“Il mio papà ha una gamba sola”: quando i limiti diventano magie

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“Il mio papà ha una gamba sola”: quando i limiti diventano magie

I limiti stanno nella nostra mente: a seconda di come “pensiamo e sentiamo” i nostri limiti, questi si modificano e possono prendere forme nuove, inaspettate e spesso bellissime. Di Claudia Casini
Mio papà ha una gamba sola

Nel libro Il mio papà ha una gamba sola di Francesco Menichella (Giunti Junior), si legge del papà di Thomas che ha una bicicletta, un coraggio da leoni, diverse medaglie d’oro e tanto altro, tra cui una gamba sola. È il campione di ciclismo paralimpico Fabrizio Macchi e il figlio, dotato di una fantasia straordinaria, vuole scriverne la storia dal suo punto di vista. Non è un’impresa facile, anzi, «ha solo otto anni e scrivere un libro sul papà è come scalare su un triciclo la salita più ripida di una tappa di montagna del Giro d’Italia o del Tour de France». Ma non è solo, la mamma Patrizia per aiutarlo ha coinvolto Franz, che ha il compito di mettere in ordine ricordi, fantasie e pensieri; Marco, che disegnerà per lui dando forma ai sogni; Leo, mago di professione. E poi, Thomas ha già l’aiuto delle sue cinque dita, con le quali dialoga costantemente e che - volenti o nolenti - lo accompagnano sempre. A dire il vero si domanda un po’ preoccupato se è normale parlare con le proprie dita, ma per fortuna Franz lo rassicura: «Nessun problema, si possono raccontare tante cose con la fantasia».

 

Un viaggio nel tempo

Thomas può così iniziare il suo viaggio nel passato del papà, lanciandosi letteralmente dentro foto in bianco e nero che prendono vita. A ogni tuffo si trova a dover compiere un’avventura nuova, incontrando il padre in varie tappe della sua esperienza molto significative, spesso difficili, e scambiando con lui sogni, desideri e paure.

Ma attenzione! I viaggi nel tempo hanno delle regole precise, per questo gli aiutanti di Thomas lo invitano a fare una capatina nel mondo di Regola. Lì avrà modo di conoscere la Principessa Eccezione che gli spiegherà cose importantissime: «Non rinunciare mai ai tuoi sogni. Concentrati su ciò che hai e non su quello che ti manca. Conserva sempre il tuo animo da bambino. Prima o poi la salita finisce per tutti. I limiti stanno solo nella tua mente. È una regola preziosa come un’eccezione!».

 

La “magia” di convertire i limiti in esperienze

E davvero la potenza di questo libro, e della storia vera di Fabrizio Macchi, sembra proprio stare nella capacità di convertire i propri limiti in esperienze e possibilità. Nella tenacia dei sogni di Thomas e Fabrizio, che tramutano - ciascuno a suo modo - gli ostacoli in rampe di lancio. È un libro che ci ricorda che uno degli ingredienti fondamentali della vita, del quale spesso ci dimentichiamo, è la “magia”, intesa come la possibilità di trasformare ciò che vediamo/abbiamo/siamo in qualcos’altro. In questo senso «I limiti stanno solo nella tua mente»: a seconda di come “pensiamo e sentiamo” i nostri limiti questi si modificano e possono prendere forme nuove, inaspettate e spesso bellissime. Ciò vale anche quando “pensiamo e sentiamo” i limiti degli altri, come dice con chiarezza e semplicità Thomas a sua madre: «Quando mi fermo a guardare un disabile te lo indico perché mi sembra una persona speciale. So quanto è forte e la fatica che deve fare e sono curioso di conoscere la sua storia!».

Così Thomas non solo riuscirà a scrivere la storia di suo padre, in modo che altre persone possano conoscerla, ma anche a organizzare e vincere una corsa di cavalli «nell’universo a disegni». Al settimo posto arriverà Alex Zanardi, altro campione da tutti conosciuto e ammirato, subito dietro a Thomas, i genitori, il fratellino Mattia e i suoi tre consiglieri.

 

L’ultima grande lezione

“Il grande Alex” rilascerà un’intervista finale in occasione della sua settima posizione, dandoci l’ultima grande lezione di questa bella storia: «Se vogliamo davvero fare qualcosa di importante nella vita, è il progetto che deve appassionarci e non il suo compimento». Forse vuole dirci che anche concentrarsi solo sul risultato è un limite, che però può essere trasformato nell’amare profondamente ciò che si fa, sentendo questa come la vera grande vittoria: «Io non corro per le medaglie, ma vinco perché amo andare in bicicletta». Insomma, incredibile ma vero: si può correre sempre! Con le gambe, con una gamba sola, con le braccia, con il cuore, con i desideri, con la fantasia.

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