S-compagni di classe: la rappresentazione sociale dell’altro in un gruppo di alunni italiani e zingari

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S-compagni di classe: la rappresentazione sociale dell’altro in un gruppo di alunni italiani e zingari

L’articolo indaga le rappresentazioni sociali che alunni italiani di scuola elementare e di scuola media hanno degli zingari e viceversa. Dai risultati della ricerca emergono delle differenze significative, collegate soprattutto alla reciproca frequentazione quotidiana.

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Comunque li si definisca, bohémiens o tzigani, gypsies o travellers, gli zingari sono stati per secoli e sono tuttora oggetto di forte discriminazione. Per tentare di destrutturare i pregiudizi che vengono sistematicamente manifestati nei loro confronti, l’unica alternativa possibile appare quella di promuoverne l’integrazione e non già l’assimilazione, consentendo agli zingari di conservare i tratti culturali peculiari della loro identità, per contribuire alla nascita di una società realmente interculturale.

L’intercultura, infatti, concepisce la cultura non come qualcosa di statico, dai confini rigidi e impermeabili, bensì come uno spazio di scambio (Baktin, 1981; Benhabib, 2002; Mantovani, 2004; Mazzara, 2007). In quest’ottica e per giungere a una più profonda comprensione delle dinamiche sociali che regolano il dialogo tra due culture differenti tra loro come quella zingara e quella gage (termine che significa straniero, uomo attaccato alla terra, servo, contadino, utilizzato dagli zingari per definire ogni persona che non appartenga alla loro etnia), abbiamo condotto una ricerca per conoscere le rappresentazioni sociali (Galli, 2006; Moscovici, 1961) che un gruppo di bambini ha degli zingari, così come il ruolo svolto dal contatto, quotidiano o occasionale, con coetanei zingari nel determinare differenze rappresentazionali.

Anche se ciò ha comportato notevoli difficoltà, abbiamo, inoltre, ritenuto indispensabile includere nella ricerca bambini e ragazzi zingari, perché ci sembrava essenziale conoscere anche il loro specifico punto di vista, i loro atteggiamenti e i loro pregiudizi nei confronti dei coetanei italiani. Ciò è apparso particolarmente urgente, dal momento che noi discutiamo spesso “di” zingari, ma non parliamo mai direttamente “con” loro. Continuiamo a progettare interventi sul cosiddetto “problema degli zingari”, senza tuttavia offrirgli la possibilità di dialogare con noi, di parlarci dei loro valori, delle loro ansie, delle loro aspettative e, fondamentalmente, senza tentare di conoscere la rappresentazione sociale che essi hanno di noi (Galli, Sommella e Fasanelli, 2007).

LA RICERCA

All’indagine hanno partecipato minori zingari e non zingari, provenienti da scuole elementari e medie della città di Roma. A partire dalla convinzione che la vicinanza e la frequentazione con l’oggetto della rappresentazione possa incidere sul pregiudizio che viene manifestato nei suoi confronti, il campione è stato suddiviso in differenti sottogruppi, in base alla variabile “contatto quotidiano/occasionale”.

I sei sottocampioni che hanno partecipato alla ricerca sono costituiti rispettivamente da: 39 bambini italiani di scuole elementari in cui sono presenti alunni zingari (età media = 9.5); 42 bambini italiani di scuole elementari in cui non sono presenti alunni zingari (età media = 9.21); 86 ragazzi italiani di scuole medie in cui sono presenti alunni zingari (età media = 12.41); 65 ragazzi italiani di scuole medie in cui non sono presenti alunni zingari (età media = 11. 98); 19 bambini zingari frequentanti la scuola elementare (età media = 8.92); 17 ragazzi zingari frequentanti la scuola media (età media = 13.08).

 

Per saperne di più scarica l'articolo completo che trovi nella sezione "Approfondimenti" in cima a questa pagina

Ida Galli, Roberto Fasanelli (Università degli Studi di Napoli “Federico II”), Debora Sommella (Università della Calabria) : 20 Dicembre 2013 Espressione, Integrazione, Relazioni

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