Il coronavirus , la "didattica di legame" e noi comunità

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Il coronavirus , la "didattica di legame" e noi comunità

Un evento pedagogico e sociale del tutto inatteso mi rende orgoglioso di essere uomo di scuola: l'esplosione di azioni virtuali delle insegnanti per mantenere una qualche relazione con i loro bambini e bambine. Di Raffaele Iosa

Uno scatto dal sito  R.S.D.D.M.  GRUPPO di RICERCA e SPERIMENTAZIONE in DIDATTICA e DIVULGAZIONE  della MATEMATICA

Scrivo per la nostra amata rivista Scuola dell'Infanzia da 20 anni. Poche di voi sanno forse che i testi devo prepararli due mesi prima per i tempi tecnici della produzione editoriale. Faccio quindi spesso un lavoro di indovino a sapere cosa sarà tra due mesi e ammetto a me stesso che in genere e fortunatamente ci azzecco.

Ma nel numero 8 della rivista che vi sta arrivando a casa in questi giorni ho commesso un'ingenuità che dimostra a me a a tutti come eravamo impreparati a quello che è successo. L'ho scritto il 6 febbraio scorso e le notizie in Italia erano ancora aleatorie e lontane. Si parlava di Cina e dei rischi cui ci si doveva preparare con intelligenza. Poi proseguivo parlando della paura e di come comportarci, e qui forse i miei suggerimenti sono ancora digeribili.

Ma il resto no. A distanza di due mesi siamo a un'emergenza sanitaria mai vista nel nostro paese. Siamo da settimane a scuole chiuse e da due tutti noi chiusi in casa. Siamo tutti ormai preoccupati da un'ansia sociale più che giustificata. Questo "errore di prospettiva" nel mio articolino rispecchia ciò che è stato due mesi fa l'ingenuità del nostro paese. Ma oggi no, abbiamo recuperato il gap, e tutta l'Italia pare aver compreso la necessità di difenderci tutti insieme, rispettando le regole sanitarie che ci sono giustamente imposte.

Ho imparato molto da questa esperienza e di come la modernità globalizzata chieda a tutti gli umani maggiore saggezza e prudenza. Quindi mi scuso dell'ingenuità. Ma già che ci sono debbo esprimervi con grande ammirazione la nascita di un evento pedagogico e sociale del tutto inatteso nella sua vastità che mi rende orgoglioso di essere uomo di scuola: l'esplosione in tutti i modi di azioni virtuali delle insegnanti per mantenere in tutti i modi una qualche relazione con i loro bambini e bambine. Viene chiamata "didattica a distanza" e già leggo sui social i soliti brontoloni che "non si fa così" pontificando su piattaforme e metodi.

Ma non è questo il cuore di questo enorme impegno degli insegnanti... È molto di più. Si chiama dolore per l'assenza della relazione educativa e amore per i nostri bambini. Chi pensava che per gli insegnanti la chiusura della scuola sarebbe diventata solo una vacanza legga quello che io vedo invece: una comunità d'amore che si dilata in ogni modo tra maestre e bambini, fosse anche un contatto con loro attraverso piccioni viaggiatori.

Gabriel, 4 anni, da quando la scuola è chiusa ha rimesso il ciuccio e passa il giorno a chiamare ad alta voce le maestre e a simulare chiacchiere con i compagni, che chiama tutti nome per nome. Adesso telefona a tutti e ha messo via il ciuccio.

Conosco maestre che ogni mattina mandano un video o una foto da casa loro (magari in pigiama) a chiedere ai loro bambini come va e a chiacchierare un po'. Anche nella scuola dell'infanzia si può fare quella che io chiamo "didattica di legame", insomma di riduzione della distanza. . Sentiamo la mancanza della scuola e dei bambini, e tutti provvediamo come possiamo. E lo facciamo con una passione che rende onore ai nostri insegnanti. Per me la conferma che forse gli insegnanti italiani sono migliori di quanto loro stessi pensano. Grazie quindi care maestre della delizia umana che mi offrite. Continuate in tutti i modi a parlare ai vostri bambini. A scuola si tornerà migliori. Intanto penso con orgoglio al durissimo lavoro dei nostri medici e infermieri in prima,linea a salvare i nostri nonni, e anche alle nostre insegnanti che in seconda linea parlano e stanno virtualmente con i loro nipoti, a sperare tutti insieme che la vita sia migliore e che nipoti e nonni possano tornare insieme ai giardinetti.

Sfoglia il numero 8 di Scuola dell'Infanzia

   

 

 

 

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