La "valutazione mite" alla scuola dell’infanzia: osservare senza etichettare

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La "valutazione mite" alla scuola dell’infanzia: osservare senza etichettare

Valutare per scoprire i diversi stili cognitivi, i talenti, le attitudini. Con un processo di incoraggiamento e di sostegno alla crescita. Intervista a Cinzia Mion

gruppo sezione infanzia bambini

Osservazione. Fiducia. Incoraggiamento. Sono queste le parole che secondo Cinzia Mion, formatrice, psicologa, dirigente scolastica, dovrebbero accompagnare la valutazione.  "All’interno di qualsiasi processo di educazione/istruzione - spiega - la valutazione dovrebbe rispondere alle domande: dove voglio andare? Come desidero accompagnare i bambini e verso cosa? La valutazione orienta la progettazione, si impegna a rilevare punti di forza o punti critici ed è alla base del processo di miglioramento". Cinzia Mion lavora da anni attorno all'idea e alla pratica nelle scuole di una valutazione mite: le chiediamo di spiegarci in che cosa consiste.

Quale idea di valutazione trova sia sensata nella scuola dell’infanzia?

Secondo me alla scuola dell’infanzia, al di là di cosa dicono le Indicazioni nazionali che ne individuano la valenza formativa ("la valutazione riconosce, accompagna, descrive e documenta i processi di crescita…" ecc.),  la pratica della valutazione dovrebbe essere soprattutto la conseguenza di una attenta e peculiare osservazione da parte dell’insegnante in grado di cogliere la differenza tra una abilità o competenza già padroneggiata ed una nuova che si sta affacciando o che è in via di consolidamento.
Il riferimento è ovviamente alla zona di sviluppo prossimale di vigotskiana memoria. Con ciò intendo rilevare ciò che in genere già fanno le brave docenti della scuola dell’infanzia che intervengono orientando le pratiche didattiche a far evolvere i bambini e le bambine all’interno di uno sviluppo e una crescita da loro sollecitata e facilitata, senza eccessive stimolazioni precocistiche. Insieme a questa basilare capacità professionale di “sostenere” (scaffolding) l’apprendimento dei bambini dovrebbe apparire anche un atteggiamento importante che riguarda la formazione personale del docente.

Cosa si intende per "valutazione mite”?

Per valutazione mite si intende una valutazione che non etichetta, non semplifica, non si appoggia a verifiche o a strumenti osservativi preconfezionati da utilizzare a mo’ di schede individuali su cui crocettare la presenza o assenza di determinate abilità ricavandone quasi un documento di misurazione sommativa.
Per valutazione mite si intende l’eventuale rilevazione dell’inibizione o della difficoltà o della lenta esecuzione di una determinata attività non per sanzionarla ma per far uscire dallo sfondo la richiesta implicita di aiuto in modo che in tempo reale l’insegnante sappia trovare la strategia adeguata per prendersi “cura” del disagio eventuale emergente o del ritmo di sviluppo un po’ più lento. L’autointerrogazione serve a capire se la strategia adeguata ed eventualmente alternativa è già a disposizione dell’ insegnante o se deve essere cercata altrove. Capire se emerge il bisogno di imparare a osservare meglio o adottare approcci diversi significa autovalutarsi, individuando i propri bisogni formativi.

Potrebbe definirne le caratteristiche e lo scopo?

All’interno della valutazione mite non si cerca di rilevare solo le difficoltà ma anche i diversi stili cognitivi, i talenti emergenti, le attitudini. Essa non poggia sulla rilevazione negativa della prestazione scadente ma sul processo di incoraggiamento, pilastro essenziale del sostegno alla crescita e a qualsiasi autentico ambiente di apprendimento. Ogni bambino ha la sua zona di sviluppo prossimale ed ogni bambino deve essere incoraggiato a migliorare. Nel processo di incoraggiamento l’insegnante deve essere disponibile sempre ad essere spiazzato da qualche atteggiamento o comportamento dei bambini, deve essere disponibile alla sorpresa e alla meraviglia. È infatti dalla sorpresa rispetto a piccole competenze inattese (che magari non appartengono al campo in quel momento osservato), ai piccoli miglioramenti che improvvisamente appaiono che sorge la fiducia che l’insegnante trasmette ai bambini nella loro crescita ed evoluzione, nel fatto che qualsiasi difficoltà ed impaccio sono comunque reversibili.

Cosa può apprendere l’insegnante attraverso la pratica della valutazione?

Attraverso la valutazione mite si apprende l’abitudine personale ad autointerrogarsi e, di conseguenza, ad autovalutarsi: aspetti fondamentali della professionalità docente, auspicabili in ogni ordine di scuola.

Leggi anche:  Compiti autentici di realtà nella scuola dell'infanzia

 

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Chiara Tacconi: 23 Aprile 2018 Articoli

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