Scusate ragazzi, grazie prof: due lettere dal web

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Scusate ragazzi, grazie prof: due lettere dal web

Lizanne Foster è un’insegnante canadese. Da bambina in Sudafrica ha vissuto sulla propria pelle le discriminazioni e le violenze della scuola dell’apartheid. Ora ha pubblicato nel suo blog una "lettera di scuse" agli studenti del XXI secolo, tradotta su "Internazionale". Tanti ragazzi italiani le hanno scritto per ringraziarla delle sue parole. E lei ha controrisposto. Che cosa ne pensano i nostri lettori?

Colori

Il 12 marzo "'Internazionale" ha tradotto la lettera aperta di scuse agli studenti del XXI secolo pubblicata da un'insegnante canadese, Lizanne Foster, sul suo blog. Di cosa si scusa questa insegnante con tutti gli studenti? E perché sente il bisogno di farlo?

"Mi dispiace che siate divisi per età e costretti a procedere attraverso il sistema scolastico con i vostri coetanei come se l’età anagrafica avesse qualcosa a che vedere con l’intelletto, la maturità, le competenze o l’abilità", scrive l'insegnante, e ancora: "mi dispiace che quelli di voi che incontrano difficoltà a scuola non ricevano il giusto sostegno perché finanziare i vostri bisogni non è tra le priorità dell’attuale politica economica"; "mi dispiace che vi facciano credere che per ottenere il massimo dei voti dovete competere tra voi, quando i progressi umani sono sempre stati frutto di una collaborazione che spesso a scuola viene considerata imbrogliare".

L'insegnante ha espresso anche alcuni desideri: "vorrei che la vostra curiosità non fosse soffocata dal conformismo scolastico"; "vorrei potervi aiutare a ricordare che prima di essere studenti eravate scienziati che sperimentavano, scoprivano, si ponevano domande e facevano collegamenti. Eravate anche poeti… vi ricordate quanto divertiva e sorprendeva gli adulti intorno a voi il modo in cui descrivevate le cose? Siete nati per imparare. Non potete non imparare".

Tanti ragazzi italiani hanno risposto alla "prof", ringraziandola delle sue parole. E lei ha pubblicato una ulteriore lettera aperta, dove a sua volta li ringrazia e racconta la sua vicenda nella scuola, prima da bambina e poi da insegnante: "sono stata educata negli anni settanta in Sudafrica, durante il periodo dell’apartheid [...]. Sono diventata insegnante per caso. Era l’ultima cosa che volevo fare, perché a scuola avevo vissuto tante esperienze orribili. I professori ci picchiavano e ci punivano ingiustamente. Ma quella di insegnante era una delle poche carriere alle quali lo stato consentiva di accedere a chi aveva la pelle del mio colore. E così per venticinque anni ho cercato, prima in Sudafrica e poi qui in Canada, di essere il tipo di insegnante che mi sarebbe piaciuto avere quando ero una studentessa".

Per saperne di più

12 Marzo 2015 Dal web

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