Pace è non avere paura

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Maestra, ma è vero che anche noi siamo in guerra? La scuola di fronte alle domande e alle paure dei bambini: riflessioni, materiali, e una poesia per saperne di più, e discuterne insieme. Di Graziella Favaro.

i bambini della scuola milanese di viale Romagna. Foto di Paolo Limonta

I bambini della scuola milanese di viale Romagna indicano Parigi sulla carta, con le loro matite. Ringraziamo Paolo Limonta, insegnante e autore della foto, di averci concesso la riproduzione di questo scatto. 

Sono tante le domande, espresse o implicite, che i bambini portano con sé in questi giorni segnati dal terrore e dalla violenza. Spiegare loro che cosa succede, parlare della guerra e del terrorismo è un’impresa difficilissima che tuttavia deve essere affrontata perché talvolta il silenzio può creare fantasmi e produrre distanze. È impresa ardua perché noi stessi siamo smarriti e confusi di fronte ad accadimenti che stentiamo a comprendere. 
Cerchiamo spiegazioni, ci informiamo, leggiamo, ascoltiamo dibattiti per farci un’opinione, per contenere la paura, per tenere salda e vigile la nostra ragione. E di fronte a domande, come quella di Giulia: Maestra, ma è vero che anche noi siamo in guerra?, facciamo fatica a trovare le parole e a proporre delle risposte.

L’orrore, che pure abita questo tempo non da oggi e che già entrava quotidianamente nella case attraverso le immagini della televisione, era finora collocato lontano, distante da noi. Ci indignava profondamente, ma non ci toccava direttamente. Ora invece siamo tutti coinvolti. Non possiamo quindi rimanere in silenzio di fronte alle domande dei bambini, alle loro paure inconsce o consce. Dobbiamo cercare di proteggerli e accompagnarli, provando ad avvicinarsi, con cautela e attenzione, alle tragedie del mondo. Lo possiamo fare insieme, discutendo e preparando con i colleghi, i modi e i percorsi da proporre ai bambini, le cose da dire e le parole da usare, come suggerisce anche Laura Barbirato, una dirigente scolastica milanese, che potete leggere di seguito.

E insieme possiamo a volte anche decidere di tacere e di non soffermarci troppo sulla violenza e l’orrore di questi giorni quando – come succede nella classe di un’insegnante che ci ha scritto – sono presenti bambini che hanno subito in prima persona persecuzioni e violenze nei loro Paesi e che solo da poco stanno dimenticando l’orrore.
Da parte nostra, vi proponiamo una piccola antologia, composta da scritti e materiali che possono essere utile per capire che cosa fanno in altre scuole e situazioni, per proporci attenzioni e cautele, per suggerirci materiali e percorsi. Si tratta di:

  • alcune letture e testimonianze apparse in questi giorni su giornali, riviste o siti su come spiegare la guerra e il terrorismo ai bambini;
  • un elenco di materiali da utilizzare direttamente con i bambini sui fatti di questi giorni e sul tema della pace;
  • una poesia di Bertold Brecht, sempre più attuale, sul gioco della guerra e il gioco della pace.

Come parlare ai bambini: letture e punti di vista

A partire dall’immagine di una bambina che cerca di salvare i suoi libri sepolti dalle macerie, l’importanza di parlare ai bambini e di agire concretamente in favore dei diritti, dell’integrazione, della reciproca conoscenza.

Come spiegare il terrorismo ai ragazzi? Come raccontare i tre giorni di follia che hanno messo sotto attacco Parigi e l’Europa ai più piccoli? In questo momento appare più che mai urgente creare intorno ai bambini un contesto stabile e sereno ….

Inaccettabile usare Dio per giustificare le azioni terroristiche. Dall’esempio della sua famiglia mista, metà cattolica e metà musulmana, l’autrice propone una riflessione, da fare insieme ai bambini, sui valori della libertà e del rispetto.

“Oggi mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di Dio e del Profeta per giustificare l’ingiustificabile. Da afroeuropea e da musulmana, io con ci sto”.

“Sono convinta che qualsiasi spiegazione sia meglio del silenzio. Lunedì avremo un collegio dei docenti per decidere insieme che cosa dire o non dire agli alunni, come spiegare quel che è avvenuto, con un’informazione coerente, corretta e non ideologica”.

“La mattina di giovedì, mentre andavo a scuola, pensavo al modo in cui avrei dovuto introdurre la tragedia parigina. Non sapevo da dove iniziare. Così ho deciso di chiamare Mohamed Tailmoun, scrittore e animatore di rete G2 per fargli delle domande…”

Materiali

  • "Le Petit Quotidien". Quotidiano francese destinato ai bambini fra 6 e 10 anni. Ha composto uno speciale di 6 numeri da scaricare gratuitamente più un numero monografico per spiegare il 7 gennaio ai più piccoli. I materiali si possono scaricare direttamente dal sito del quotidiano o facendo clic sull'immagine qui sotto:

Una poesia. I bambini giocano alla guerra di Bertolt Brecht

È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo non ride più.

È la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

Quali sono state le domande dei vostri bambini? Come avete risposto? Come avete parlato in classe dei fatti in corso? Raccontate e condividete con noi la vostra esperienza sulla nostra pagina Facebook.

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