Dispersione scolastica: nuova “dis-abilità”?

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Dispersione scolastica: nuova “dis-abilità”?

Spesso il problema dell’abbandono scolastico è connesso ai disturbi di apprendimento o a forme specifiche di disabilità. Vanno cercati criteri e metodi, non stigmatizzanti, per un appropriato intervento nella scuola che sia in grado di rispondere ai bisogni speciali di questi alunni, sostenendoli verso un soddisfacente percorso formativo.

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Immagine tratta dal blog di Mario Zampedroni

Secondo il rapporto dell’Unione europea sull’educazione e l’istruzione, presentato a Bruxelles nel 2011, mentre in Europa interrompe precocemente gli studi superiori uno studente su sette, in Italia il tasso è di uno su cinque (intorno al 20%). L’obiettivo di discesa di questo tasso al 10%, che l’Europa si propone per il 2020, è quindi particolarmente difficile da raggiungere.

I dati reali in Italia sono forse ancora peggiori di quelli ufficiali: l’Isfol, calcolando anche quanti lasciano il sistema di formazione professionale o l’apprendistato, stima in 150 mila i ragazzi tra i 14 e i 17 anni che risultano “dispersi”, o per dirla con il più asettico termine inglese, “drop-out”.

Secondo altre fonti (Tuttoscuola) sarebbero quasi 200 mila gli studenti degli istituti superiori che vengono meno rispetto a quelli che cinque anni prima risultavano iscritti al primo anno di corso; una dispersione di oltre il 30%, ben più alta del 20% riconosciuto dall’Unione Europea. Questa quota di studenti abbandona forse per entrare nel mondo del lavoro, oppure per passare alla formazione professionale o, ancora, resta in attesa di occupazione; chiude comunque la porta a percorsi di ulteriore istruzione.

Il settore scolastico più critico in questo senso sono gli istituti professionali, dove la dispersione raggiunge il 45%. Vero è che il trend di dispersione è in calo progressivo negli ultimi anni, però resta sempre un fenomeno troppo elevato per non essere considerato con la dovuta attenzione.

Le cifre riportate si aggiungono a quelle della dispersione nel corso della scuola dell’obbligo, certamente molto inferiori (circa il 2 per mille), ma ugualmente preoccupanti, specie in alcuni contesti culturalmente e socialmente disagiati.

Le varie facce della dispersione

Gli studiosi (per esempio Lecompte-Dworkin, 1991) distinguono diverse forme di dispersione, spesso miste tra loro:

  • Dispersioni formative, allievi che non possiedono gli strumenti per completare il programma di studio;
  • Capable drop-out, persi non per mancanza di capacità ma perché non socializzati alle richieste dell’istituzione formativa;
  • Disaffiliati, studenti che non provano più “attaccamento” nei confronti dell’istruzione;
  • Pushed-out, allievi indesiderabili che il sistema di istruzione tende ad allontanare;
  • Stopped-out, studenti che restano fuori per un certo periodo ritornandovi in seguito;
  • Tuned-out, studenti che restano saltuariamente nell’istituzione scolastica, ma senza vera sintonia con essa: molti poi abbandonano.

 

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Santo Di Nuovo (Università di Catania): 08 Febbraio 2016 Comportamento, Difficoltà, Intervento

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