Star bene a scuola: la felicità in ambito scolastico

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Star bene a scuola: la felicità in ambito scolastico

Attraverso il gioco, il divertimento, gli allievi imparano volentieri, contenti di farlo. Senza la componente del divertimento non useranno il pensiero critico in maniera creativa. Intervista a Paolo Legrenzi (Università Ca’ Foscari di Venezia)
paolo legrenzi

Ci siamo chiesti quanto possa essere importante essere felici all'interno di un ambiente scolastico. Per questo motivo ci siamo rivolti al Professor Paolo Legrenzi (Università Ca' Foscari di Venezia), noto in tutto il mondo per i suoi studi nel campo della Psicologia Cognitiva, per avere un suo parere in merito.

Quanto è importante la felicità in ambito scolastico?

 

Io credo che la felicità nei processi educativi sia fondamentale e sia la premessa di tutto. Una persona quando impara qualcosa o quando insegna qualcosa deve essere contenta di farlo: in questo modo tutti si divertono. L'apprendimento attraverso il gioco rende l’attività non un mero trasferimento di conoscenze, ma uno scambio fatto in maniera tale che il risultato di questa interazione scolastica renda tutte le persone non dico felici, ma almeno contente di aver svolto una data attività. Lo stesso pensiero critico non è legato a uno specifico contenuto ma agli strumenti che ci permettono di affrontare la realtà, di far fronte ai problemi, di inventarne di nuovi in modo creativo: non si potrà mai usare il pensiero critico in maniera creativa se non ci si diverte a farlo.

Felicità e insegnamento

 

Uno dei grandi problemi della scuola italiana è che questa trasmissione di divertimento insieme (famiglie, insegnanti, allievi) per tanti motivi è in realtà un aspetto relativamente assente. In tutte le mie applicazioni fuori dalle ricerche accademiche, in tutte le mie esperienze innovative e creative che sono sfociate in qualcosa di nuovo, attraverso l’utilizzo del pensiero critico, l'aspetto della felicità, del divertirsi nel fare qualcosa insieme, a scuola ma anche nel mondo delle aziende e delle organizzazioni, è sempre stato un aspetto centrale. Io penso quindi che la relazione tra la felicità e l'insegnamento sia molto importante.

Quando la società apprezza il tuo lavoro di insegnante, quando senti che ciò che fai è valutato positivamente non solo dagli allievi, ma anche dalle famiglie e da tutto il contesto, questo crea una soddisfazione che non è necessariamente solo di natura economica - evidentemente in Italia le condizioni salariali degli insegnanti riflettono il poco interesse che la borghesia italiana ha nell’allevare i propri figli - ma è la liaison, l’elemento comune che unisce chi impara e di chi insegna.

Oltre quella finlandese, un’altra esperienza di grande eccellenza a livello scolastico si registra nella Corea del Sud, dove ci sono tecniche, strategie e culture scolastiche ben diverse da quelle finlandesi. Ciò nonostante quello che caratterizza entrambe le situazioni è una grande fiducia che la società ripone negli insegnanti, è la grande centralità del ruolo della scuola nella società. E io credo che l'elemento comune, malgrado le differenze, sottolineate in libri come quello famoso di Amanda Ripley, la studiosa statunitense che ha fatto un’analisi comparata delle scuole, sia una condizione di sfida divertente, di felicità, che avviene in questi ambienti che sono giocosi, creativi, in cui in fondo un ragazzo impara ad andare nel mondo con una certa criticità, al di là degli specifici contenuti, divertendosi a fare quello che ha imparato a fare.

Quindi, perché la felicità nell’apprendimento è così importante? Perché non si tratta di un mero trasferimento di conoscenze: oggi abbiamo molti sistemi artificiali che possono trasferire conoscenze, crearne di nuove, elaborare problemi; quello che è specifico e rende la scuola un posto meraviglioso è proprio questo elemento di realizzazione che in una parola sola possiamo chiamare felicità.

 

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Paolo Legrenzi: 11 Marzo 2019

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