“Ogni vita merita un romanzo”

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Far narrare ai bambini la loro storia, invitarli ad ascoltare quella degli altri, aiuta a dare dignità alle esperienze di tutti, riconoscendo sia i punti in comune che le proprie specificità. Questa attività vale la pena proporla fin dall’inizio dell’anno scolastico, ritagliando importanti momenti a essa dedicati, come ha fatto l’insegnante di Alexandre, ottenendo grandi soddisfazioni.
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Immagine tratta dal sito https://favim.com/image/2420528/

 

Alexandre, dieci anni, è nato in Ungheria. La madre naturale non era in grado di occuparsi di lui per problemi di alcolismo e lo ha abbandonato quando lui aveva due anni. Cresciuto in Ungheria per alcuni anni presso una famiglia affidataria poco accudente, il bambino è stato adottato da una coppia italiana.

I primi mesi in Italia il bambino ha avuto difficoltà ad adattarsi alla nuova realtà. Non si fidava degli adulti, soprattutto della madre con la quale litigava spesso.

Sin dal primo giorno di scuola ha socializzato facilmente con gli altri bambini ma ha avuto pessimi rapporti con le insegnanti. Le maestre erano esasperate e non riuscivano a farsi rispettare. I genitori erano molto pazienti ma preoccupati. Il bambino è stato seguito dai servizi sociali e dallo psicologo, ma se sul piano degli apprendimenti la situazione è migliorata rapidamente, dal punto di vista relazionale ci sono stati all’inizio pochi cambiamenti.

“Scrivere” la propria vita

Un giorno l’insegnante di area linguistica ha affidato a tutti gli allievi un compito. Ognuno aveva una settimana di tempo per “scrivere” alcuni episodi importanti della propria vita che spiegassero agli altri qualcosa di sé. Bisognava procurarsi un quadernone da riempire con disegni, illustrazioni e foto ripresi da vecchi giornali. Dietro consiglio dello psicologo non si dovevano usare le proprie foto (Alexandre non ne ha dei primi anni di vita).

Il bambino ha sorpreso tutti e si è mostrato interessato a svolgere il compito. Ha iniziato a raccogliere tanto materiale e a chiedere aiuto al padre che gli ha dato una mano a ritagliare e incollare da vecchi giornali le foto che lui segnalava di volta in volta. La madre lo aiutava a scrivere in italiano alcune frasi significative che scandivano il collage di foto e disegni, invitandolo a scrivere alcune frasi anche in ungherese.

Tutti i bambini in classe erano in fermento per l’iniziativa, ognuno con la propria storia. Ogni tanto l’insegnante chiedeva notizie del lavoro e tutti si mostravano ansiosi di raccontare, di raccontarsi.

La condivisione

Trascorsa una settimana, l’insegnante ha dedicato due mattine intere per la condivisione degli album. Ogni volta un bambino mostrava il proprio lavoro e raccontava qualcosa di sé. Gli altri commentavano e dicevano che cosa avevano in comune con quella storia, che cosa di diverso. L’insegnante aggiungeva ogni tanto qualcosa a quello che dicevano i bambini, punteggiando le esperienze, ne sottolineava il valore, faceva qualche connessione utile al programma didattico, e notava che il clima in classe stava nettamente migliorando.

Visto il buon esito dell’iniziativa, la maestra ha deciso di portare avanti il lavoro ancora per un po’. Ha chiesto a ognuno di raccontare le proprie paure, i giorni più belli, i momenti più dolorosi... Anche le insegnanti hanno preso parte al progetto e loro stesse hanno creano il loro album che hanno condiviso con i bambini.

In classe c’era una buona qualità di ascolto e attenzione per le storie tutti. I bambini hanno scoperto di avere tra loro e con le insegnanti tante cose in comune e tante cose diverse. Grazie a questa attività tutti hanno scoperto qualcosa in più di sé e degli altri e sono riusciti a dialogare e interagire meglio. Alexandre ha imparato a dare dignità alla propria vicenda esistenziale, riconoscendo la propria specificità in relazione a quella degli altri.

Il nuovo anno scolastico è appena iniziato e il bambino, insieme ai suoi compagni, grazie al lavoro fatto l’anno precedente, ha subito mostrato in classe grande entusiasmo e disponibilità…

Per concludere

Se, come dice Flaubert, “Ogni vita merita un romanzo”, di sicuro anche le storie di vita dei bambini meritano di essere narrate e ascoltate: anche perché è sulle fondamenta del passato, per quanto difficile e aspro, per quanto breve o lungo, che si dà forma al futuro.
 

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