Come garantire un nido di qualità

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Il piacere e la bellezza della ricerca continua, del cambiamento, oltre la fatica. Di Daniela Ghidini
nido_autonomia

Come si può garantire un nido di qualità? È possibile rintracciare alcuni processi, atteggiamenti e condizioni che ci pongano al riparo dalla ripetizione, dal sentirci arrivati, dal fermarsi e chiudersi sull'esistente? E ancora: quali sono gli ingredienti che permettono di rinnovare e sostenere nel tempo la motivazione a guardarsi, osservarsi, riflettere, mettersi in discussione?
Cosa ci porta a sentire il piacere e la bellezza della ricerca continua, del cambiamento, e a non percepirne solo la fatica?

Alcuni "fattori protettivi"


Credo ci siano alcuni elementi che possono fungere da “fattori protettivi”, ponendoci al riparo dallo scadere nell’abitudine, in pratiche non più pensate e riprogettate sui bisogni dei bambini:
 

- Creare contesti democtratici, superando l'adulto-centrismo
Il bambino è il primo elemento che può guidarci costantemente verso servizi di qualità, se sappiamo porci un passo indietro, o di fianco, ma sufficientemente distanti da lasciargli lo spazio di azione e protagonismo possibile e necessario.

- Ascolto e relazione: Il valore della pedagogia dell'ascolto, un ascolto "incarnato", che non passa solo dalle orecchie, ma da tutti i nostri sensi, credo sia un presupposto importante, perchè l’educazione è un costante esercizio di “decentramento”: mentre si cercano le condizioni per favorire il “venir fuori” della vera essenza del bambino, si è costantemente sollecitati ad “uscire da se stessi”, nel senso di andare oltre i propri confini, schemi, per poterlo comprendere, per poter cogliere la novità che ciascun essere umano porta, e che nel bambino è tanto più delicata e vulnerabile, per questo va tutelata e supportata.

- Pensiero critico e riflessivo: è un pensiero che va allenato ed esercitato in modo sistematico, richiede rigore scientifico e onestà intellettuale, per divenire un habitus mentale, fonte di conoscenza e guida dell'azione in situazione.

- L'Iinsegnante felice: la positività non è un dono misterioso, è un'esperienza da coltivare, attraverso la qualità delle relazioni, certamente, ma anche attraverso pratiche che ci permettano di imparare a stare bene con noi stessi, aiutandoci con il silenzio, la meditazione, la respirazione, pratiche di mindfulness. La positività può sbocciare laddove sappiamo trattarci bene. 

 

Potrete leggere la  versione integrale di questo articolo prossimamente sulla rivista Nidi d'Infanzia.

 

 

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Daniela Ghidini: 28 Dicembre 2018

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