Autismo e Covid-19: l’esperienza di un’educatrice con un bambino della primaria

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Autismo e Covid-19: l’esperienza di un’educatrice con un bambino della primaria

L’emergenza sanitaria ha stravolto ogni modalità operativa. Dalla didattica allo scambio con studente, colleghi e famiglia, ecco come è cambiato il lavoro quotidiano. Di Cristel Rubulotta*
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L'educatore è un “mediatore”. “Media” tra diversi sistemi che costantemente ruotano attorno alla vita del minore e della sua famiglia, soprattutto in situazione di fragilità: il sistema scolastico, quello extra-scolastico e quello dei servizi territoriali.

Nei mesi di emergenza sanitaria, però, tutti gli “equilibri” si sono spezzati; questo ha provocato conseguenze che si sono acuite nel corso del tempo, prima di tutto l'isolamento sociale delle famiglie, che ha determinato un cambiamento di setting e ha stravolto qualsiasi modalità operativa di noi educatori.

Fase 1: adattarsi al cambiamento


Sono educatrice di un bambino della scuola primaria con diagnosi di Sindrome dello Spettro Autistico di tipo lieve, che ho in carico dall'inizio dell'anno scolastico.
Una volta entrati nella cosiddetta “fase 1” di contenimento del Covid-19, mi è servito un tempo “fisiologico” per adattarmi al cambiamento: non solo dal punto di vista professionale, ma anche di gestione della vita quotidiana.

Dovendo cambiare modalità operativa, ho cercato di individuare degli obiettivi prioritari, ovvero ciò di cui (a mio parere) mi dovevo in primo luogo occupare per cercare di “tamponare” le difficoltà che via via andavano presentandosi e per individuare le quali ho aumentato i contatti telefonici con la famiglia.
 

Dai nostri scambi è emerso che le difficoltà primarie erano di tipo economico e sociale; per questo motivo, il mio ruolo ha rivestito fin da subito una funzione “informativa”, per supportare la famiglia sulla serie di normative e decreti che venivano puntualmente presentati dal Governo e dalla Regione.

Il lavoro con il bambino


Per quanto riguarda il lavoro con il bambino, è stato (ed è) fondamentale il lavoro d'équipe, ovvero quello con le insegnanti e con gli operatori extra-scolastici. Dal punto di vista della didattica ci sono state non poche difficoltà, sia per selezionare il dispositivo migliore per poter accedere ai compiti assegnati e partecipare alle videolezioni, che per individuare un membro della famiglia disponibile a seguire le indicazioni di educatori e insegnanti e che fosse presente durante le videolezioni.

La presenza fisica di un adulto durante lo svolgimento delle attività è necessaria sia perché il bambino frequenta la scuola primaria, che a causa del suo disturbo dello spettro autistico che, per quanto lieve, lo porta ad avere una soglia d'attenzione bassa e un profilo cognitivo limite.

Il confronto costante con gli insegnanti


Nella scelta delle attività da proporre è stato, ed è, importante il confronto con le insegnanti e con gli operatori educativi, con un feedback reciproco sui risultati ottenuti e sulle attività proposte da ciascuno; reputo molto importanti tali scambi, soprattutto in un periodo in cui la comunicazione virtuale è ciò che ci rende uniti, su tutti i fronti.

Una riflessione finale, frutto della mia esperienza, è che questo periodo di quarantena e di chiusura delle scuole ha alimentato la condivisione: di pensieri, di difficoltà e di semplici momenti di vita quotidiana.

*Associazione “Philos Accademia Pedagogica” di Genova 

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