È arrivato il momento di pensare agli educatori

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [NMIB16FC] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [BYDB1NNI] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [PP4G88XL] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => it
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

È arrivato il momento di pensare agli educatori

Sarà da loro che ripartirà la nuova fase del mondo dell’educazione. Di Enea Nottoli, coordinatore pedagogico

Sono passate oramai molte settimane da quando è iniziata questa emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio il nostro Paese sia dal punto di vista economico che sociale, bloccando la maggior parte delle attività e relegando la stragrande maggioranza della popolazione all’interno delle proprie case a causa del lockdown.
Nessuno è stato risparmiato da questo tsunami, nemmeno il mondo dell’educazione, che per primo ha dovuto arrendersi all’evidenza di un virus che ha colpito l’aspetto più intimo e vero di una professione che richiede più delle altre il contatto e la vicinanza. Oggi avere dei contatti non è possibile.

Manca una discussione seria sul personale educativo


In queste settimane si è parlato molto, discusso e argomentato sui diritti dei bambini e delle famiglie, sulla necessità di continuare a mantenere in atto delle strategie per supportare il mondo dell’infanzia nella speranza che questo evento lasci meno cocci possibili.
In tutta questa situazione però è mancata una fase importante, necessaria e significativa, una discussione seria e approfondita sulle problematiche inerenti alla professione e alla professionalità del personale educativo.
Poche sono state le parole spese e quasi tutte atte a rimarcare i doveri di queste persone, quasi che non fossero toccate in prima persona dall’emergenza, senza fare alcun cenno ai diritti di lavoratori che vediamo professionisti quando tutto scorre regolarmente e dilettanti quando qualcosa si inceppa. In questo momento è venuta fuori tutta la fragilità di un sistema che si basa fondamentalmente su di una precarietà a tempo indeterminato, su di una precarietà che mina fortemente la professionalità e che si nutre di paure e timori continui.

È giusto dunque fare alcune precisazioni, da cui poi poter ripartire una volta che tutto questo sarà finito, senza fare ancora una volta finta di niente.

La cassa integrazione (quando c'è) 


La maggior parte del personale educativo che gravita nel mondo 0-3 in questo momento si trova in FIS o meglio conosciuta come cassa integrazione. Questo vuol dire avere una sensibile riduzione dello stipendio di base, peraltro già non dei più alti quando tutto funziona al meglio, con l’incertezza di quando verrà percepito visto che ad ora ancora non ci sono notizie certe sull’erogazione. Sono poche le cooperative che hanno potuto anticipare, quindi nel mese di aprile molte lavoratrici e lavoratori si sono trovati a riscuotere poche decine di euro, circa tre giorni di lavoro.

Una professione "a distanza": chi la sostiene? 


Molte cooperative e enti pubblici in questo periodo hanno chiesto al proprio personale di produrre materiale e sostegno ai bambini e alle famiglie, appello a cui si sono aggiunti molti pedagogisti e politici, ma a queste persone che dovrebbero produrre qualcuno ha manifestato pubblico sostegno? È stata invocata a più voci la professionalità del personale educativo, ma la professionalità deve essere pagata e sostenuta con degli atti concreti e non solo a parole.

Il "rientro" per personale educativo


In un video-incontro con le educatrici di un nido in cui opero come coordinatore pedagogico sono venite fuori tutte le paure, i timori, le angosce di persone che nel giro di poche ore si sono trovate senza lavoro, senza sicurezze, senza gli affetti e senza una certezza per quello che sarà il futuro.
Ecco un altro aspetto importante su cui dobbiamo riflettere. In questi giorni si parla di preparare i bambini e le famiglie al rientro, alla nuova vita e alle nuove “distanze sociali”, ma nessuno che abbia ancora evidenziato che il grande del lavoro andrà fatto, almeno in ambito educativo, sul personale stesso. Queste persone hanno vissuto un periodo decisamente traumatico, spesso toccato anche da lutti, dunque dovrà essere accompagnato nel ritorno alla normalità; non possiamo pensare che da settembre, o da quando decideranno di mandarci al nostro lavoro, tutto sarà magicamente come prima. È una follia solo pensarlo.

Tutto dovrà essere ripensato, dunque sarà necessario e opportuno prevedere dei percorsi psicologici in grado di accompagnare dei professionisti che dovranno rivedere il proprio percorso lavorativo, sconfiggendo paure e timori in modo da affrontare con serenità ciò che li aspetta. Se non raggiungiamo un grado di tranquillità emotivo sarà difficile approcciarsi ai bambini e alle famiglie; se non prepariamo il personale educativo a questa nuova fase andremo avanti per tentativi e ciò che ne uscirà sarà un disastro annunciato.
Tutto questo sembra non essere presente nella mente di chi sta ripensando le famose fasi di ripartenza e come spesso accade nel mondo dell’educazione e della scuola, coloro che sono direttamente interessati non vengono nemmeno presi in considerazione, considerandoci solo degli esecutori di decreti, leggi e leggine varie.

Questa volta non potrà essere così. Non possiamo pensare di ripartire in modo sconclusionato solo perché dobbiamo tutelare le famiglie e i bambini, perché per far rimettere in moto questa macchina complessa c’è bisogno del personale educativo che dopo questa vicenda dovrà avere una dignità diversa e fare il passo definitivo verso la “professionalizzazione”.


 

 

Scopri il numero in corso di Nidi d'Infanzia

 

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

Enea Nottoli: 27 Aprile 2020

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola