A scuola in Cina

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Mariassunta Peci, pedagogista esperta di processi educativi e formativi, ci racconta la Scuola italiana D’Ambasciata a Pechino che coordina: un contesto di interazione permanente tra bambini, educatori, genitori e il territorio cinese con le sue istituzioni.

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Come, quando e perché è nata l'idea di una scuola italiana a Pechino?

Nel 2007, nell’ambito delle attività del Master di II Livello “Global management: società, diritto ed istituzioni della Cina Contemporanea”, organizzato dall’Università degli Studi Roma TRE, l’Università L’Orientale di Napoli e l’Università Cà Foscari di Venezia, svolsi uno studio su come e perché costituire una scuola italiana in Cina. Questo studio nacque dalla semplice constatazione che, nonostante si stessero intensificando le relazioni commerciali e culturali tra il nostro Paese e la Cina, non vi era in Cina (ed in tutta l’Asia Orientale) una scuola italiana, mentre esistevano già da molto tempo numerose scuole di paesi anglosassoni (USA, UK, Australia, Canada, ecc), europei (Francia, Germania, Russia, ecc) e asiatici (Giappone, India, Pakistan, ecc).
Nel 2012, quando arrivai a Pechino, utilizzando gli esiti dello studio, realizzai un progetto esecutivo per l’istituzione di una scuola italiana in Cina. Tale progetto, fatto proprio dall’Ambasciata d’Italia in Cina grazie alla sensibilità di un illuminato uomo d’affari italiano che ha inteso finanziarlo con la sola condizione che dovesse avere un carattere non profit, si è poi concretizzato nel settembre del 2015 con l’inaugurazione della prima scuola italiana in Asia Orientale. Al progetto ha partecipato attivamente la Camera di Commercio Italiana in Cina, anche attraverso l’impegno personale del segretario generale della Camera, Giulia Ziggiotti, che ha messo a disposizione della scuola le proprie competenze per gli aspetti amministrativi e gestionali.
L’istituzione di una scuola italiana a Pechino è stata una risposta concreta a molte esigenze. Innanzitutto, un atto dovuto per rafforzare l’immagine del nostro Paese in Cina e nel mondo. La scuola intende essere una dichiarazione aperta e tangibile del riconoscimento di un territorio, delle sue potenzialità, della volontà di rafforzare con ancor più determinazione le relazioni diplomatiche tra l’Italia e la Cina, nel tentativo di colmare un divario tra l’Italia e gli altri Paesi del G7 i quali da anni hanno una rappresentanza di scuole nelle maggiori città cinesi.
L’istituzione di una scuola italiana potrebbe incoraggiare gli imprenditori italiani a venire in Cina ed allungare il periodo di permanenza medio, favorendo così la performance dei propri investimenti. Infatti, uno dei problemi che limita il successo delle iniziative imprenditoriali italiane in Cina è proprio il frequente turnover dei manager, spesso costretti a lasciare la propria famiglia in Italia per ragioni legate all’istruzione dei propri figli.

Una scuola italiana assicurerà un servizio educativo alle tante famiglie, che stanno allungando il proprio periodo di permanenza in Cina, ma che hanno difficoltà a pagare le rette sempre più costose delle scuole internazionali. A tale riguardo sono stati segnalati alcuni ritorni forzati in Patria, da parte di nostri connazionali, a causa di questo problema.
Inoltre, non possiamo dimenticare i figli delle coppie miste che hanno deciso di stabilire in Cina la loro dimora abituale ma che sentono di voler trasmettere, ai propri figli anche un mondo valoriale e culturale italiano/europeo.
Questa scuola potrebbe, altresì, contribuire alla diffusione e alla promozione della lingua e della cultura italiana. Le scuole italiane all’estero, con le proprie offerte di lingua e di cultura italiana, sono preziose per l’integrazione e per l’intercultura.
La scuola, inoltre, ha scelto di avviare una collaborazione con Reggio Children, eccellenza della pedagogia italiana nel mondo, per poter assicurare standard di qualità nella didattica e per offrire a una importanta esperienza educativa italiana come quella di Reggio di essere conosciuta meglio anche in Asia.

Quali bambini frequentano la scuola italiana? E come sono scelti gli insegnanti?

I bambini che frequentano la scuola italiana sono figli di connazionali che per motivi di lavoro si sono trasferiti a Pechino; figli di coppie miste, spesso con padre italiano e madri cinesi, russe svedesi, americane, ecuadoregne, africane, norvegesi. Abbiamo, inoltre, figli di diplomatici americani, francesi, inglesi, croati e peruviani.
Tenendo conto di questa realtà così interessante, ma così complessa, il fine educativo della nostra scuola è quello di promuovere lo sviluppo globale dei bambini e delle bambine che vivono a Pechino, creando per loro percorsi di insegnamento/apprendimento che tengano conto della loro realtà di bambini “Ibridi culturali”, “individui di terza cultura” ossia bambini che vivono fuori dal loro Paese di origine (spesso passando da una nazione all’altra o da un continente all’altro), che si avvicinano e conoscono più di una cultura, che sono stati esposti ad una cultura diversa da quella di origine prima di essersi formati un’identità stabile e di crescere, quindi, plasmati in modo ibrido.
Una scuola che ha, dunque, una forte connotazione internazionale, che pur avendo radici italiane sappia rispondere alle esigenze di ciascun allievo e delle rispettive famiglie, che riconosca l’identità di ciascuna cultura, delle diverse tradizioni, in una visione di dialogo, di scambio e di crescita che sappia valorizzare e ritrovare nei Principi universali radici comuni.
Per assicurare a questi bambini il raggiungimento di tali obiettivi formativi abbiamo deciso di individuare dei profili professionali adatti ad assicurare alti standard di qualità dell’offerta formativa e didattica. A tal fine sono state selezionate delle insegnanti che avevano avuto precedenti esperienze didattiche, in possesso del diploma di laurea e di corsi di specilizzazione post universitari dedicati alla didattica. La loro selezione è avvenuta, attraverso un bando pubblico, mediante la valutazione dei titoli di studio e professionali e un colloquio attitudinale.
Ciascuna insegnante, le assistenti delle insegnanti, l’atelierista (insegnante artista), la cuoca hanno seguito un corso intensivo di formazione a Reggio Emilia. Inoltre, per i primi 4 mesi di attività scolastiche hanno seguito un percorso formativo sul campo, a Pechino, attraverso il metodo della ricerca-azione, con il supporto di pedagogiste provenienti dalle scuole di Reggio. Anche per il prossimo anno saranno previsti altri momenti formativi prima dell’inizio delle attività scolastiche e durante l’anno scolastico.
L’aggiornamento e la formazione professionale degli insegnanti diventano condizioni indispensabili e irrinunciabili per realizzare un progetto educativo di ricerca continua. Inoltre, la formazione è permanente e prevista all’interno dell’orario di lavoro ed è organizzata collegialmente nei suoi contenuti, nelle sue forme e nelle modalità di partecipazione; si sviluppa prioritariamente nell’azione quotidiana attraverso le pratiche riflessive dell’osservazione e della documentazione e trova nell’aggiornamento settimanale l’occasione privilegiata di approfondimento e condivisione.

Ci racconterebbe in breve come sono strutturate la scuola dell'infanzia e primaria quanto a monte ore, insegnanti, discipline e campi d'esperienza, metodologie?

La scuola, che ha avviato le procedure per ottenere la parificazione in qualità di scuola italiana all’estero, si è ispirata ai principi della Costituzione italiana. I suoi fini istituzionali, le scelte educative, didattiche ed organizzative si snodano attraverso una programmazione curriculare che la scuola adotta nell’ ambito della sua autonomia didattica e organizzativa in attuazione delle Indicazioni Nazionali per il Curricolo. Il piano dell’offerta formativa si presenta aperto, flessibile e disponibile al dialogo con il territorio, la storia e la cultura cinese. Il piano formativo porta con sè e dentro le proprie scelte i valori più alti della nostra cultura dell’infanzia e per l’infanzia, uno spazio di condivisione e di riflessione capace di accogliere la miriade di suggestioni, incontri e stimoli che un bambino che vive a Pechino oggi può sperimentare. Accanto alla nostra cultura, ai nostri saperi, abbiamo lasciato spazio a una pedagogia dell’incontro, della differnze culturali, dell’intercultura e in questo percorso un approccio pedagogico come quello di Reggio Children ci permette una flessibilità, un’apertura e uno scambio continuo con altri modelli o esperienze pedagogiche internazionali. In particolare, a Pechino, un ambiente fortemente internazionale, dove i cambiamenti sono la base di processi di crescita, non solo economica ma anche culturale.

La scuola si è sviluppata per il primo anno su due sezioni: infanzia e prima classe della scuola primaria. Ogni nuovo anno scolastico saranno aggiunte differenti classi fino a completare il primo ciclo della scuola primaria. Essa si caratterizza per essere bilingue (italiano –inglese) con un approccio alla lingua e alla cultura cinese. La scelta di una scuola bilingue (italiano – inglese) vuole, appunto, rispondere a un’esigenza di internalizzazione e di bisogno di dare continuità linguistica a bambini “nomadi globali”, così come l’approccio alla lingua cinese vuole essere un continuum con il territorio cinese e con le esperienze che tutti i bambini di Pechino hanno con la lingua cinese nella loro vita quotidiana.
Le attività didattiche si sviluppano su 37.5 ore settimanali, dal lunedì al venerdi, dalle ore 8.00 alle ore 15.30.

Nelle due sezioni, dell’infanzia e primaria sono presenti, con momenti di compresenza e attraverso una programmazione per aree disciplinari e campi di esperienza, due insegnanti di lingua italiana, una insegnante madrelingua inglese, un insegnante di lingua cinese, una insegnante di religione e un’atelierista. Le due sezioni possono contare sul supporto di due assistenti.
Le insegnanti lavorano 40 ore settimanali suddivise tra attività didattiche frontali, attività di ricerca, attività di progettazione, documentazione, attività di autoformazione e formazione.
Per questo anno scolastico sono stati iscritti 30 bambini, 22 nella sezione dell’infanzia e 8 nella prima classe della primaria. Per l’anno scolastico 2016/2017 il numero dei bambini iscritti è di 58.

Quali strumenti didattici vengono utilizzati?

La scuola ha scelto di dotarsi di diversi strumenti e supporti didattici per facilitare le attività di insegnamento-apprendimento:

  • Biblioteca dell’Istituto
  • 5 lavagne multimediali, Fotoriproduttore, registratore, 10 computer, 2 televisori, videoregistratori, lettori DVD, materiale per atelier digitale e atelier dei colori e dei materiali, strumenti musicali, antenna parabolica, fotocamere, videocamere.

Inoltre, la scuola ha al suo interno:

  • Un atelier, uno spazio dedicato alla didattica teso a fovorire l’incontro tra la pedagogia e la creatività artistica come visibilità dei percorsi didattici e valorizzazione dei processi di apprendimento in atto attraverso linguaggi diversi e in una relazione di interdisciplinarietà. Di conseguenza, non come momento specifico di acquisizione di abilità, ma come strategia integrata di apprendimento e costruzione di competenze.
  • Le proposte e le attività di laboratorio/atelier sono parte strutturale e strutturante dei progetti didattici delle classi/sezioni; non come momenti separati, specifici, rigidamente calendarizzati, ma pensati in connessione tematica e temporale con le attività delle classi.
  • Un atelier digitale, uno spazio di condivisione e di socializzazione che aumenta per i bambini la possibilità di esplorazione della realtà, apre a immaginari, a possibilità tecniche, espressive ed estetiche. E’ occasione per ripensare all’idea di rappresentazione e simulazione. Consente un approccio ecologico constestualizzato alle tecnologie intese come linguaggi connettori di saperi e di esplorazioni multidisciplinari. Ad esempio: esplorazione della grafica digitale in 2D e 3D, approccio scientifico al fenomeno della luce, giochi simbolici e di simulazione, attraverso strumenti come computer, video proiettore, tavoletta grafica, fotocamera digitale, webcam, lavagna e tavolo luminoso, specchi…
  • Atelier cucina, si configura anche come possibile atelier sia per progetti con gruppi di bambini che come momento di coinvolgimento delle famiglie per aggiornare e compartecipare le conoscenze, promuovere una dimensione più complessa e simbolica dell’alimentazione in sintonia con una sensibilità ecologica, capace di ascolto nei confronti dell’ambiente e di tutti i soggetti in relazione.

La cucina, in un contesto come quello cinese, è anche un modo di aprire la scuola all’esterno e di farla diventare un punto di riferimento della comunità italiana. Nel mese di giugno, ad esempio, è stata organizzata presso la scuola una cena dell’Accademia Italiana della Cucina denominata “I sapori dell’infanzia”, in cui si è mostrata alla comunità italiana l’attenzione alla educazione alimentare, alla qualità del cibo e al gusto che la nostra scuola offre ogni giorno ai propri allievi.

Quali sono i progetti per favorire i dialoghi tra le due lingue e le due culture?

La Scuola Italiana d’Ambasciata è pensata come un contesto di interazione permanente tra i soggetti protagonisti, bambini, educatori, genitori e il territorio cinese con le sue istituzioni, dove ognuno è portatore di proprie competenze e propri diritti che trovano nel servizio educativo ascolto, accoglienza e possibilità di sviluppo.
Per promuovere e favorire il dialogo tra le due culture abbiamo inserito nel nostro curricolo l’insegnamento della lingua e della cultura cinese sia nella sezione dell’infanzia che in quella della prima classe della primaria. Inoltre, abbiamo attivato un corso pomeridiano aggiuntivo di lingua cinese, che è stato accolto con grande entusiasmo soprattutto dalle famiglie composte da coppie miste. Per i bambini che vivono immersi nella realtà cinese, l’incontro con la lingua è quotidiano e naturale, per valorizzare ancora di più questo aspetto della vita dei nostri bambini, durante questo anno scolastico abbiamo realizzato dei progetti di scambio culturale con altre scuole cinesi in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. Abbiamo avuto degli incontri con diverse istituzioni cinesi che sono interessate al nostro approccio pedagogico e stiamo progettando per il prossimo anno dei momenti di didattica laboratoriale sulla lingua italiana e cinese. Per novembre all’interno dell’evento “La settimana della cucina italiana nel mondo” in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura di Pechino, l’Accademia Iitaliana della cucina di Pechino e una rappresentanza di bambini provenienti da diverse scuole primarie di Pechino organizzeremo un evento dedicato al cibo della tradizione italiana. Non è difficile favorire il dialogo con i cinesi, alcune affinità con la nostra cultura e una grande apertura di questo popolo, oltre al desiderio di confrontarsi con realtà internazionali, favoriscono i nostri progetti interculturali.
La scuola italiana è un esempio concreto di come la lingua e la cultura possano essere dei pilastri fondamentali per la costruzione di ponti tra le culture.

La scuola italiana di Pechino ha qualcosa da insegnare alla scuola italiana d'Italia? E che cosa, viceversa, la scuola italiana d'Italia può ancora insegnare e proporre a quella italiana di Pechino?

I risultati raggiunti al termine di questo primo anno sono positivi, aver raddoppiato il numero degli iscritti ci rende orgogliosi del lavoro fatto, ma questi risultati sono un incentivo per continuare la nostra ricerca per una didattica innovativa, per ampliare le proposte formative che possano essere sempre più rispondenti alla complessità della realtà cinese.
Credo che la scuola italiana di Pechino non abbia molto da insegnare alla scuola italiana, essa trae origine e ispirazione dall’esperienza pedagogica italiana.
E’ una istituzione scolastica che non solo parla italiano ma ha ereditato e ha cercato di portare nella reltà cinese i programmi italiani e ciò che la ricerca italiana in campo educativo continua ad offrire, senza, tuttavia, dimenticare l’importanza degli scambi con i centri di ricerca didattica e le realtà scolastiche cinesi. Consapevoli di questa grande opportunità di confronto e di crescita, fin dallo studio di fattibilità, che abbiamo realizzato prima dell’apertura della scuola, abbiamo cercato un dialogo con le istituzioni scolastiche cinesi, le Università, le Istituzioni italiane e cinesi e con altre scuole internazionali presenti a Pechino attraverso scambi culturali, visite, progetti comuni.
Alla luce di questa, seppur breve, esperienza parteciperei alle scuole italiane una riflessione su come l’apertura con il territorio, l’ascolto, il dialogo e la collaborazione con altre realtà educative siano stati e continueranno a essere una grande opportunità per la Scuola Italiana d’Ambasciata di Pechino.
Il dialogo e gli scambi culturali ci hanno permesso di aprirci continuamente ad altre metodologie, ci hanno messo in contatto con altri approcci pedagogici. Altresì, hanno offerto agli insegnanti e ai bambini la possibilità di poter sperimentare un ventaglio di esperienze formative che contribuiranno a rendere, certamente, più amplia e efficace la nostra didattica oltre che a far diventare i nostri bambini e le nostre bambine sempre più cittadini del mondo pur senza mai rinunciare alla radici e ai valori italiani.

Per saperne di più

[intervista a cura di N. Scanzi]

Mariassunta Peci: 21 Giugno 2016 Articoli

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