La resilienza per ridisegnare il futuro

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La resilienza per ridisegnare il futuro

Serve una rinnovata alleanza tra famiglie e servizi educativi. Le buone pratiche ci sono... Di Sandra Benedetti

Dinnanzi agli eventi sconcertanti a cui il coronavirus ci rende spettatori passivi, impotenti, impauriti e angosciati, si fa strada la necessità di rendersi duttili e resilienti come il metallo che sottoposto da un urto potente, lo trasforma, lo cambia nella sua struttura, ma non lo rompe proprio in virtù della sua capacità di tenuta.

La resilienza appartiene in dote all’essere umano che ve ne può fare ricorso ogni qualvolta gli è fatto obbligo di risalire sulla barca capovolta dalla forza del mare: questa infatti è l’etimologia della parola resilienza che i latini chiamavano resalio.

“L'arte di navigare sui torrenti”


Secondo Boris Cyrulnik infatti, la resilienza è “l'arte di navigare sui torrenti” : un trauma può sconvolgere l'individuo e portarlo in una direzione che egli non avrebbe voluto seguire.
La metafora dell'arte di navigare che ci offre Cyrulnik, ci fa comprendere come, “una volta risaliti sulla barca, una volta cioè curata la ferita, riparata la barca della vita, si può riprendere la navigazione: per far questo, occorre il distacco dato dal tempo. Quando la ferita è aperta infatti, si tende ad essere orientati al rifiuto , si vede solo la ferita senza altra possibilità: per tornare a vivere è necessario che il dolore si sia affievolito, e l'emozione del trauma si sia spenta, lasciando solo la rappresentazione di esso.”
Cyrulnik B., Costruire la resilienza, Erickson, Trento, 2005, p.120.

 

Il pozzo profondo e le piccole strategie dei bambini


Per rappresentarlo con lo sguardo di un bambino L. Carroll in Alice nel paese delle meraviglie scrive: “Non passò neppure un istante e Alice si introdusse nella tana dietro al Coniglio, ma come sarebbe potuta poi uscire di là fu una cosa cui in quel momento non pensò minimamente. La tana del coniglio andava diritta per un certo pezzo come una galleria, poi volgeva improvvisamente verso il basso, così improvvisamente che Alice non ebbe il tempo di pensare di fermarsi prima di accorgersi che stava precipitando giù per un pozzo molto profondo.”

La sensazione di precipitare in un pozzo profondo senza via di uscita forse appartiene più agli adulti che ai bambini.. i bambini avvertono che il virus è un potenziale nemico, ma hanno anche capito tramite la fabulazione che possono avvalersi di piccole strategie che sono come delle difese, degli scudi protettivi: lavarsi le mani, tenere la distanza, indossare una mascherina, che poi vedendo indossate anche dai loro genitori, diventano in qualche modo familiari. Questo processo di adattamento crea le premesse per una futura resilienza.

Come Antonino e il suo pentolino
 

I bambini sono dinnanzi a questa vicenda come il personaggio di un’altra bellissima fiaba, Antonino e il suo pentolino: un giorno ad Antonino gli è caduto in testa un pentolino e da allora lo porta su di sé in una diversità che lo distingue dagli altri... questa diversità gli è scomoda, ma nell’incontro con una persona speciale Antonino riesce a trasformare la sua paura e il suo dolore in un’opportunità per farsi conoscere nelle proprie qualità. La tenacia nel manifestare queste qualità, nel difenderle e nell’offrirle agli altri Antonino sancisce la sua grande capacità di resilienza.

Qualsiasi grave crisi porta con sé grande pericolo, ma anche grande opportunità e il grande grandissimo paradosso è che i nostri peggiori momenti possono divenire nel tempo grandi occasioni di rigenerazione. Come dire, c’è un vantaggio seppure recondito che il coronavirus ci offre: ridefinire il nostro futuro, riappropriandoci di un’etica sociale e di una rispettosa relazione con la madre terra che è il nostro ventre ambientale.

La resilienza familiare

 

Per il momento, e cioè fino a quando l’aggressione del virus non sarà sconfitta, occorre agire sui fattori di protezione dati dalle personali predisposizioni di ciascuno di noi e dal sostegno che possiamo attivare attraverso relazioni di aiuto. Anche la resilienza familiare diventa una buona occasione per stabilire contatti seppure a distanza, per esempio, con le reti presenti nei territori e che possono fornire un supporto alla famiglia favorendone la resilienza. Mi riferisco a piccole strategie che possono sostenere le famiglie a resistere, opporsi e “rimbalzare” dalle sfide distruttive della vita.

Due belle inziative
 

E a questo proposito desidero portare ad esempio due iniziative di cui sono a conoscenza: la prima del Comune di Bologna e la seconda del Comune di Fano (Ps).

Il Comune di Bologna sulla rete civica Iperbole ha predisposto una comunicazione denominata “Rimanere insieme…. a distanza” che trova una più ampia documentazione nella pagina web dedicata e curata da IES (Istituzione Educazione e Scuole del Comune di Bologna) nella quale si mette a disposizione delle famiglie bolognesi, con bambini dai 0 ai 6 anni, contenuti educativi utili per giocare e fare attività a casa. La stessa pagina web è costantemente aggiornata tenendo un filo diretto con proposte e suggerimenti che arrivano dalle équipe educative dei nidi , dalle scuole dell’infanzia comunali, dai centri bambini e famiglie.

Immagino che analogamente altre realtà si siano attivate in tal senso e mi pare un ottimo modo per non lasciare cadere nel vuoto pneumatico di questi lunghi giorni, il legame che i bambini e le équipe dei servizi educativi hanno avviato nei mesi precedenti la chiusura forzata dei servizi stessi.

Il secondo esempio riguarda il documento redatto dall’Ufficio di coordinamento psicopedagogico del Comune di Fano dal titolo “Affrontare l’emergenza: reti di resilienza 0-6” rivolto anch’esso ad educatori ed insegnanti 0-6 e alle famiglie presentando una mappa di opportunità utile ad orientarsi nei giorni di chiusura dei servizi. In esso sono indicati alcuni suggerimenti operativi sottolineando anche i principi pedagogici che li caratterizzano. Viene precisato nella premessa che lo sforzo non è quello di presentare un manuale di proposte, ma offrire uno spunto di riflessione e vicinanza dove poter trovare confronto idee e riflessioni utili ad affrontare anche dal punto di vista emotivo l’evento che forzatamente ha indotto una distanza tra bambini, famiglie e servizi, non solo fisica ma anche psicologica.

Una rinnovata alleanza tra famiglie e servizi educativi
 

Sono convinta che il nuovo rinascimento che ci attende dopo aver sconfitto il virus che aleggia sul mondo come uno spettro assassino, possa partire proprio da una rinnovata alleanza tra famiglie e servizi educativi, per tentare di ridefinire un futuro in grado di offrire opportunità fondate sul valore della solidarietà e sulla vicinanza responsabile, valori questi a cui i servizi educativi si sono sempre ispirati e che in questo momento possono ulteriormente rafforzare.

A conclusione di questa riflessione riporto questa poesia ripresa dal documento appena citato:

E la gente rimase a casa
 E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò
E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente
E la gente guarì.
 E nell'assenza di gente
Che viveva in modi ignoranti
Pericolosi Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire.
E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro.

(Kitty O'Meara)
 

Sandra Benedetti: 14 Aprile 2020

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