“Pensieri bambini” su libri e scrittura

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È bello coinvolgere i bambini in discussioni su quel che stanno apprendendo oppure anche solo ragionare su semplici e banali oggetti di uso quotidiano. Ancora più bello è fermarsi a riflettere sul valore delle loro conquiste, cercando nel contempo di recuperare le lingue madri. Di Angela Maltoni

MALTONI un libro serve a

In prima classe mi capita spesso di soffermarmi a ragionare sui progressi dei bambini e sull’utilità di ciò che apprendono. Recentemente, supportati da alcune stimolanti letture, ci siamo ritrovati a parlare dell’uso del libro e della scrittura.
Per la prima discussione ho utilizzato un libro molto carino, Mai più senza libri di Peter Carnavas per Valentina Edizioni, che racconta come l’oggetto libro possa essere importante nella vita dei bambini non solo come strumento per leggere ma anche – se vogliamo come mezzo improprio – per favorire la conoscenza dell’ambiente circostante. Una bimba infatti, interpretando appieno i concetti espressi nella storia, è arrivata alla conclusione che una pila di libri può essere utile per costruire uno sgabello da addossare a una finestra per osservare meglio un panorama. Nell’attività tutti sono stati invitati a riflettere sull’uso del libro, a elaborare una definizione e quindi a disegnare quanto espresso. La maggioranza, come è facile immaginare, ha dato grande importanza alla lettura come motore dell’apprendimento e della conoscenza.

Scrivere serve per…

In un secondo momento è stato chiesto perché è importante scrivere. Nelle risposte i bambini hanno riportato la loro recente esperienza personale dell’apprendimento della scrittura. Alcuni hanno pensato che sia importante per scrivere lettere agli amici di penna, altri per la realizzazione del giornalino di classe, alcuni per scrivere libri o aiutare la mamma a trascrivere ricette di cucina. Tutti, come era già accaduto per la lettura, hanno riconosciuto quanto la scrittura sia fondamentale per comunicare qualcosa agli altri. Per non influenzarli, solo successivamente a queste osservazioni ho proposto la La storia del leone che non sapeva scrivere di Martin Baltscheit per Giunti.

Quando le lingue madri scompaiono

Il passo successivo è stato scrivere non solo in italiano ma anche nelle loro lingue madri o in quelle dei loro genitori. Se è stato semplice per i pochi bambini di recente migrazione che a casa parlano una lingua diversa dall’italiano, è risultato invece piuttosto complicato per quelli di seconda o addirittura di terza generazione che si limitano ad ascoltare una strana lingua nelle conversazioni tra adulti. L’attività che ho proposto è consistita nello scrivere una parola per loro importante, con l’avvertenza – per i bambini con più lingue – di farlo nella loro lingua d’origine. Nei casi in cui solo uno dei genitori ha una lingua diversa, ho notato che pur sapendo alcune parole come i numeri o i saluti non sono in grado di scriverle. Alcuni addirittura non conoscono parole nell’idioma materno o paterno e per poterle tradurre abbiamo dovuto ricorrere al dizionario. Questo fa riflettere su quanta ricchezza culturale si stia disperdendo e sulla necessità di recuperare lingue, non solo in famiglia ma anche a scuola, la cui conoscenza è destinata a perdersi.

 

 

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