L'abuso sui minori: alcuni indicatori per leggere il disagio

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L'abuso sui minori: alcuni indicatori per leggere il disagio

L’articolo affronta i problemi legati all’individuazione dei fenomeni di abuso sui minori, con particolare attenzione alla realtà scolastica e al ruolo degli insegnanti. 

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Fonte: www.today.it

Mentre scrivevo questo articolo un collega mi ha chiesto perché sia importante parlare di abuso sessuale, e dell’attendibilità della testimonianza delle vittime di abuso, in una rivista che si rivolge al mondo della scuola.

La risposta è in realtà molto semplice e diretta. Le ragioni sono due, ed entrambe sono ottime ragioni. Da sempre il corpo insegnante è in una posizione tale da poter individuare i segni dell’abuso perpetrato nei confronti di un bambino. L’insegnante, e in particolare l’insegnante di scuola materna ed elementare, rappresenta, accanto ai genitori, una delle figure adulte di riferimento più importanti per un bambino, che passa molte ore della giornata a scuola.

Un insegnante, di solito, conosce i propri alunni in modo profondo, e nota i cambiamenti di comportamento e di umore che possono essere indice di disagio psicologico. Talvolta proprio questi cambiamenti costituiscono gli elementi che fanno sospettare la presenza di abuso.

La seconda ragione per parlare di abuso e di testimonianza infantile in una rivista dedicata alla scuola è diametralmente opposta alla prima, ed è dovuta al fatto che dal 2000 in Italia si assiste al moltiplicarsi di casi in cui sono proprio gli insegnanti, e in particolare gli insegnanti di scuola materna, ad essere accusati di abuso sessuale nei confronti dei propri alunni. Le accuse sono state e sono (alcuni di questi casi sono ancora aperti) di abuso collettivo, cioè gli operatori della scuola agirebbero per conto di altri adulti sconosciuti al fine di reclutare bambini per forme rituali di abuso di massa.

Vi sono elementi notevoli di somiglianza tra questi casi: i bambini coinvolti raccontano di essere portati da insegnanti e custodi in alcune stanze della scuola, o in giardino, o fuori della scuola, o in case vicine di sconosciuti o in case appartenenti agli stessi insegnanti, dove poi si svolgono queste attività sessuali di gruppo. Gli spostamenti avverrebbero in molti modi, a piedi, in bicicletta, in auto o furgone, in treno, in mongolfiera. Secondo i bambini, insegnanti e custodi non rimarrebbero spettatori ma sarebbero direttamente coinvolti nelle attività sessuali, sia in modo attivo che in modo passivo.

Dalle descrizioni dei bambini, l’attività sessuale sembra sia in realtà di tipo rituale, dato che spesso essi parlano di mascheramenti (sia degli adulti che dei bambini), della presenza di figure adulte che guidano il rito e dicono agli altri (adulti) che cosa fare, e di atti rituali, quali l’accendere candele, ecc. Sembra inoltre che le attività svolte nel gruppo abbiano anche caratteristiche sataniche: alcuni adulti (e in particolare di solito quello che guida il gruppo) sarebbero vestiti da diavolo, e alcune delle pratiche messe in atto sarebbero di natura sadica e cruenta.

Le somiglianze nelle descrizioni, nei personaggi, nelle attività e nei luoghi, non esistono solo tra i casi italiani, ma li accomunano a quelli avvenuti negli Stati Uniti e in Inghilterra. E all’unico caso noto in Olanda.
Così come accade per tanti altri aspetti, anche per l’abuso collettivo gli Stati Uniti hanno preceduto l’Italia di venti anni. Infatti il primo caso che è assurto a notorietà nazionale negli USA è nato in California nel 1982. E nel 1983 è nato il caso forse più famoso di quel Paese, che prende il nome dalla scuola materna in cui ha avuto origine: McMartin.

Un breve esame di quanto accaduto nella scuola McMartin è opportuno per capire come il quadro di attività, luoghi e personaggi, che caso per caso sembra così organico e compiuto in sé, possa invece essere il risultato della sovraimposizione, compiuta dagli adulti, di una struttura artificialmente organizzata su un insieme di elementi che, senza questa sovrastruttura così imposta, si rivelano come un coacervo inorganico di dati e fatti tra loro spesso anche contraddittori. Il brevissimo esame di questo caso permette anche di mettere in luce la questione, così cruciale, della modalità con cui vengono condotte le interviste in situazioni di questo tipo.

 

Per saperne di più scarica l'articolo completo che trovi nella sezione "Approfondimenti" in cima a questa pagina.

Giuliana Mazzoni (University of Hull, UK): 02 Settembre 2013 Casi, Diagnosi, Osservazione

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