Convivere nel gioco: la condivisione delle regole

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [VPDZ3Z6Y] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [HB8LZ7H3] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [DQ493A47] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Convivere nel gioco: la condivisione delle regole

La sfida dell’adulto deve essere quella di non calare decisioni dall’alto, ma aiutare i bambini a trattare le modalità di svolgimento, sperimentare la gioia e la sconfitta, riflettere alla fine e ascoltare le loro opinioni. Di Antonio Di Pietro, pedagogista

gioco bambini all aperto

Nel cammino di crescita di una persona, a un certo punto della vita arriva un qualcosa di fondamentale: la necessità di una contrattazione. Da che mondo è mondo, mettersi d'accordo non è una cosa semplice. Decidere insieme a cosa giocare, dove giocare, concordare le misure del campo di gioco e conquistarsi un ruolo sono fondamentali competenze sociali. Competenze che possono emergere in piccolo gruppo, mentre in grande gruppo bisogna prendere per buono ciò che dice il conduttore del gioco (animatore, insegnante, educatore, genitore...).

La sfida educativa che un adulto può lanciare è quella di prevedere un momento (in piccolo gruppo) dedicato alla contrattazione e alla condivisione delle regole. E già questo è un gioco molto interessante e coinvolgente. Un gioco che aiuta a sperimentarsi con leggerezza in uno degli elementi più complessi dello stare al mondo: la convivenza. Evitare questo gioco può significare considerare i bambini soltanto come esecutori. Così, a lungo andare, cresciamo persone che avranno bisogno di avere sempre qualcuno che gli dica cosa fare o, ancora peggio, persone che nel momento di organizzarsi in autonomia vanno in tilt reagendo in modo passivo o aggressivo.

"Il gioco con le regole"

Dopo il gioco della condivisione delle regole, inizia – finalmente – quello che gli adulti chiamano “gioco”: il gioco con le regole. Ma se osserviamo, ancora una volta, i bambini giocare in autonomia, noteremo che questo momento di “vero e proprio” gioco dura pochissimo. In questi attimi succede di tutto: piaceri e dispiaceri, vittorie e sconfitte, incontri e scontri, gioia e rabbia, allegria e disperazione. Un breve e intenso momento ludico a conferma che “il gioco è bello quando dura poco”.

Se vogliamo far giocare tanti bambini e fare anche in modo che ognuno possa giocare tutti i ruoli del gioco (ad esempio fare sia la guardia che il ladro) il gioco diventa noioso, ovvero i bambini iniziano a fare di tutto per provare a uscire dalle regole del gioco (non rispettandole, dissacrandole, non considerandole). Chiedere di continuare a giocare perché tutti devono provare tutti i ruoli è una strana forma di democrazia.

Quando termina il gioco con le regole, riprende il gioco delle parti dove si commenta ciò che è avvenuto durante gli attimi ludenti appena vissuti: «Te però non mi avevi preso», «Domani lo rifacciamo?», «Non è giusto!»... Uno scambio verbale che alimenta la consapevolezza delle proprie e altrui azioni, dei propri e altrui pensieri, delle proprie e altrui emozioni. Un momento in cui soffermarsi a riflettere, a esprimere il proprio pensiero e ad ascoltare l'altro.

Il "dopogioco"

Un gioco non finisce quando si smette di giocare. Dare valore a questa dimensione ludica, cioè alla “regola” che dopo il gioco è importante dedicare del tempo per dire com'è andata è un'occasione molto importante a livello educativo. A tal punto, che questo “spontaneo” modo di discutere sul gioco è diventato un metodo pedagogico denominato “debriefing” e, nello specifico, “dopo gioco”. Questo metodo, che può svolgersi immediatamente dopo un'esperienza o poco più tardi, include il ricordo guidato, l'autoriflessione, la riflessione e l'analisi ponendo alcune domande del tipo: «Come vi sentite?», «Che cosa è successo?», «Vi sembra che...?», «Ti è già capitato qualcosa di simile?», «Che cosa fareste in modo diverso?», «Che cosa succederebbe se...?».

E la regola di questo “giocare a pensare” è una sola: le risposte vanno ascoltate senza intervenire. Una sola e difficile regola valida sia per i bambini che per gli adulti,
Dunque, a seguito di questo ragionamento, “il gioco è bello quando dura poco” significa che per i bambini molto spesso pare quasi secondario svolgere un gioco con un inizio, uno svolgimento e una fine, ma è ancora più importante ciò che avviene prima (la costruzione e la condivisione delle regole) e ciò che avviene dopo (l'appropriazione e l'elaborazione delle regole). Dimensioni ludiche possibili se ci sono le condizioni per poter comunicare in maniera efficace e coinvolgente.

Quante possibilità diamo ai bambini di farli discutere sulle regole da applicare, modificare, rispettare? Proporre ai bambini un qualsivoglia gioco, trascurando la fase preparatoria e la fase del dopo gioco, non li aiuta ad apprezzare il significato delle regole se queste calano dall'a(du)lto.

 

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

Condividi

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola