Didattica a distanza: che cosa succede a chi apprende

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Didattica a distanza: che cosa succede a chi apprende

La ricerca si concentra su insegnamento e tecnologie "a distanza". E invece potrebbe aiutarci a capire i meccanismi psicologici (percettivi, mnestici, motivazionali...) degli studenti che imparano da casa. Di Cesare Cornoldi
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Gli Italiani sono notoriamente passionali e quindi amano esprimere pareri forti e di parte. È accaduto così anche per la valutazione dell’impatto del Covid sull’apprendimento degli studenti.

Abbiamo in particolare avuto un folto numero di “apocalittici” che hanno dichiarato che questo periodo ha rappresentato una catastrofe per gli studenti italiani, anche perché la Scuola italiana si è dimostrata, nel suo complesso, incapace di rispondere alle nuove esigenze e gli studenti, senza un adeguato modello di istruzione e senza un sufficiente supporto delle tecnologie, si sono sentiti persi, soli, infelici e il loro processo di apprendimento si è bloccato.

All’opposto alcuni sparuti “integrati” hanno affermato che hanno constatato con piacere che la Scuola, pur improvvisando, ha cercato in tutti i modi di rispondere alle nuove esigenze e gli studenti ne hanno beneficiato, acquisendo in flessibilità di fronte alla novità e al bisogno di adattamento.

Una ricca letteratura sull’apprendimento a distanza


È sembrato comunque a tutti che la situazione fosse del tutto nuova e mai esaminata dal punto di vista della ricerca psicopedagogica e che fosse anche questo a giustificare valutazioni intuitive non supportate scientificamente.

Questa impressione non è invece corretta perché è stato scritto in realtà molto sull’apprendimento a distanza e ci sono molte riviste in lingua inglese dedicate esclusivamente a questo tema.

In occasione di una intervista per ‘Il Mulino’ ricordavo una rassegna pubblicata nel 2015 da Bozkurt e collaboratori che esaminava ben 861 lavori scientifici sull’apprendimento a distanza.

L’impatto del teleinsegnamento 


Quindi non manca la ricerca che si è dedicata all’argomento e ha esaminato l’impatto del teleinsegnamento sull’apprendimento. Quello che tuttavia sorprende è che l’interesse prevalente sia sulle tecnologie e l’organizzazione didattica e che di questo immenso lavoro solo una piccola parte (una quindicina di studi) si sia occupata di quello che succede allo studente che apprende.

Questo secondo me sarebbe invece importante per capire quali sono i meccanismi psicologici (percettivi, mnestici, motivazionali, ecc.) che entrano in gioco in uno studente che è esposto ad istruzione a distanza.

Questo ci aiuterebbe anche a capire perché alcuni studenti traggono molto beneficio imparando più che in presenza e invece altri risultano decisamente svantaggiati.
 

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