La paura di bambine e bambini. E le nostre parole per loro

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È un’emozione primaria, istintiva, che ci allontana dai pericoli e ci salva la vita. Possiamo aiutare i nostri bambini a riconoscerla e affrontarla? Di Marcella Dondoli

marcella dondoli covid19

Sono giorni di distanza, il coronavirus ci impedisce di uscire, ci obbliga a stare chiusi nelle nostre abitazioni.  

Possiamo farne giorni di impegno per ri-dare valore alla vicinanza e ri-trovare il senso di questa parola pur sapendo che non possiamo essere così vicini da poterci toccare.

Possiamo trasformare questo tempo in un luogo di cura che accoglie le nostre emozioni e quelle dei bambini che frequentano la scuola dove lavoriamo.

Credo di poter dire che in questi giorni tutti abbiamo paura: chi in modo forte, chi meno, chi con consapevolezza e chi con abbandono. Abbiamo paura di una fine, di non saper uscire da un incubo, oppure di non avere mezzi per affrontare qualcosa che non conosciamo e che si nasconde alla nostra vista. 

Trovare parole da donare per aiutare a stare bene

È una nuova esperienza anche per noi che siamo gli adulti di cui i bambini hanno bisogno di fidarsi e da cui sapere che va tutto bene e che ce la possiamo fare.  E questo non possiamo dimenticarlo, ne possiamo fare la nostra forza che trasforma la paura in coraggio, in quello stato d’animo che ci fa trovare le parole e i comportamenti adatti per aiutare i bambini a comprendere e a scoprire che “le maestre” si ricordano di loro anche quando non li vedono e che li pensano, che si impegnano a trovare parole da donare per aiutare a stare bene.

Scriviamo una lettera a ogni bambina e bambino

Possiamo immaginare di scrivere una lettera ad ogni nostro bambino per raccontare e raccontarci. Io scrivo la mia a Leandro.

Carissimo Leandro,

ormai sono tanti giorni che non ci vediamo. Sento molto la vostra mancanza, di tutti quanti. Di te mi mancano le domande che mi facevi ogni giorno per conoscere il mondo. E mi chiedo: chissà quante ne farà al suo babbo e alla sua mamma sul coronavirus?

Poi mi domando come vi sentite in questi giorni che dobbiamo stare chiusi in casa. Io ho un po’ di paura perché ancora non capisco bene cosa stiamo affrontando. Sai quando una cosa si vede io la affronto meglio, so trovare gli strumenti, con il coronavirus mi devo impegnare di più. Però ce la posso fare. E se ce la facessimo tutti insieme? E se ognuno di voi bambini insieme ai vostri genitori inventasse un modo per affrontare questo virus? E se facessimo una gara a chi inventa lo strumento più ingegno e fantasioso per rimandare il coronavirus al paese da dove è venuto?

Ecco, questa idea mi piace molto. E a te? Scrivo a tutti e poi ci incontriamo sulla piattaforma online dove tutti faremo vedere ciò che abbiamo inventato! E magari ognuno può raccontare la sua storia per rimandare il Corona a casa sua! Sono curiosa e… ho anche un po’ meno paura!

A presto!
La tua maestra
 

E la paura diventa più piccola: a braccetto con il coraggio si contagia di forza.

Non siamo eroi, o almeno non vogliamo chiederci di impegnarci in grandi azioni  per ricevere medaglie d’oro al valore. Ci chiediamo di essere valorosi nel riconoscere quello che siamo, che proviamo, di saper dare un nome a ciò che sentiamo dentro senza avere timore (paura?) che ci giudichino fragili, deboli.

Vogliamo essere forti (coraggiosi?) per educare i bambini a imparare che la forza sta nella possibilità che ci diamo di accettarsi per come siamo e che, noi adulti, contiamo anche sulla forza che ogni bambino ci può dare (senza saperlo) quando ci mettiamo alla “sua altezza” e non restiamo imprigionati nel ruolo di una adultità che ci rischia di separarci da loro anche quando siamo fianco a fianco. È di questo che dovremmo avere paura?

 

 

Il decalogo fa parte di una serie che è stata scritta da Marcella Dondoli, illustrata da Caterina Betti e stampata dalla Cooperativa Giocolare (FI). 

L’immagine fa parte della Storia inedita “Il regno di Ancorò” scritta da Marcella Dondoli e illustrata da Caterina Betti

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