Sogno una scuola che metta insieme il computer e il pero selvatico. Intervista a Franco Arminio

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Sogno una scuola che metta insieme il computer e il pero selvatico. Intervista a Franco Arminio

"L’anima è ovunque, ma specialmente sotto la pianta dei piedi. E allora è buona cosa fare molte uscite all’aperto, camminare assieme agli allievi, camminare e guardare assieme e poi parlarne". Intervista a Franco Arminio, scrittore, paesologo, insegnante di scuola primaria.

Van Gogh, Pesco fiorito

"Se parliamo di sobrietà e sviluppo sostenibile, allora dovremmo imparare a visitare i dintorni, magari a piedi. Non si può visitare il mondo prima di sognarlo": sono parole sue. In che modo gli insegnanti potrebbero accogliere questo suggerimento nel lavoro di tutti i giorni con i bambini da 3 a 11 anni?

Non credo ci sia una prescrizione valida per tutti. Ci vuole poca retorica anche nell’insegnamento. L’insegnante deve partire dal suo corpo e da quello delle persone che si trova di fronte. L’anima è ovunque, ma specialmente sotto la pianta dei piedi. E allora è buona cosa fare molte uscite all’aperto, camminare assieme agli allievi, camminare e guardare assieme e poi parlarne. Il tutto deve accadere senza che ci siano compiti da svolgere. Se esce a guardare come se fosse un compito c’è il rischio di irrigidire lo sguardo.

Tra i suoi ultimi lavori c'è un testo per lettori da 10 anni su, scritto con Simone Massa, a cura di Massimo De Nardo, dedicato agli animali che "hanno qualcosa da dire" agli uomini. Può raccontare ai nostri lettori perché e come è nato questo testo?

Perché mi pare ci sia una lontananza eccessiva dalla vita degli animali. E questo vale per bambini e adulti e vale per chi vive in città ma anche per chi sta in paese. A me sembra importante una nuova alleanza con la natura. L’uomo deve esercitare un poco di perplessità verso questa sua scelta di prendersi tutta la scena del mondo, come se fosse l’unico attore. Poi avevo anche un poco di senso di colpa per il fatto che non avevo mai pubblicato niente che fosse adatto anche ai lettori più giovani. Poi c’è da dire che ho trovato un bravo editore che mi ha messo a disposizione la sua collana per ragazzi.

Vuole scegliere una favola tratta dal testo per i nostri lettori?

Sono un ragno, mi chiamo Domenico. Vivo dentro una damigiana in una vecchia casa abbandonata. Vicino alla damigiana c'è un materasso tutto pieno di muffa e poi una sedia rotta. Io sono un ragno disoccupato. Faccio ogni giorno la mia tela, ma mosche non se ne vedono. Sono molto dimagrito, sembro un filo della mia tela.

Si parla tanto, oggi, di come creare relazioni positive a scuola e tra scuola e famiglia. Lei, da insegnante, quali riflessioni ha maturato sull'argomento? E quali consigli darebbe agli insegnanti per creare un buon clima a scuola?

La cosa migliore è aprire al scuola, coinvolgere i genitori disponibili in tanti aspetti della vita scolastica, anche in certi aspetti didattici. Il genitore non deve venire a scuola solo per chiedere informazioni sul processo formativo, ma può partecipare egli stesso al processo formativo.
Gli insegnanti devono lavorare di più sul clima della scuola. Non si tratta di impartire dei saperi, ma appunto di creare un clima nel quale tra l’altro si apprendono delle cose. Alla fine più che di buona scuola abbiamo bisogno di buona vita. Non bisogna mai dimenticarsi che si apprende per vivere meglio. Insomma, l’essere conta più del dire.

Le chiediamo per finire un ricordo e un sogno. Il ricordo è il più bello di quando era bambino a scuola. Il sogno è della scuola dove le piacerebbe insegnare: com'è fatta, chi c'è, come si fa...

Io non ho bei ricordi della scuola, sono stato sfortunato. Il maestro delle elementari era molto violento e quei tempi non era una scandalo avere un maestro violento. Anche alle medie il preside era un tipo che creava un clima difficile, sia per gli insegnanti che per gli allievi.
Sulla scuola che sogno ci sarebbe da scrivere un libro. Sinteticamente posso dire di avere già risposto un poco prima. Credo che il primo compito della scuola sia proprio quello di ravvivare il senso di comunità che si sta pericolosamente spegnendo. Credo sia opportuno allungare i tempi di apertura delle scuole: per me dalle otto del mattino alle nove di sera in un edificio scolastico deve sempre accadere qualcosa di più delle usali azioni didattiche. Innaffiare le piante o giocare a ping pong, fare un corso di computer per anziani o allestire un piccolo spazio per fare musica. Sogno una scuola che metta insieme il computer e il pero selvatico, un posto dove si impara a cucinare, a potare un albero, a parlare coi ragazzi stranieri. Aprire le aule, aprire gli edifici, rendere gli spazi scolastici i più belli del posto in cui si vive.

[Intervista a cura di E. Frontaloni]

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