Dalla distanza alla presenza: la sfida della scuola, l'importanza dell'insegnante

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Dalla distanza alla presenza: la sfida della scuola, l'importanza dell'insegnante

C’è bisogno di docenti che sappiano capire ciò che è meglio proporre ai loro studenti in questo momento e che li sappiano motivare. Di Alessandro Antonietti

La situazione in cui le scuole si vengono a trovare a seguito della sospensione delle attività di insegnamento in sede sta portando all’attenzione pubblica la rilevanza della didattica “a distanza”, per la quale sembra sia soprattutto importante la dotazione tecnologica e l’efficienza nella sua implementazione. Ma la risposta della scuola a questa situazione non può essere solo questa. 

Un nuovo scenario


Certamente ciò è molto utile, ma non basta.
Occorrono docenti che sappiano flessibilmente adeguarsi al nuovo scenario che si prefigura. Gli studenti ai quali ora la scuola deve rivolgersi sono studenti che si attendono di proseguire una relazione (con la conoscenza, con i docenti, con i compagni), che certo adesso deve svilupparsi in forme diverse rispetto a quelle tradizionali.

C’è bisogno allora di docenti che sappiano capire ciò che è meglio proporre ai loro studenti in questo momento e individuare le modalità più idonee, magari combinandone più di una.

C’è poi bisogno di docenti che sappiano motivare gli studenti a impiegare ciò che viene per loro predisposto e li guidino al suo uso. Una videolezione non è la stessa cosa che una lezione seguita in aula e deve essere fruita in modo diverso: gli studenti sapranno capire qual è l’atteggiamento pertinente da adottare? E questi studenti, che improvvisamente si trovano ad avere un tempo non scandito dal calendario delle lezioni, sapranno costruirsi dei piani per organizzare il loro studio?

Dare risposte adeguate


Infine c’è bisogno di docenti che si propongano come adulti che, di fronte a una sfida imprevista, si preoccupano di dare risposte adeguate, valutano le possibilità, ragionano su limiti e rischi, compiono scelte motivate, magari anche sbagliano ma sanno rimediare agli errori. In questo potrebbero essere modelli di comportamento maturo che i giovani potranno avere presenti quando essi stessi dovranno affrontare altre sfide.


Forse la presente è una di quelle occasioni in cui più è in gioco la competenza-docente – la reale capacità di intercettare le esigenze degli studenti, la disponibilità a esplorare nuove forme di insegnamento, la saggezza nel riconoscere quelle più pertinenti – e di renderla visibile agli studenti. Forse è il momento non soltanto dei docenti tecnologicamente “cool” ma anche dei veri insegnanti. Le scuole – dicono i media – si stanno “attrezzando”.

Torna alla mente un pensiero di Saint-Exupery: “Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”. Non è che non occorra cercare le soluzioni tecniche più valide e applicarle, ma accanto a questa preoccupazione è importante avere anche cura per il senso che tutto questo ha; forse questo è l’elemento di qualità delle scuole che ora è in gioco. Tradurre il format “a distanza” della didattica in una reale “presenza” di attenzione e capacità di discernimento, questa è ora la sfida che attende la scuola per accompagnare gli studenti in questo incerto tratto di mare che stiamo solcando.


 

Alessandro Antonietti: 09 Marzo 2020

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