Piccolo manifesto della lingua madre

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21 febbraio, giornata internazionale dedicata alla lingua madre: un manifesto per valorizzare i repertori linguistici dei bambini. Di Graziella Favaro  

Bussola lingua madre 4

Lingua/casa, lingua/bussola, lingua/memoria: la lingua materna ci avvolge fin dall’infanzia e segna la nostra storia. Il 21 febbraio si celebra la giornata internazionale dedicata alla lingua madre. Ecco un PICCOLO MANIFESTO per valorizzare i repertori linguistici di ciascuno.

 

1. La lingua che ci portiamo dentro

La lingua madre è la lingua del cuore, della casa e delle emozioni; ci avvolge fin dall’infanzia. Attraverso i suoi suoni e le parole impariamo per la prima volta a nominare il mondo, a dare voce alle cose, alle esperienze, agli affetti: “La lingua madre è come il latte materno: non la parli, scorre” (A. Appelfeld).

2. Un ponte tra le generazioni e le culture 

La lingua madre ha un impatto importante sulla storia e sull’identità di ciascuno. Attraverso il codice materno, definiamo il nostro posto nella geografia famigliare, costruiamo i legami di filiazione, appartenenze e le relazioni tra le generazioni e con il mondo culturale delle nostre origini.

3. Nella testa di un bambino c’è posto per due (e più) lingue 

L’acquisizione e la pratica della lingua madre non ostacolano l’acquisizione e l’apprendimento di altre lingue. Anzi, una buona competenza in L1 sostiene l’alfabetizzazione e l’autostima e si “trasferisce” con il tempo nel nuovo codice.

4. La famiglia al centro

La famiglia e il contesto di vita del bambino hanno il compito e la responsabilità di trasmettere la lingua materna e di costruire le condizioni più adatte per uno sviluppo linguistico positivo e plurilingue. Lo fanno con pazienza e tenacia, senza scoraggiarsi, rispettando i tempi del bambino e grazie a regole chiare di comunicazione nella famiglia.

5. Il plurilinguismo è un diritto e un’opportunità

Ogni bambino ha diritto alla sua lingua madre. Un bambino che cresce con due lingue ha un’opportunità in più; amplia e arricchisce la sua visione del mondo; dispone di più codici per comunicare attraverso suoni, parole, frasi; può conoscere e interiorizzare sistemi culturali diversi e plurali.

6. Parlare più lingue vuol dire aprire la mente

La padronanza e l’uso di più lingue producono flessibilità, apertura, competenze cognitive, dal momento che sollecitano il parlante a:
- riorganizzare il pensiero e il linguaggio secondo gli interlocutori e le situazioni;
- confrontarsi con diverse visioni del mondo veicolate dalle lingue in contatto;
- attivare funzioni cognitive di passaggio, scelta, efficacia.

7. Ogni lingua ha valore 

I bambini che conoscono o praticano due lingue sono bilingui, qualunque siano le lingue in contatto. Si tende talvolta a riconoscere la condizione di bilinguismo solo a chi conosce una lingua “prestigiosa” che gode di uno status e di una rappresentazione positiva. Si diffonde così una sorta di glottofobia, di discriminazione legata alla lingua parlata dal locutore e al suo accento. Ricordiamo sempre che ogni lingua ha valore, sia essa diffusa o locale, orale o scritta.

8. Nominare una lingua vuol dire riconoscerla 

È importante conoscere quali sono le lingue ascoltate, parlate, e a volte anche scritte, dai bambini. Ed è importante dare il nome corretto alle lingue: nominarle è il primo passo per riconoscerle e dare valore. Una mappa sulla comunicazione in famiglia, interviste reciproche fra bambini, autobiografie linguistiche, albero delle lingue della classe: sono alcune attività e strumenti per coinvolgere i bambini e i genitori e realizzare la fotografia linguistica della classe e della scuola.

9. A casa: raccontare, giocare, leggere…

La famiglia ha il compito centrale nello sviluppo della lingua materna. Attraverso i racconti, le narrazioni e le letture, le canzoni e i giochi… i bambini acquisiscono l’idioma della casa e degli affetti grazie a input coinvolgenti, affettivi, ripetuti e quotidiani. Soprattutto la lettura di libri in lingua madre è un potente e formidabile modo per ampliare il lessico, sedimentare strutture linguistiche, arricchire la forma andando oltre gli usi quotidiani e domestici.

10. A scuola: conoscere e valorizzare il bilinguismo nascosto 

La scuola può dare voce e valore al bilinguismo nascosto dei bambini dando visibilità alle lingue attraverso segni e gesti simbolici: scritte e libri multilingui, narrazioni a più voci, riconoscimenti di competenze. In questo modo si passa ai bambini una doppia autorizzazione e cioè che possono coesistere la lingua della casa e quella della scuola, la lingua orale e quella scritta, la lingua della famiglia e quella degli amici.
 

 

Immagine di Francesca Ferri, Parliamoci, GSM Manifesta        

  

 

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    mcollesarova

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