Un modo alternativo ed efficace per riflettere sul bullismo

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Un modo alternativo ed efficace per riflettere sul bullismo

Guardare un film in classe,  interagire con i ragazzi, con tre momenti di riflessione condivisa: le ricadute positive di un'esperienza. Di  Antonietta Sajeva
gruppo bambini ragazzi cerchio scarpe

Sono referente da diversi anni in qualità di Psicologa, di uno sportello di ascolto psicopedagogico presso un Istituto Comprensivo nell’entroterra riminese.

L’esperienza maturata dialogando con i ragazzi sia nell’ambito dello sportello d’ascolto che degli interventi in classe, mi ha portato a rendermi conto di quanto la letteratura o un filmato mirato siano degli strumenti educativi e di riflessione estremamente efficaci e catalizzatori dell’attenzione per gli allievi.

Sono tanti i video che si trovano in rete o i film che trattano l’argomento del bullismo e che possono rappresentare la sensibilità e i disagi dei ragazzi adolescenti.

Una visione attiva e partecipe


La metodologia che uso nel far vedere i filmati in classe, consente di attivare una visione attiva e partecipe alla vicenda, in quanto interrompo la proiezione in alcuni momenti cruciali interagendo con i ragazzi e chiedendo loro di immedesimarsi nella vicenda e immaginare le motivazioni dei protagonisti, come avrebbero agito al loro posto, accordo o disaccordo con le scelte della regia.

Ho notato quanto sia immediato ed efficace il linguaggio veicolato attraverso le immagini, sottolineate spesso da un adeguato sottofondo musicale.

L’attenzione è sempre vigile e unanime, non occorre mai riprendere qualcuno perché distratto o perso nel suo mondo, al contrario alla richiesta di esprimere opinioni, impressioni o identificazioni con i vissuti espressi nei video, occorre monitorare e regolamentare il bisogno di tutta la classe di intervenire.

 

Tre momenti di riflessione condivisa


Si possono individuare almeno 3 momenti cruciali per interrompere la visione dei filmati ponendo alcune domande alla classe:

  • La prima interruzione può avvenire per chiedere ai ragazzi come si sarebbero comportati loro se fossero stati i compagni di classe del bullo un questione. A questo interrogativo scattano le identificazioni o le dichiarazioni di atti di prepotenza o bullismo subiti e qualche volta in passato agiti. I ragazzi si dichiarano e condividono volentieri i loro vissuti se messi in una condizione di assenza di giudizio e valutazione.
  • La seconda interruzione può servire per chiedere ai ragazzi di immaginare che tipologia di famiglia ci sia dietro il ragazzo prepotente (se non già chiarita nel video). Nella maggior parte dei casi le risposte che emergono sono molto vicine alla vicenda ideata nel filmato. Gli studenti immaginano genitori in crisi, separati o comunque prigionieri in un rapporto conflittuale le cui conseguenze ricadono sui figli. Accade con molta naturalezza che qualcuno dichiari qualche litigio in famiglia o riporti vicende di amici, familiari in situazioni analoghe. È toccante notare come non affiori mai il giudizio o la critica da parte dei presenti ma tutti ascoltino e partecipino in rispettoso silenzio.
  • Altro aspetto, che si può sottolineare attraverso l’interruzione del filmato, è la posizione della vittima. In genere a questo proposito affiorano considerazioni e valutazioni che forniscono l’occasione per parlare delle diverse forme di violenza, sia nei confronti della vittime del bullismo, che delle donne che dell’essere umano in generale… Come affrontare gli atti di prevaricazione… come rompere il silenzio uscendo dalla solitudine e dal dolore condividendo, denunciando, comunque parlandone ed aprendosi con qualcuno, possibilmente adulto, se si tratta di un minore.

Le ricadute positive dell’intervento


Gli insegnanti sempre presenti nel corso delle attività che propongo, rilevano quanto sia efficace ed educativo un messaggio veicolato attraverso un video piuttosto che esclusivamente attraverso il linguaggio verbale. Sicuramente la memoria visiva supporta in modo eccellente la registrazione dell’esperienza e dei contenuti emersi nel corso dell’attività.

Altro aspetto interessante risiede nella ricaduta positiva della proiezione del filmato sui ragazzi.

Quando torno a distanza di una o due settimane per avere un feedback sugli interventi proposti, gli studenti mi rimandano di avere resettato in qualche modo il loro approccio alla presa in giro sia nel ruolo di vittima che di carnefice in quanto hanno allargato la consapevolezza sulle possibili dinamiche che si celano dietro un atto di bullismo.

Inoltre qualche docente prende spunto dalla metodologia suggerita nella visione del filmato per applicarla anche nei diversi ambiti disciplinari, riscontrando un’attenzione più vigile e una partecipazione alla lezione con maggiore gradimento e coinvolgimento.

 

  

 

 

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