Giugno, tempo di bilanci: difficoltà di apprendimento e valutazione

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Giugno, tempo di bilanci: difficoltà di apprendimento e valutazione

Privilegiare gli aspetti qualitativi nell’esecuzione delle attività scolastiche, come l’approccio al compito, la voglia di imparare, di mettersi alla prova, il superamento della “paura” di sbagliare, l’accettazione dell’errore. Di Adriana Molin
Lente d'ingrandimento

Giugno: il tempo dei bilanci a scuola. L’attenzione sull’apprendimento degli alunni si giustifica perché genitori e scuola chiedono una sintesi efficace che rassicuri sui risultati raggiunti. Si concentrano, quindi, sulle parole che racchiudono il senso di un anno di lavoro scolastico: promozione o bocciatura parziale o completa.

 

Difficoltà di apprendimento e giudizio finale


Nell’ambito delle difficoltà di apprendimento, però, esprimere un giudizio finale considerando prevalentemente gli esiti delle prestazioni può essere fuorviante per almeno tre motivi.

Il primo riguarda le caratteristiche del ragazzo in difficoltà che rendono poco idonea la valutazione con verifiche e voti. L’atipicità del profilo ci chiede di associare al sistema quantitativo quello qualitativo tanto più che, spesso, in sede valutativa, percepiamo quanto i ragazzi in difficoltà fatichino a esprimere le loro reali capacità.

Il secondo motivo è relativo al sistema valutativo che trascura, di fatto, i fattori contestuali che incidono sugli esiti delle verifiche e non tiene conto della evoluzione di competenze che non sempre seguono un trend lineare e incrementale. Si registrano momenti di regressione o stasi proprio quando il ragazzo entra in uno step evolutivo di ordine superiore e non ha ancora sufficiente fiducia nelle “nuove” strategie di apprendimento.

Il terzo, concentrarsi sui risultati di prove e verifiche mette in secondo piano il percorso scolastico dello studente con bisogni educativi speciali, quando invece è stato programmato ad hoc.

Che cosa privilegiare nella valutazione


Perché allora non privilegiare nel giudizio finale proprio quel percorso che ha usufruito di didattiche specifiche? Ciò significherebbe, in primis, valutare il differenziale di apprendimento tra l’inizio e la fine dell’anno, privilegiando gli aspetti qualitativi nell’esecuzione delle attività scolastiche, come l’approccio al compito, la voglia di imparare, di mettersi alla prova, il superamento della “paura” di sbagliare, l’accettazione dell’errore come elemento che aiuta a comprendere il mancato apprendimento e segna l’avvicinamento alla meta. In secondo luogo, si tratterebbe di esprimere un giudizio tenendo presente la prospettiva evolutiva, chiedendoci se obiettivi e attività hanno supportato realmente lo sviluppo delle abilità da potenziare, se hanno aiutato lo studente a diventare protagonista e responsabile del proprio apprendimento, partecipante attivo e consapevole alla vita scolastica. Per ultimo, ma non per importanza, dovremmo chiederci se il percorso realizzato ha veramente rimosso gli ostacoli alle possibilità di sviluppo dello studente, se sono state mobilitate tutte le risorse necessarie, comprese quelle esterne alla scuola, al raggiungimento degli obiettivi educativi prefissati.


Per uscire dalle ristrettezze di una visione della scuola che premia o boccia, il riflettere su come valutare lo studente con BES potrebbe aiutarci ad adottare criteri di valutazione che si discostino da routine consolidate e puntino non solo sul merito ma anche sulla partecipazione alla vita scolastica.
 

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