È meglio che a casa parliate in italiano…

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Si può insegnare e imparare l’italiano L2 valorizzando contemporaneamente la lingua materna? Ci sono insegnanti che provano a farlo.

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Mirò

“È meglio che non parliate la vostra lingua in famiglia altrimenti il bambino farà fatica a imparare l’italiano”. Ancora troppo spesso si sentono affermazioni, più o meno simili a questa, che si basano sulla vecchia ed errata idea che nella fase di apprendimento di una seconda lingua sia meglio mettere da parte la prima. Talvolta qualche insegnante, a sostegno di tale rimozione, osserva che è il bambino stesso a non volere parlare la lingua madre in pubblico, a scuola. E invece vi sono ragioni cognitive, affettive, sociali, linguistiche per far sì che l’acquisizione della nuova lingua si accompagni al mantenimento e allo sviluppo della lingua madre. Ne ha scritto con ampiezza e profondità Graziella Favaro.

Ma allora che cosa possono fare gli insegnanti che hanno alunni neo arrivati in classe, al riguardo delle L1? L’Istituto comprensivo Fracassetti Capodarco di Fermo si è impegnato per due anni consecutivi in un progetto che intendeva sviluppare la capacità narrativa in italiano in stretto rapporto con la valorizzazione e lo sviluppo delle diverse L1 presenti nella scuola. Il percorso ha coinvolto scuole dell’infanzia e classi di primaria di diversi, plessi anche di altri istituti dell’ambito territoriale. Sono stati redatti due report molto interessanti, nell’insieme e per due aspetti che mi accingo qui di seguito a illustrare.

La parte dei genitori

La capacità narrativa si sviluppa meglio in italiano se essa è già sollecitata in lingua madre in famiglia. Senza dubbio è la scuola a dover insegnare l’italiano proprio della narrazione ai bambini ma i genitori possono sostenerne l’impegno… usando le loro lingue. Ecco allora che le insegnanti delle scuole dell’infanzia partecipanti al progetto hanno scritto una lettera ai genitori stranieri dando informazioni basilari sul rapporto fra apprendimento della L2 e mantenimento delle L1 oltre che consigli e proposte di attività linguistiche e narrative in ambito famigliare. La lettera è stata tradotta in nove lingue e ne è stata anche redatta una versione per i soli genitori italofoni. Benché inizialmente pensata per le scuole dell’infanzia, tuttavia è utile anche per i genitori di bambini della primaria per i quali occorre solo qualche piccolo adattamento.

La parte della scuola

Che fare quando in classe abbiamo bambine neo-arrivate che parlano solamente la loro lingua madre nella quale sono per altro molto competenti, sapendo leggere e scrivere con fluidità, accanto a un’altra che lo è meno? Volendo riconoscere e valorizzare la loro competenza, la si può utilizzare per imparare l’italiano! Questo in sostanza hanno fatto le insegnanti della classe quarta di un plesso in cui la presenza di alunni cittadini non italiani è maggioritaria. Una storia… te la racconto io, è il titolo del progetto realizzato durante un anno scolastico e seguito passo passo da un diario di bordo che le insegnanti hanno accuratamente tenuto, suddiviso su tre colonne in cui venivano segnalate rispettivamente

  • le date delle sedute/incontri di piccolo o grande gruppo,
  • la descrizione delle attività svolte,
  • commenti e considerazioni, utili per riorientare eventualmente il percorso.

Le docenti, mirando a potenziare la produzione orale e la comunicazione in italiano delle due alunne NAI e a favorire l’inserimento positivo di un’altra bimba, hanno scelto il racconto cinese Il vecchio e la montagna conosciuta da un’alunna cinese che poteva leggerla anche in madrelingua e raccontarla in piccolo gruppo alle due compagne. Si è lavorato sulla storia decidendo la suddivisione in sequenze, la preparazione dei personaggi e delle scene. Le alunne, rispetto al gruppo classe, erano le uniche competenti della storia dato che i compagni non la conoscevano. A turno un/a compagno/a della classe entrava nel piccolo gruppo, lavorando secondo le indicazioni date delle alunne: come disegnare il personaggio, i paesaggi, cosa fare etc. Alle fine sono state le due alunne a raccontare ai compagni la storia per intero utilizzando il materiale prodotto da tutta la classe. In questo modo tutti hanno partecipato alla produzione di un lavoro comune e contemporaneamente le due alunne hanno dovuto imparare non solo a narrare ma anche a comunicare con i compagni per “dirigere” i lavori.

Un elemento, fra i tanti, non previsto dalle insegnanti è stato l’interesse riscoperto di compagni e compagne verso le loro lingue materne al punto che molti hanno voluto raccontare alla classe storie nelle loro lingue o dialetti e successivamente in italiano. Un’esperienza molto positiva che ha dato grande soddisfazione a tutti, insegnanti e alunni.

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