparato una serie di materiali su cui e con cui lavorare insieme: una busta contenente alcune parole in spagnolo significative rispetto alla storia narrata, un piccolo libretto – dove era già stato riportato il racconto sia in italiano che in spagnolo – destinato a raccogliere anche le storie successive, e una proposta di lavoro pratica. Insomma, tutto è stato organizzato nei minimi dettagli e il risultato è stato appagante per i grandi ed estremamente gradito dai piccoli. Al termine della lettura, della discussione e dei diversi giochi di parole è stato proposto e realizzato un grande cartellone con le impronte delle mani.
Alcune settimane dopo è toccato ai piccoli, anch’essi con un invito a sorpresa. La loro proposta è stata la lettura in lingua italiana di un brano della poesia di Pablo Neruda Farfalle. Successivamente è stata la volta di un grande cartellone la cui cornice, tra lo stupore di tutti, rifacendosi al precedente incontro era stata fatta a impronte di farfalla. Le parole dell’ode sono poi state tradotte – anche con il supporto delle famiglie – in tutte le lingue dei bambini della classe e lette insieme cercando le attinenze con i propri idiomi. È stato un momento di grande emozione sia per i grandi che per i più piccoli, che con la sola discreta supervisione di noi insegnanti sono stati capaci di progettare e realizzare un momento d’incontro importante e significativo.

Tante nuove lingue

Quest’anno, grazie alla collega specialista d’inglese che conosce anche il tedesco, i bambini hanno potuto familiarizzare anche con questa nuova lingua. Leggendo alcuni testi proposti in parallelo nelle due lingue straniere ho potuto notare che non ci sono state particolari difficoltà a interiorizzare velocemente alcune parole base e a dissertare su uguaglianze e differenze, soprattutto da parte di quei bambini con una lingua madre diversa dall’italiano. In quest’ultimo scorcio di anno scolastico nella mia classe, ormai quasi al capolinea della scuola primaria, sta svolgendo il tirocinio una studentessa madrelingua spagnola che parla il portoghese e che provenendo dal Paraguay padroneggia anche il Guaranì. Anche l’arrivo a settembre di un nuovo compagno che parla urdu ha ampliato il ventaglio delle lingue della classe e aumentato il desiderio di approfondire ulteriormente le attività di plurilinguismo.
La consapevolezza di possedere la competenza di più idiomi contemporaneamente ha dato ai bambini quel senso di sicurezza che consente loro di parlare lingue diverse dalla propria in modo naturale e senza vergogna. Probabilmente anche per questo, riuniti in assemblea, hanno deciso una volta al mese di proporre ai compagni letture tipiche del paese d’origine di ciascuno di loro. L’attività si svolge in piccolo gruppo ed è organizzata in modo autonomo cercando nella biblioteca scolastica multilingue i libri da leggere ai compagni. Normalmente la lettura viene condotta da due o più bambini “competenti” in lingue diverse, che si mettono in gioco con la lingua dei compagni. La prima proposta è stata una leggenda toscana, seguita da una fiaba spagnola e da una in tamil letta dalla bambina madrelingua, alternata da quella in italiano a cura del bambino arabofono. In questo caso è stata determinante la scelta del libro – Piccoli topi e grandi elefanti, un volume a fisarmonica delle Storiesconfinate edito da Carthusia –, che oltre a essere bilingue ha anche una parte centrale illustrata che aiuta la comprensione.
E in tutto questo fervore di lingue la maestra osserva… Ma continua, purtroppo, a conoscere solo l’italiano!

Farfalle

Le farfalle
ballano,
velocemente
un ballo
rosso nero
arancione verde
azzurro bianco
granata giallo
violetto
nell’aria
nei fiori
nel nulla
sempre volanti
consecutive
e remote.

Pablo Neruda

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