Parliamo con loro, non solo di loro: bambine e bambini invisibili nell’emergenza

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Parliamo con loro, non solo di loro: bambine e bambini invisibili nell’emergenza

Chi li aiuterà a trovare le parole per dire come si sentono? Mentre progettiamo la riapertura, dobbiamo pensare anche a rassicurarli. Di Giustina Franceschi e Palma Dini

Siamo due insegnanti di scuola dell’infanzia di una piccola provincia italiana. In questi giorni di emergenza, dopo il lockdown con tutti i suoi annessi e connessi, abbiamo continuato – improvvisandoci talvolta – a mantenere le relazioni e i legami soprattutto con i nostri bambini e anche con le famiglie. Il fior fiore della pedagogia italiana, giustamente, si sta già interrogando su come strutturare la ripartenza settembrina (speriamo), ma sentiamo la mancanza di un anello, di un raccordo tra quello che è stato e quello che sarà.

Intercettare il malessere per rassicurare


Chi ha parlato con le bambine e i bambini della fascia 3-6 anni, per rassicurarli, per sapere cosa stanno vivendo e cosa manca loro?
Chi li ha aiutati a esprimere quello che sentono, quello che non riescono a dire ai genitori e neanche alla “virtualmaestra”? 
Chi potrebbe essere autorevole interlocutore, capace di rivolgersi a loro con il tono che legittimamente si meritano, né da idioti né da baby scienziati?

Lo scenario è dei più variegati: ci provano alcune insegnanti, coadiuvate dai relativi coordinatori pedagogici, sicuramente molte famiglie, talvolta – ed è sì brutto ammetterlo – nessuno, o qualcuno con mezzi scarsi o inefficienti. Tutti, comunque, tentativi affidati più al buon senso che alla tecnica, e proprio per questo ancor più bisognosi di convalide.

L’infanzia invisibile nella pandemia


Ma se abbiamo pratica di bambini, dovremmo sapere che hanno il vizio di cercare conferme sul medesimo argomento. La scienza e la politica hanno messo la parentesi aperta, ora anche la pedagogia li sta affiancando nel progettare le azioni per chiudere la medesima parentesi, ma chi vuole gestire quello che è nel mezzo? Possiamo lasciare l’iniziativa solo alle famiglie? O solo alle insegnanti?
Dobbiamo ammettere che bambine e bambini, il nostro futuro, sono gli invisibili di questa pandemia

Facciamo sì che, mentre apprestiamo le strategie della ripartenza, le bambine e i bambini sentano le comunità più vicine, impegniamoci per parlare di più con loro e di loro.  E non prendiamoci in giro con la “disciplinologia” a distanza o con i tutorial su come costruire giocattoli con materiali di recupero o improvvisarsi mastri fornai!

“Bella idea, però…”


Non ci dite “condivido l’idea, ma vedo delle difficoltà a realizzarla”, non ci dite “chi vedreste giusto nel ruolo dell’interlocutore”, non ci dite “bella l’idea, ma con quale mezzo”; troviamoci davanti a un monitor e parliamone.

Dovremo forse sperare che Babbo Natale o la Befana si presentino in video a reti unificate per gestire questo momento? Dovremmo confidare che Gianni Rodari torni tra noi e venga a parlare con i bambini?

09 Maggio 2020

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