Piano Nazionale Scuola Digitale. Facciamo il punto con Daniele Barca

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Piano Nazionale Scuola Digitale. Facciamo il punto con Daniele Barca

PNSD: è arrivato finalmente il tempo in cui il digitale non riguarderà solo eccellenze e casi isolati ma l’intera penisola? Quale il ruolo dei docenti? Quale quello degli editori? Quali le azioni previste dal MIUR? Risponde Daniele Barca, dirigente ufficio innovazione digitale MIUR.

Piano Nazionale Scuola Digitale

Nel Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) è scritto che una buona scuola italiana digitale esiste già, ed è fatta di reti, esperimenti, docenti innovatori. È arrivato finalmente il tempo in cui il digitale non riguarderà solo eccellenze e casi isolati ma l’intera penisola? E che cosa intende fare il MIUR al proposito?

La recente settimana del Piano Nazionale della Scuola Digitale, che si conclude con il concorso #ilmiopnsd il 18 dicembre, racconta più di 1200 scuole che si sono cimentate in qualche evento digitale: più di 1 su 8. Qui c'erano scuole che non si sono mai affacciate alla ribalta digitale, che non hanno mai fatto parte di scuole, classi 2.0, ecc. Questo è un segnale del movimento che cresce e che già c'è e sarà nostro compito riconoscerlo, motivarlo e tenerlo insieme. Tuttavia bisogna stare attenti: la nostra ambizione è portare fuori dalle aule gli innovatori, metterli in contatto con i colleghi, la comunità scolastica. Nella scuola di tutti a che serve una maestra che fa cose eccezionali solo per i suoi 25 bimbi? Non cambia la scuola, cambia solo il destino di quei bimbi. Ecco, per esempio, iniziative del MIUR per il coding come www.programmailfuturo.it devono passare dalla dimensione della classe a quella del corso, delle classi parallele, del plesso, dell'istituto. Lo stesso vale per tante altre opportunità digitali. La parola chiave è accesso: ogni studente deve a scuola poter accedere a strumenti, contenuti, web, ed imparare a "stare in questo mondo". Non da solo nella sua cameretta ma con un Maestro (l'insegnante) e altri compagni di viaggio, gli studenti.

Nel PNSD si parla di una “via italiana” alla scuola digitale. Cosa a suo parere distingue (o dovrebbe distinguere) l’approccio italiano al digitale da quello di altri Paesi europei?

Direi un approccio più metodologico e globale che tecnologico. Più volte nel documento ricorrono esempi di come da un lato digitale significhi educazione all'uso dei media e integrazione con tutti i saperi, letterari, musicali, artistici... ci si educa ai media solo usando i media, i ragazzi riconoscono l'esempio; tutti i linguaggi oggi sono digitali; a sua volta il digitale è un nuovo carattere della nuova cinquecentina che scriviamo tutti i giorni. Appunto educare nell'era digitale con un occhio forte all'umanesimo. Non dimentichiamo che in tutte le esperienze più belle di uso del digitale ciò che affiora è la crescita della relazione e dell'autonomia dello studente, donna e uomo del domani.

Quale ruolo vede per gli editori nel rinnovamento della scuola? Come immagina un editore scolastico tra 10 anni?

Partiamo da oggi. L'integrazione carta-digitale gli editori più grandi ed illuminati l'hanno fatta. Forse sarebbe il momento di accompagnare di più le scuole. Anzi, la scoperta dei contenuti digitali di un libro, in quanto guidata dalla carta e dalla conoscenza che il docente ha del suo libro, può essere proprio il primo momento di incontro con il digitale. Un processo che però va accompagnato e non solo in fase di adozione, ma in fase di formazione. Le reti commerciali probabilmente devono intendere l'adozione come il primo passo; il secondo è la formazione su questi contenuti, spiegare come accedere, come usarli, magari facendosi aiutare da un docente più esperto. Questo sarebbe un veicolo eccezionale di diffusione. Lo step successivo deve essere a mio parere iniziare a maneggiare anche altri contenuti a partire da quelli preconfezionati, integrare la carta (quanto è facile con gli smartphone e le webcam) con il digitale; e farlo con gli studenti, man mano che crescono, dandogli sempre maggiore autonomia. Allora tra 10 anni l'editore avrà un ruolo importante se lavorerà con le scuole, in cordata, e se realizzerà strumenti per manipolare, costruire, accompagnare i processi metodologici. La sfida è inventare un ruolo diverso per il libro: qualcosa che vada oltre le piattaforme, sia immediato e gestibile, come le app che risolvono problemi!

La digitalizzazione da sola non serve, è scritto chiaramente nel PNSD. Che tipo di rinnovamento delle pratiche didattiche è favorito e reso necessario dall’introduzione delle nuove tecnologie?

La didattica attiva. La partecipazione degli studenti ai loro apprendimenti. Non c'è altra via. Che poi sia flipped, cooperativa, pbl, si tratta di gusti e stili; ma senza il coinvolgimento poco cambia. Le tecnologie non cambiano gli apprendimenti. Ma inducono a cambiare il modo di stare insieme introducendo un terzo elemento (la LIM, l'iPad, la stampante 3D) nella relazione didattica. Il rischio è che uno dei due attori dell'apprendimento (docente e studente) se ne innamori troppo, mentre l'altro l'ostacoli.

Quali sono le azioni principali che vengono sostenute al proposito dello sviluppo di competenze digitali da parte degli studenti del primo ciclo?

Per ora sicuramente il coding e l'apprendimento in ambienti per la didattica digitale integrata, prospettive già oggi pratiche e praticabili grazie anche ai bandi già usciti sull'argomento. Coding che non significa creare piccoli programmatori, anche Obama si è pentito; significa fare esperienze di costruzione di percorsi, di logica, di ragionamento. Propedeutici non solo alle scienze ed alla matematica, ma anche all'espressione del sé. Ma non finirà così, perché la costruzione di curricola e di modelli di processi didattici è ribadita più volte nel piano. Ed altre iniziative, nel corso del triennio, coinvolgeranno sempre più tutte le comunità scolastiche.

Le chiediamo per finire di rispondere ai tanti docenti che di fronte ad azioni come queste dicono: “sì, tutto bello, però prima dateci la carta igienica”.

Rispondo dicendo che le scuole si sono già accorte che il fondo di funzionamento quest'anno è quasi raddoppiato e che io nella mia esperienza di preside non ho mai, dico mai, avuto questo problema, anche in scuole differenti. Piuttosto leggiamo il piano, conosciamolo, man mano che escono le azioni e creiamo in ogni scuola un piccolo team che segua bandi, iniziative, formazione. Noi come MIUR faremo di tutto per accompagnare il processo, ma i numeri di questi giorni nei vari bandi, l'entusiasmo della settimana, gli 8000 e passa animatori digitali in ogni scuola, con un fermento reale di iniziative, ci fanno davvero ben sperare.

Per saperne di più

[intervista a cura di E. Frontaloni]

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