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Divulgazione scientifica con i bambini di 3-6 anni. Perché e come farla? Matteo Pompili di Tecnoscienza ne parlerà al festival "Fin da Piccoli", in programma a Trieste dal 9 al 10 settembre. Ecco un'anteprima del suo intervento. 

Bebo e Bice

Nella scuola dell'infanzia il campo d'esperienza chiamato "conoscenza del mondo" potrebbe includere la scienza. Spesso però, quando la si trasforma in attività pratica, ci si ferma a semplici osservazioni della natura, attività sui sensi o si focalizza molto sulle scansioni temporali. Ma sapere cosa è il passato, il presente e il futuro oppure osservare i viventi non è educazione alla scienza. Così come colorare, di per sé, non è educazione alla pittura.

E tuttavia fare scienza alla scuola dell’infanzia si può. Significa creare momenti in cui chiedere ai bambini di guardare il mondo secondi canoni scientifici. Ovvero, sinteticamente, far far loro ipotesi sui fenomeni del mondo e sulla natura, verificarle successivamente con osservazioni e/o esperimenti e quindi trarre conclusioni che smentiscono o confermano l’ipotesi fatta. Insomma, vedere il mondo con metodo scientifico. È un approccio prematuro per bambini molto piccoli? No, non lo è. Si può fare Scienza con la S maiuscola con bambini della scuola dell’infanzia: basta, come avrebbe detto lo psicologo Jerome Bruner, trovare una maniera onesta per farla.

Alla ricerca di un approccio onesto

Il gruppo di lavoro di cui faccio parte, Tecnoscienza, ha cercato un approccio “onesto” alle scienze fin da piccoli. Abbiamo inventato La prima scienza, un approccio che non vuole certo trasformare i bambini in scienziati, bensì fornire loro strumenti in più, esperienze, linguaggi e schemi cognitivi attraverso i quali relazionarsi con il mondo. E per farlo onestamente è necessario proporre attività che muovano da un contesto riconoscibile per il bambino.

Lo spiego usando delle immagini che vengono da Lev Vygostkij, per cui possiamo dire che il bambino deve essere coinvolto in un'attività scientifica partendo sempre dall’interno della propria Zona di sviluppo prossimale (momento A). Da qui deve muoversi, accompagnato, in un processo che lo conduce al confine della Zona (momento B); siamo in una situazione di equilibrio instabile che il bambino, appropriandosi di nuove conoscenze supera, ampliando la propria Zona di sviluppo prossimale, spostandone i confini (momento C). Questa è la meta, per raggiungerla, ci sono tre punti fondamentali da tenere sempre presente nei vari momenti:

  • che cosa intendiamo per scienza,
  • che ruolo vogliamo darci come adulti (educatori) in relazione al bambino
  • l’alternanza tra narrazione e manualità.

La scienza

Nei tre momenti la scienza entra e viene presentata con diverse modalità. Dato che uno scienziato di fronte a un fenomeno cerca di dare delle spiegazioni facendo delle ipotesi, il momento A presenta ai bambini una situazione conosciuta e quotidiana. In questa situazione emerge però un problema di cui i bambini non conoscono la soluzione: ecco l'innesco per formulare le ipotesi. Questo ci porta direttamente al momento B, quello dell’esperimento e dell'osservazione, lo strumento pratico, reale e concreto di verifica delle ipotesi, un'attività che ogni bambino deve esperire personalmente per arrivare a una scoperta. Questa diventa quindi la soluzione concreta al problema da cui ci si era mossi (momento C). La scoperta si trasforma in una nuova conoscenza che essendo ora astratta è diventata qualcosa di più della risoluzione di quel singolo problema.

L'adulto

In questo percorso l’adulto-educatore ha un ruolo fondamentale. In primis deve creare una struttura narrativa che formi il contesto entro cui i bambini si muovono. Se il sentiero è tracciato, l’educatore deve dipingere il paesaggio. Poi, nel momento A è fondamentale che egli dia spazio alle ipotesi dei bambini, accettandole tutte senza giudizi, assumendo un ruolo di guida per condurli nel momento B. Qui, di fronte all’esperimento, al momento di incertezza, allo sconosciuto, l'educatore deve incaricare i bambini della responsabilità della soluzione, dando loro il compito di fare la prova da soli e di osservare con attenzione quello che accade. Infine (momento C) l’adulto assume nuovamente un ruolo di guida insieme ai bambini per arrivare a formulare e elaborare collettivamente una risposta unica e condivisa.
Il linguaggio da usare è cruciale. Grande attenzione va posta nelle parole che si usano per introdurre il problema e nelle fasi successive. Alcuni concetti in scienza infatti sono scivolosi, vere e proprie bucce di banana per chi insegna. Un esempio: se vogliamo introdurre il galleggiamento non possiamo associare la parola “leggero” al galleggiare e “pesante” all’affondare (un granello di sabbia infatti è leggero ma affonda). Il lavoro di noi educatori sta anche nel capire fino a che punto semplificare senza diventare scorretti dal punto di vista scientifico.

Passare dalle parole alla pratica

Un altro punto fondamentale è il passaggio dal momento A al momento B, quello in cui dopo un confronto dialogico si arriva alla realtà fisica, all'esperimento e all'osservazione. Nell'approccio La prima scienza usiamo uno strumento ragionato che chiamiamo “domanda clic”, una domanda aperta che pone i ragazzi sul confine della zona prossimale (momento B) e che li lascia con un chiaro obiettivo: verificare le ipotesi con la pratica. Si torna alle parole poi nel momento C in cui si raccolgono le osservazioni di tutti i bambini in modo da passare da elementi più intuitivi e disomogenei ad una conoscenza comune più astratta.

Ecco la nostra idea di scienza e di divulgazione scientifica per bambini molto piccoli. Tutto questo può apparire teorico, ma è stato trasformato negli anni in precise attività didattiche, in numerosi spettacoli per l'infanzia e anche in una collana di libri (Le scoperte di Bebo e Bice, Editoriale Scienza) i cui due personaggi - un verme rosa e una pulce blu – in storie semplici ma, speriamo, profonde, cercano di risolvere le loro avventure tramite esperimenti che si trasformano in nuove e utili conoscenze.

Per saperne di più

Matteo Pompili: 29 Agosto 2016 Articoli

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Commenti

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    schauhan

    8:52, 23 Luglio 2019
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    nta

    10:3, 13 Maggio 2019
    Incredibile, mi piace la creatività.
    give up robot 2
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    mroberts1

    5:8, 9 Novembre 2018
    Solo allora scoprirono che la grande pietra sulla quale si erano arrampicate, non era affatto una pietra: era niente di meno che il rospo! run 3
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    mroberts1

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