La scuola senza scuola: leggiamo a distanza, lavoriamo insieme sulla Pace

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La scuola senza scuola: leggiamo a distanza, lavoriamo insieme sulla Pace

Mancano gli abbracci, manca il lavoro di gruppo e la condivisione... Ecco come proviamo a stare insieme nella "didattica di vicinanza". Di Angela Maltoni

pacifici maltoni

In questi mesi di scuola-senza-scuola tutto è diverso. Già il nome – Didattica a Distanza – non suona bene, sembra richiamare divisioni e lontananze. Personalmente preferisco il termine Didattica della Vicinanza, perché trasmette un senso di unione e di continuità. Al di là delle sfumature lessicali e delle difficolta oggettive, penso che la differenza la faccia il grado di coinvolgimento di tutti – faccenda estremamente complicata – e l’approccio.

Personalmente ho cercato da subito di ricreare – seppure su un gruppo whatsapp dedicato – quelle piccole routine che ormai in classe erano consolidate: i saluti iniziali, il chiedersi come si sta, la conversazione e il racconto di esperienze e fatti personali. Certo, non è la stessa cosa: mancano gli abbracci quando si entra in aula e gli sguardi attenti dei compagni quando si ha qualcosa da raccontare; manca il lavoro di gruppo e la condivisione, l’aiutarsi reciprocamente. In alcuni, purtroppo, manca anche l’entusiasmo, li trovo un po’ spenti e poco reattivi. Mi chiedo se il motivo sia da imputare alla costante presenza dei genitori o di qualche parente durante i nostri incontri, oppure al disagio che i bambini stanno patendo a stare chiusi tra le mura domestiche.

Da qualche tempo riusciamo anche a vederci tramite una piattaforma e in parte le cose sono cambiate, anche se qualcuno si vergogna e le chiacchierate sono poco fluide. Tuttavia penso che questo sia assolutamente normale, considerato che hanno tra i sette e gli otto anni.

L’angolo morbido che non c’è

In queste settimane cerco anche di riprodurre quel “cerchio delle storie” che fa ormai parte della nostra quotidianità. Mancano però l’angolo morbido, i cuscini per stare seduti vicini vicini e quel rito di rilassamento per prepararsi all’ascolto e scacciare via i “pensieri brutti”. Ora immagino i miei bambini seduti sulle seggiole della cucina, a volte troppo alte, mentre ascoltano la mia voce o mi guardano mentre leggo un albo. Sono comunque sempre entusiasti di questa modalità, propositivi e cercano spesso chiavi di interpretazione per decodificare gli stimoli mediati dai libri.

Guardare la realtà attraverso le finestre

Abbiamo parlato di primavera leggendo il capitolo Marzo tratto dal libro di Emanuela Bussolati 12 mesi e 3 bambini. Il libro delle storie dell’anno edito da Mondadori Junior. Li ho invitati ad affacciarsi alla finestra o a uscire sul balcone ad annusare l’aria e a osservare qualche visibile segno della nuova stagione. Ognuno ha colto qualche segnale attraverso le piantine nei vasi, l’albero che si vede in lontananza che non è più spoglio come qualche giorno fa. Ma non è mancato chi – con una sottile vena polemica – ha dichiarato di riuscire a vedere ben poco. Mi sono comunque arrivate fotografie di ramoscelli e fiorellini appena sbocciati e immagini sfocate degli alberi della piazza davanti alla scuola. Mi ha tuttavia fatto riflettere su come alcuni vivano con disagio questa reclusione forzata quel che ha scritto un bambino: “Non mi sono accorto che sta arrivando la primavera perché sono chiuso in casa perché c’è il coronavirus e dalle finestre non vedo un fico secco”.
Un’altra volta, era un giorno con tante nuvole, li ho invitati a osservarle e a immaginare mostri, castelli, astronavi o strani animali che avrebbero poi dovuto diventare i protagonisti di storie fantastiche. Ho accompagnato questa attività con la lettura del brano Dove nascono le nuvole, tratto dal libro di Mario Lodi Il cielo che si muove edito da Editoriale Scienza.  L’attività è stata accolta con grande entusiasmo e la chat è stata invasa da fotografie di cieli e nuvole. Al termine ho proposto l’ascolto della poesia-canzone Le nuvole di Fabrizio De André.

 

La pace e le sue declinazioni

Una bella attività è nata invece da un brainstorming, partendo dalla parola pace a cui è seguito un lavoro di ricerca di definizioni personali corredate da disegni. A lavoro finito ho proposto la videolettura de Il libro della Pace di Todd Parr per Piemme*[http://www.angelamaltoni.com/w-la-pace/]http://www.angelamaltoni.com/w-la-pace/. Successivamente ho montato un video con le loro parole che ha suscitato commozione e felicità*[La pace è…]. Il lavoro poi è continuato con la realizzazione dei “Pacifici”, piccole marionette portatrici di Pace ideate dalla Rete di Cooperazione Educativa “C’è speranza se accade@” ispirata alla pedagogia di Mario Lodi*[https://www.montessoribs.it/la-carovana-dei-pacifici/]
Ogni giorno, infine, al termine della lezione ci sono i saluti: un video reperito in rete con una breve filastrocca, oppure una canzoncina o un giochino – anche in lingua spagnola – a cui seguono messaggi e calorosi saluti che rimandano all’incontro del giorno seguente.

Guarda il video a questo link 

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