Migratori senza ali

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800 migranti morti o dispersi nel Mediterraneo da venerdì ad oggi. Come parlarne ai bambini? Come evitare sia il silenzio che l'assuefazione all'inaccettabile?

Nel mare ci sono i coccodrilli

In questi giorni si susseguono come un tragico elenco notizie di stragi di migranti e persone che fuggono in cerca di asilo, vittime di naufragi nel Mediterraneo.

Sono 800, si legge, tra morti e dispersi: ma sono, prima ancora che un numero, volti e vite di bambini, donne, uomini. Denuncia l'Unhcr che si tratta di una "crisi umanitaria senza precedenti". 

Ci sentiamo annichiliti, sgomenti. Come parlare di tutto questo ai bambini? Come evitare sia il silenzio che l'assuefazione all'inaccettabile?

Certo non è facile, ma forse la narrazione e la testimonianza sono le strade percorribili, anche in classe, per dare parola e voce alle storie e ai volti. 

Leggiamo per esempio Naufragio di Erri De Luca, la sua denuncia, dura e antiretorica: "Nei canali di Otranto e Sicilia / migratori senz'ali, contadini di Africa e di oriente / affogano nel cavo delle onde. / Un viaggio su dieci s'impiglia sul fondo, / il pacco dei semi si sparge nel solco / scavato dall'ancora e non dall'aratro. / La terraferma Italia è terrachiusa. / Li lasciamo annegare per negare".

C'è poi un testo di Cecilia Bartoli che racconta il lungo viaggio di Robera, un bambino etiope costretto a lasciare la sua casa a causa della persecuzione alla quale è sottoposto il padre (Gli amici nascosti).

Due libri, ancora, da leggere insieme possono essere Nel mare ci sono i coccodrilli, di Fabio Geda, che racconta l'odissea del giovane afgano Enaiatollah Akbari, e Non dirmi che hai paura, di Giuseppe Cattozzella: un libro da poco uscito, dove si trova il racconto di un viaggio e di un desiderio di riscatto da parte di una giovanissima donna somala.

Lo scrittore Alessandro Ghebreigziabiher, infine, nel racconto Il futuro dei miei, ci propone sia di esplorare la dimensione spesso drammatica del viaggio, sia di partire dalla lingua, dal racconto. L'idea è di "ribaltare le parole cattive": se infatti parole come extracomunitario, immigrato, clandestino si sono caricate di significati negativi nel corso del tempo, il racconto ci insegna a far diventare queste parole buone e preziose.

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