Sei punti da chiarire sul Piano 0-6

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Le rette, le sezioni primavera, i poli, la formazione del personale, il coordinamento pedagogico... Quali sono i cardini (e le questioni aperte)  del Piano che dovrebbe rivoluzionare il sistema 0-6? Di Mario Maviglia. 

NIDI 5 2017 bambini educatrice arte

Il Consiglio dei Ministri lo scorso 11 dicembre 2017 ha deliberato il Piano Nazionale pluriennale per la promozione del Sistema 0-6 anni previsto in attuazione dell’art. 8 del D.Lgs 13 aprile 2017 n. 65. In sostanza, il Piano definisce gli interventi da realizzare nell’arco del triennio per potenziare e valorizzare il nascente Sistema 0-6 introdotto dalla L. 107/2015.
Si tratta di interventi di vario tipo riassumibili nei seguenti punti, a margine dei quali esprimiamo le nostre considerazioni:

1. Consolidamento ed ampliamento dei servizi per l’infanzia anche attraverso la riduzione della somma massima di partecipazione economica delle famiglie alle spese di gestione dei servizi educativi.

Ricordiamo che la frequenza di un asilo nido in Italia incide fortemente sul bilancio familiare a causa delle alte rette. Tutto ciò influisce negativamente sulla diffusione di questi servizi e non è un caso che in Italia abbiamo percentuali di frequenza dei servizi 0-3 anni non assimilabili a quelle degli altri Paesi europei comparabili con il nostro. Questo rimanda al problema più generale riguardante le politiche di sostegno alla famiglia, considerata il perno della società, almeno nella retorica politica, ma con interventi di supporto quanto mai timidi e insufficienti. Il Sistema 0-6 dovrebbe contribuire a invertire questa tendenza offrendo maggiori servizi educativi alle famiglie e a prezzi più contenuti.

2. Stabilizzazione e potenziamento delle sezioni primavera funzionanti presso le scuole dell’infanzia statali o paritarie.

L’obiettivo del Piano Nazionale è duplice: da una parte superare la fase di sperimentalità in cui finora hanno operato le sezioni primavera, riconducendole nell’alveo ordinamentale ordinario della scuola dell’infanzia, e dall’altra superare il fenomeno degli anticipi nella scuola dell’infanzia introdotti a suo tempo dalla Riforma Moratti. In questo contesto riformatore le sezioni primavera dovrebbero consolidarsi ulteriormente e trovare una più ampia diffusione, anche se non vengono chiariti i presupposti organizzativi di tale intervento. In Lombardia, ad esempio, l’intesa sottoscritta tra USR e Regione prevede una dimensione contenuta del gruppo omogeneo di età che può variare tra un minimo di 10 ed un massimo di 20 bambini in base al modello educativo ed organizzativo adottato. Il numero minimo di bambini è però derogabile sino a 5 unità per istituzioni educative ubicate in specifiche realtà territoriali quali, ad esempio, comuni montani, piccole isole e piccoli comuni appartenenti a comunità carenti di strutture educative per la prima infanzia. Se si vogliono superare gli anticipi occorre necessariamente introdurre delle deroghe al numero minimo di 10 bambini, altrimenti molti piccoli centri non sarebbero in grado di istituire sezioni primavera. In ogni caso appare interessante la prospettiva di superare gli anticipi così come voluti dalla Riforma Moratti in quanto hanno introdotto un elemento di perturbazione all’identità della scuola dell’infanzia e alla sua organizzazione, senza fornire alcun supporto di carattere organizzativo ed educativo. Le sezioni primavera rappresentano il tentativo di dare una risposta adeguata e calibrata ai bisogni educativi e di crescita dei bambini di 2-3 anni senza cadere negli inevitabili “annacquamenti” degli interventi psicopedagogici connessi agli anticipi.

3. Ampliamento e sostegno alla rete dei servizi per l’infanzia 0-6 anni, in particolare nei territori in cui sono carenti scuole dell’infanzia statali.

Da quel che è dato capire, sembra che in questo caso si vada verso un generico ampliamento dei servizi per l’infanzia invece che verso una maggiore presenza delle scuole dell’infanzia statali laddove vi è una carente presenza. Questa scelta politica segna una continuità con le scelte operate nell’ultimo decennio che hanno visto uno scarso interesse dello Stato a istituire nuove scuole dell’infanzia statali. Sembra decisamente conclusa, sotto questo profilo, la fase di espansione della scuola dell’infanzia statale, complice anche la volontà politica di non “pestare i piedi” alle scuole paritarie. 

4. Riqualificazione degli edifici scolastici esistenti e costruzione di nuovi, anche in vista dell’istituzione di quei “poli per l’infanzia” richiamati dall’art. 3 del D.Lgs 65/2017.

Appaiono quanto mai opportuni gli interventi tendenti a risanare, porre in sicurezza e riqualificare gli edifici scolastici, oltre che finalizzati al risparmio energetico e all’accessibilità. Va detto che in questo caso si tratta di recuperare decenni di ritardo nel corso dei quali gli interventi manutentivi degli edifici scolastici sono stati massimamente deficitari. Ancora nebulosa appare invece l’istituzione dei cosiddetti “poli per l’infanzia” che nelle intenzioni dell’art. 3 del citato D.Lgs 65 dovrebbero caratterizzarsi “quali laboratori permanenti di ricerca, innovazione, partecipazione e apertura al territorio, anche al fine di favorire la massima flessibilità e diversificazione per il miglior utilizzo delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali”. Dovrebbero seguire indicazioni operative su come attivare tali poli, perché allo stato attuale si hanno a disposizione solo mere enunciazioni di principio.

5. Promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali.

Anche riguardo quest’ultimo aspetto ci troviamo in una fase ancora incoativa dove non sono ben delineati i contorni istituzionali della funzione di coordinamento pedagogico (compiti, figure, soggetti responsabili ecc.).

6. Formazione e riqualificazione del personale educativo e docente in coerenza con quanto previsto dal Piano Nazionale di formazione di cui alla L. 107/2015 .

Riguardo alla formazione in servizio, il Piano Nazionale ha ipotizzato un’architettura della formazione all’interno della quale un ruolo di primo piano viene esercitato dalla scuola capofila dell’ambito territoriale; difficile immaginare che se non vi saranno finanziamenti specificatamente dedicati alla scuola dell’infanzia si possano avviare iniziative formative centrate sui bisogni educativi del Sistema 0-6.

Complessivamente si può dire che ci si aspettava una maggiore declinazione degli interventi ipotizzati, ma sicuramente seguiranno altri atti che consentiranno di capire meglio la portata innovativa del Sistema 0-6 e l’effettiva importanza assegnata all’interno della politica scolastica del nostro Paese.

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Commenti

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