Ma come valutiamo quest'anno? Verso la primaria

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Ma come valutiamo quest'anno? Verso la primaria

La "valutazione mite", i documenti, la formazione delle classi. E le proposte per accompagnare bambine e bambini. Di Maurizia Butturini

gruppo bambini amicizia Dondoli

In queste settimane accompagniamo i bambini al passaggio alla scuola primaria e concludiamo un anno scolastico così particolare e difficile: ecco che ci troviamo a documentare i profili e i fascicoli personali dei bambini.

Molti insegnanti stanno riflettendo e ragionando su come compiere questa operazione che avviene in una situazione nella quale manca un pezzo di storia e di esperienza educativa:

  • Come possiamo realizzare questi documenti nel rispetto del bambino e del suo futuro scolastico? E di tutti i bambini, quelli disabili, in difficoltà o che non hanno partecipato alla didattica di vicinanza?
     
  • Utilizziamo i fascicoli che avevamo scelto e iniziato a compilare o troviamo una alternativa?
     
  • Secondo noi sono validi i colloqui con lo scambio di informazioni sul bambino? E con chi farli?
     
  • Come rispondiamo alle richieste dei colleghi della primaria, spesso rivolte solo alla necessità di formare le classi?
     
  • Che tipo di valutazione è più corretto attuare? Qual è la valutazione più onesta e fattibile?
     
  • Come fare in modo che questa operazione sia di aiuto e di scambio riflessivo con le famiglie e i bambini?

Troviamo un senso alla valutazione

L’invito rivolto a tutti è stato quello che i nostri pensieri fossero dedicati in modo particolare e profondo ai bambini. 
In questo periodo stiamo decidendo come compilare i fascicoli personali dei bambini e abbiamo dubbi e perplessità su come poterlo fare.

Accade che i colleghi della scuola primaria presentino e richiedano la compilazione di una scheda con indicatori a crocette. In questo caso lo scopo non è conoscere veramente il bambino ma sapere se ci sono problemi e come formare le classi. Può essere un’esigenza legittima formare dei buoni gruppi ma questo si può fare anche senza frammentare e giudicare i bambini.

La decisione su come agire la prendiamo in collegio, trovando assieme il senso di una valutazione che necessariamente dovrà avere caratteristiche differenti dagli scorsi anni.

Chiediamoci: veramente la facciamo per formare le classi o la facciamo per restituire ai bambini la loro storia personale e renderli più consapevoli delle potenzialità, delle competenze, della loro possibilità di farcela ad affrontare quello che li aspetta? 

Non sarà possibile tracciare un profilo del bambino che sia esaustivo di tutte le abilità e competenze; ma abbiamo conosciuto i bambini, sappiamo quali sono i loro punti di forza e le fragilità, magari abbiamo avuto da loro dei segnali anche durante questi mesi di didattica a distanza e sappiamo quali strategie funzionano meglio per aiutarli in caso di difficoltà.

Completare il fascicolo del bambino, anche non utilizzando il documento di passaggio, cioè lasciandolo incompleto ma aggiungendo una sintesi che faccia un punto finale sulla storia di ognuno, è un nostro dovere. Facciamo riferimento alla realtà vissuta, fidiamoci dei nostri ricordi e guardiamo gli appunti osservativi raccolti nel tempo.

Quale valutazione?

Scegliamo di mettere in atto una valutazione mite (come ha scritto per noi Cinzia Mion) e proattiva.

Per valutazione mite si intende una valutazione che non etichetta e non usa scale misurative. Attraverso l’osservazione del bambino facciamo affiorare i diversi stili cognitivi, i talenti emergenti, le attitudini; anche le difficoltà, per evidenziare la richiesta di aiuto che il bambino ci pone e individuare le strategie per rispondervi.

Come nella valutazione proattiva, lo scopo è mettere il bambino nelle condizioni di affrontare bene nuovi passi e azioni, sottolineando il positivo, dandogli la consapevolezza che può riutilizzare ciò che ha imparato in situazioni nuove. La valutazione proattiva pone in luce quello che il bambino è riuscito a realizzare, i suoi progressi, anche piccoli; lo gratifica e lo sostiene nel suo impegno ad apprendere e nella sua motivazione, incoraggiandolo verso il futuro.

Una bella riflessione:

“Certo l'unica forma di valutazione possibile del percorso compiuto dai bambini, valutazione formativa e non solo degli esiti, possiamo poggiarla sulle reazioni, le risposte date dai bambini (un feedback lo abbiamo avuto: foto, disegni, videoregistrazioni, collegamenti in piattaforma...) intese non solo come performance ma come fattori che evidenziano un certo grado di coinvolgimento, di entusiasmo, un interesse particolare a questo o a quell'altro. A stare bene attenti, nonostante l'intervento dei genitori che sicuramente in questo momento è molto presente, la nostra esperienza e sensibilità di insegnanti ci può aiutare a carpire qualcosa che va oltre il visibile, il quantificabile, intuire a partire dai segnali che abbiamo ricevuto, qualcosa che ci parla della sostanza, di come sono e di cosa hanno dentro i bambini... Qualcosa che ci orienta, in questo momento in cui tutto sembra sfuggirci di mano. Certo ci è mancato l'averli sotto gli occhi tutti i giorni, difficile osservare i processi se non consultando i genitori, e chiedere loro cosa è avvenuto di significativo, cosa hanno riscontrato. Ma se è vero che siamo interi e siamo tutto in ogni parte, in ogni singola azione che facciamo forse qualcosa anche del processo siamo in grado di ricostruire o possiamo in qualche modo tentare di fare.”

Proposte interessanti da attivare

Dal confronto sono emerse varie idee e proposte, tra le quali scegliere:

  • oltre a tracciare un profilo in sintesi come detto, organizziamo dei colloqui con i colleghi della scuola primaria per un passaggio di informazioni, fondato sulle tracce che siamo riusciti a realizzare, senza dare giudizi. Facciamo attenzione a non parlare a ruota libera ma a presentare il bambino in modo da facilitare il percorso che lo aspetta.
     
  • Realizziamo un portfolio che potrebbe consentire ai bambini una forma di autovalutazione. Potrebbe essere una scatola, una valigia di accompagnamento, un contenitore personalizzato dai bambini dove mettere dentro le "cose" importanti. Chiediamo: “Cosa vi portate dietro da questa esperienza nella scuola dell'infanzia?” Un oggetto legato ad un ricordo, una foto, un disegno, una parola, un pensiero scritto legati ad un momento significativo vissuto con gli amici, le insegnanti, un'attività. Da vivere come occasione di riflessione, di metacognizione, che segna la linea del passaggio, del cambiamento.
     
  • Realizziamo un “quaderno della continuità” dove inserire documenti che " raccontino" la storia del bambino, con disegni e piccole attività. Non avendo potuto realizzarlo a scuola, proviamo a farne una versione digitale.
     
  • Un'ottica interessante potrebbe essere quella di vedere i bambini attraverso gli occhi dei genitori, attraverso le loro parole quando parlano dei loro figli. L'idea potrebbe essere quella di un questionario digitale con una modalità intuitiva con voci e smile, dopo averne parlato insieme in videochiamata e averne concordato il senso. Un'alternanza tra, poche, domande precostituite e domande aperte dove ci si esprime liberamente potrebbe essere un'opportunità flessibile che si orienta su stili diversi di interazione. Anche raccogliere le aspettative dei genitori e del bambino verso la scuola primaria, potrebbe essere utile per i colleghi.
     
  • Descrivere il bambino e far sì che il bambino si descriva, magari attraverso un video. Questo periodo ha visto nascere nuove competenze nei bambini, piccoli registi e perché no, farli diventare protagonisti di questo passaggio d’informazioni. Nel colloquio con i colleghi raccontiamo la storia di questo bambino e nel finale facciamo vedere un brevissimo video della sua personale presentazione.
     
  • Realizziamo un documento digitale che contenga, oltre al consueto profilo del bambino, anche una documentazione fotografica dei lavori realizzati a casa dai bambini. In particolar modo quelli che possono evidenziare le loro competenze.

Per i bambini in difficoltà e disabili, rileviamo quali esperienze del periodo hanno facilitato la possibilità di portare avanti alcuni traguardi, quali ostacoli hanno interrotto o reso più complicato lavorare per lo sviluppo e l'apprendimento. Anche in questo caso il dialogo con i genitori e con gli specialisti ci può aiutare a mettere a fuoco bisogni, apprendimenti, stati emotivi, disagi... Il colloquio con la famiglia e gli specialisti permette di ipotizzare assieme su quali aspetti lavorare a casa e come rimanere in contatto. Appena sarà possibile riprendiamo i fili di queste storie, anche nei centri estivi se ci saranno, dialogando con chi seguirà il bambino. Il Pei comunque va completato con tutti gli elementi di nostra conoscenza.

Infine, rendiamo partecipi i bambini della nostra valutazione e dei pensieri che abbiamo su di loro, nel modo adatto: scrivendo una lettera, un messaggio o un file audio, dove raccontiamo a ciascuno le cose più belle che abbiamo scoperto di lui, dandogli fiducia e coraggio. Un gesto d'amore insomma, dice una collega. E pensiamo che quest'anno più di ogni altro vada fatto così.

Ricordiamo che il profilo o fascicolo del bambino va condiviso con i genitori e che va richiesto a loro il consenso per poterlo consegnare alla Direzione della scuola primaria.

 

 

La foto inapertura è tratta dal blog di Marcella Dondoli

Leggi anche:  Compiti autentici di realtà nella scuola dell'infanzia

 

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Maurizia Butturini: 25 Maggio 2020 Articoli

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