La scuola si valuta. Nuove sul Rav e sui nuclei esterni di valutazione

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La scuola si valuta. Nuove sul Rav e sui nuclei esterni di valutazione

Intervista ad Anna Maria Ajello

Nuclei esterni di valutazione e RAV: quali benefici per studenti, genitori e insegnanti? Maria Pia Bucchioni ne parla con Anna Maria Ajello, presidente INVALSI e docente all'Università "La Sapienza" di Roma. 

Ajello

Le scuole stanno ricevendo in questi giorni le visite dei nuclei esterni di valutazione. Si tratta di una novità rispetto al passato. In che modo le visite possono concretamente migliorare la scuola italiana e il lavoro di insegnanti e dirigenti?

Le visite esterne condotte dai team hanno l’obbiettivo di ripercorrere l’autovalutazione che la scuola ha fatto, utilizzando tutte le informazioni in loro possesso, oltre ai dialoghi con i diversi esponenti della scuola stessa; si tratta perciò di una sorta di validazione dell’autovalutazione compiuta dalla scuola.
Lo spirito è quello di realizzare uno scambio alla pari in cui sia possibile confrontare le diverse opinioni, se ci sono, e rilevare gli aspetti critici e quelli positivi.
Se ci sono discordanze sugli aspetti critici, i team le segnaleranno alle scuole e ciò sarà fatto anche mediante un report che entro il mese successivo sarà presentato e discusso con il dirigente scolastico e lo staff che lo coadiuva.
Da parte dei docenti e del dirigente non c’è nulla da temere quindi e, come si è già rilevato nelle precedenti sperimentazioni, le scuole quando riconoscono un interlocutore affidabile sono molto ben disposte al confronto e al dialogo. Il miglioramento prodotto dalla visita dei nuclei, pertanto, sarà quello implicito nello scambio di idee con persone che dall’esterno possono anche rilevare aspetti che nella quotidianità sfuggono: è un po’ la funzione antropologica che viene esercitata da chi con il proprio sguardo funge da specchio per l’interlocutore. In tal senso anche i team di valutazione esterna dal confronto possono meglio riconoscere le caratteristiche del processo di autovalutazione condotto dalla scuola.

Apriamo il capitolo RAV, il Rapporto di autovalutazione. Si tratta dell'ennesima incombenza burocratica cui far fronte? O ha prodotto reali benefici per gli attori del mondo della scuola?

La stesura del Rapporto di autovalutazione è stato un impegno che le scuole hanno svolto molto seriamente. La possibilità di compilazione on line ha ridotto di molto il peso della scrittura e la sensazione di un adempimento perchè, sebbene il format sia corposo (i 49 indicatori sono davvero tanti, ma prima di selezionarli ulteriormente è bene analizzare la loro funzionalità), tuttavia induce i compilatori a riflettere sulle diverse componenti che entrano in gioco nell’esercizio della loro professione. Le caratteristiche del contesto, gli esiti, i processi educativi, didattici e gestionali sono entrati così nel panorama della loro riflessione. Come ci è stato detto in diverse occasioni, questa operazione ha consentito il dialogo tra docenti e con il dirigente su diversi aspetti che così complessivamente non erano mai stati prima considerati. In altre parole, la compilazione del RAV ha consentito di ancorare le riflessioni di ciascuno e di poter tornare sulle proprie considerazioni in base a questo “oggetto condiviso” per usare una metafora propria della psicologia socio-culturale.
Per studenti e genitori l’accesso ai dati del RAV, che come si sa è presente sul portale “Scuola in chiaro” del MIUR, costituisce un modo per guardare più da vicino la scuola che frequentano perchè se ne possono individuare le diverse caratteristiche.
Proprio la ricca articolazione di tali caratteristiche esclude la possibilità di introdurre gerarchie tra le scuole, poichè sono diversi gli aspetti che si possono apprezzare; da questo punto di vista la possibilità di riconoscere i molteplici temi, potrà garantire un dialogo più informato tra le diverse componenti della scuola, senza aprioristiche prese di posizione.

L’autovalutazione e la valutazione di sistema, dunque, sono utili anche al lavoro dei docenti...

Sì. I dati che si forniscono ai docenti relativi agli apprendimenti degli studenti e la possibilità di riflettere sul proprio lavoro pensando alla compilazione del RAV spingono a riconoscere come primaria la funzione di induzione di riflessione che si assegna alla valutazione. In altre parole, tanto gli esiti degli studenti, quanto la riflessione sulle pratiche professionali dovrebbero promuovere la messa in atto di piani di miglioramento per avviare i cambiamenti positivi che sono la giustificazione fondamentale dell’esistenza della valutazione. Il fatto poi che il MIUR abbia scelto questo approccio, che recepisce di fatto gli esiti dei Paesi che da più tempo usano la valutazione, rende ancora più innovativo il processo appena iniziato.  

Gli insegnanti della scuola dell'infanzia si lamentano di essere stati "tagliati fuori" dal RAV. Ci sono novità al proposito? 

Il Format del RAV è stato modificato in alcune parti per meglio adattarsi anche alla scuola dell’infanzia. Quest’anno si è avviata una apposita sperimentazione in alcune scuole in tal senso; non si è voluto perciò tagliar fuori la scuola dell’infanzia, che al contrario in Italia e all’estero ha un ampio riconoscimento del ruolo che esercita, ma si è trattato di una scelta dovuta all’intensità del lavoro per la messa a punto del format generale che ha implicato una scelta di articolazione temporale di questo tipo; alla fine del prossimo anno scolastico avremo anche la versione definitiva del RAV per le scuole dell’infanzia, utilizzabile anche da scuole costituite da una sola sezione.
Ci tengo tuttavia a sottolineare che la dimensione di promozione della riflessività dei docenti che è la funzione principale del format del RAV nella scuola dell’infanzia non implica affatto il riferimento a prove per i bambini e le bambine di questo livello scolare. L’INVALSI segue con attenzione il dibattito internazionale su questi temi e prende parte attiva ai diversi gruppi scientifici ma non intende farsi coinvolgere in nessun modo nella preparazione di prove rivolte a questo livello scolare in Italia.

[intervista a cura di N. Scalzi]

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